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''Concessioni balneari abusive'': giudice dispone sequestro, lidi in pericolo

Il tribunale di Genova ritiene che i balneari stiano violando la direttiva Bolkestein da dieci anni e fa chiudere uno stabilimento. L'analisi completa della vicenda, che ha ripercussioni sull'intero settore.

Autore: Alex Giuzio

articolo pubblicato il 15/07/2019

mondo balneare

Un nuovo terremoto giuridico si abbatte sulle spiagge italiane. Il tribunale di Genova ha disposto il sequestro preventivo dei Bagni Liggia, noto stabilimento balneare del capoluogo ligure, ritenendo che l'area in concessione sarebbe occupata abusivamente e in violazione alla direttiva europea "Bolkestein". Una decisione molto grave non solo per i titolari del lido colpito, ma anche per l'intero settore degli stabilimenti balneari italiani: secondo il tribunale di Genova, infatti, le concessioni demaniali marittime sarebbero scadute da dieci anni perché contrarie alla normativa Ue, e se altri giudici seguissero lo stesso ragionamento, potrebbero paradossalmente far sequestrare tutti gli stabilimenti balneari italiani. Un rischio concreto dovuto al fatto che su questo settore continua a mancare una legge di riforma organica, che gli ultimi sei governi hanno colpevolmente rimandato.

La vicenda

Il contenzioso dei Bagni Liggia inizia a maggio 2018, quando il titolare Claudio Galli, in possesso di nulla osta del Comune di Genova, fa abbattere un semplice muretto di confine. Un'operazione apparentemente innocua, alla quale invece si oppone lo stabilimento adiacente, che fa intervenire la Capitaneria di porto, attira l'attenzione del pubblico ministero e scatena un vero e proprio calvario:

• Il 9 luglio 2018 il pm di Genova Walter Cotugno chiede al giudice per le indagini preliminari (gip) il permesso di sequestrare i Bagni Liggia perché «hanno una concessione demaniale scaduta il 31/12/2009 in forza della normativa europea».

• Il 2 ottobre 2018 il gip Nadia Magrini rigetta l’istanza del pm (» scarica il documento che rigetta la richiesta di sequestro).

• L'11 ottobre 2018 il pm presenta appello al tribunale del riesame contro la decisione del gip (» scarica il documento dell'appello del pm).

• Il 2 novembre 2018 il tribunale del riesame (giudice Massimo Cusatti) respinge l’appello del pm (» scarica il documento che rigetta l'appello del pm).

• Il pm propone ricorso in Cassazione contro la sentenza del tribunale del riesame e il 6 marzo 2019 la Cassazione ritiene fondato il ricorso del pm e rinvia il tutto al tribunale del riesame (» scarica la sentenza della Cassazione).

• Il 12 luglio 2019, tre giorni fa, il tribunale del riesame accoglie la tesi del pm e dispone il sequestro dei Bagni Liggia (» scarica il documento che dispone il sequestro). Va sottolineato il fatto che il giudice è lo stesso Massimo Cusatti, colui che solo otto mesi prima aveva rigettato la richiesta di sequestro, mentre venerdì scorso ha deciso di accoglierla.

Le accuse del tribunale

Nella richiesta di sequestro, si sottolinea come «la concessione nel caso specifico era stata rilasciata nel 1998 e risultava scaduta in data 31 dicembre 2009, senza che il titolo concessorio fosse stato oggetto di legittime proroghe tacite, escluse dalla normativa vigente in materia». Sulla base di questa motivazione il tribunale del riesame ha concesso il sequestro, sottolineando che «le autorità amministrative hanno tollerato per circa un decennio la consumazione dell'illecito senza mai fare nulla: non si sa se per tolleranza, per favorirlo o per mera inerzia». Per questo, il tribunale ha anche trasmesso gli atti al pubblico ministero affinché indaghi sugli organi amministrativi competenti (Comune, Capitaneria di porto e Agenzia del demanio) per accertare eventuali responsabilità.

La difesa dei Bagni Liggia

Così Claudio Galli, titolare dei Bagni Liggia, spiega a Mondo Balneare le ragioni della sua difesa: «Ho fatto notare al pm Cotugno che il suo ragionamento porta a concludere che tutte le concessioni demaniali italiane sono contrarie alla normativa europea e quindi che sono scadute dieci anni fa, mentre io sono l'unico in Italia, su migliaia di balneari, ad avere subito questo assurdo sequestro. Una linea difensiva che ho concordato con numerosi avvocati e rappresentanti delle associazioni di categoria, e che ritengo pienamente valida nonostante la decisione opposta del giudice» (Galli ci ha inviato il testo integrale della sua linea difensiva pronunciata all'udienza di venerdì scorso, clicca qui per scaricarla).

«Nella pronuncia di venerdì - prosegue Galli - il giudice ha anche chiesto al pm di indagare sui comportamenti tenuti dai funzionari del Comune di Genova, dell'Agenzia del demanio e della Capitaneria di porto, tutti enti che dicono che la mia concessione demaniale è valida. Il Comune di Genova il giorno prima della sentenza mi ha inviato una pec per chiedermi di pagare il canone demaniale 2019, due mesi fa mi ha chiesto di pagare l’imposta di registro per ottenere il rinnovo al 2034 e un mese fa mi ha dato il permesso di montare i pannelli fotovoltaici su lastrico solare, con un investimento di 53.000 euro che adesso è completamente inutile. Inoltre avevo chiesto il contributo previsto dalla Regione Liguria per i danni della grave mareggiata del 29 ottobre 2018, per cui mi chiedo: se la mia concessione non fosse stata valida, non avrei avuto diritto al contributo?».

«Sottolineo inoltre che la spiaggia risulta sequestrata e non trasformata in spiaggia libera, dunque nessuno ci potrà entrare e non sarà affatto “restituita al pubblico uso” come invoca il pm», conclude Galli, che annuncia: «A breve depositerò ricorso in Cassazione contro la sentenza del tribunale del riesame, ma intanto devo subire il sequestro e chiudere la spiaggia. Dovrò anche interrompere il servizio dei bagnini, non fosse altro perché non saprei dove mettere l’imbarcazione di salvataggio. In teoria il bar-ristorante non è sequestrato, però mi chiedo a cosa possa servire. Non me la sento di licenziare tutti i miei otto dipendenti, che vivono del loro lavoro: vedrò con calma cosa fare. Il sequestro non è ancora avvenuto ma mi aspetto che avvenga oggi, quando il pm rientrerà in ufficio: nel frattempo ho preparato un avviso da distribuire ai clienti, nel quale li informo dell’interruzione del servizio e del loro diritto al rimborso di quanto pagato in anticipo».

La vicenda integrale dei Bagni Liggia, a partire dalla lunga odissea scatenata per il muretto, è stata ricostruita da Galli in questo documento.

Il commento

L'intera vicenda dei Bagni Liggia appare assurda per le conseguenze che potrebbe portare nell'intero settore balneare. Davanti ad analoghi contenziosi, magari aperti da qualche competitor aggressivo, ogni giudice che seguisse il ragionamento del tribunale genovese potrebbe far sequestrare tutti gli stabilimenti balneari italiani. Per questo appare più che mai urgente una riforma generale del demanio marittimo, che superi il meccanismo delle proroghe con cui si è gestito il settore negli ultimi dieci anni e che dia certezze definitive ai titolari degli stabilimenti balneari italiani. I cinque governi precedenti (Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni) non lo hanno fatto; l'attuale governo Conte si era impegnato a varare le linee guida di una riforma entro lo scorso 30 aprile ma è in colpevole ritardo.

Fidanza: ''Sentenza inquietante, il governo dia certezza ai balneari''

Anche l'eurodeputato Carlo Fidanza (Fratelli d'Italia) interviene sulla vicenda sollecitando il governo ad agire: «La sentenza del tribunale del riesame di Genova che ha disposto il sequestro dei Bagni Liggia è un macigno non soltanto su questo storico esercizio commerciale, ma sulla serenità di migliaia di stabilimenti balneari in tutta Italia», commenta Fidanza.

«Con il pronunciamento di un solo giudice si rischia di compromettere tutto il complesso normativo che ha portato nel corso degli anni il parlamento a votare proroghe ed estensioni delle concessioni per tutelare la continuità d’impresa e gli investimenti sostenuti nel tempo dagli attuali concessionari. Chiediamo al governo di intervenire prontamente per evitare che il caso di Genova possa innescare altri casi simili».

«Da un lato va prevista subito la modifica della legge di recepimento della Bolkestein escludendo i balneari come fatto con gli ambulanti nell’ultima legge di bilancio, dall’altro il prossimo commissario europeo alla concorrenza (che dovrebbe spettare all’Italia secondo gli accordi tra i governi Ue) dovrà garantire la compatibilità di questa scelta con le norme europee», conclude Fidanza.

Inserito da: Alex Giuzio
Articolo pubblicato il:15/07/2019
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