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Canoni spiagge, pertinenziali all'azione: ''Tutti i balneari sono in debito''

''Se non arriverà un'immediata riforma, l'Agenzia delle entrate potrebbe mettere nella nostra situazione migliaia di colleghi''. Convocate le associazioni di categoria per elaborare una proposta unitaria.

Autore: Mondo Balneare

articolo pubblicato il 09/02/2019

mondo balneare

Dopo la sconfitta in Senato, i balneari pertinenziali lavorano per raggiungere una proposta unitaria insieme a tutte le associazioni di categoria per riequilibrare gli ingiusti canoni demaniali marittimi. Il Coordinamento concessionari pertinenziali, che raggruppa le 250 imprese colpite dall'ingiustizia dei valori Omi (abbiamo raccontato la loro vicenda in questo articolo), ha invitato tutte le sigle sindacali del settore «a un confronto serio sulla questione della riforma dei canoni», convocato per il prossimo venerdì a Roma. Un gesto necessario, recita una nota del Coordinamento, dopo la bocciatura degli emendamenti al decreto Semplificazioni che avrebbero almeno sospeso i pagamenti delle insostenibili cifre richieste dall'Agenzia del demanio al ristretto gruppo dei balneari pertinenziali, mentre tutti gli altri colleghi hanno goduto dell'estensione di 15 anni della propria concessione.

«Pensiamo che se alla maggioranza arrivasse una proposta unitaria e dettagliata sui contenuti della riforma - sottolinea il Coordinamento - oltre a mettere la parola fine alla questione dei canoni agganciati ai valori Omi, si ridurrebbe il rischio che l'Agenzia del demanio aumenti considerevolmente il gettito totale, generando il nostro problema a migliaia di concessionari. Sappiamo che tra le forze rappresentative ci sono divisioni profonde, ma crediamo che sulla questione canoni non ci dovrebbero essere. Per questo motivo abbiamo convocato tutte le sigle sindacali, chiedendo di sotterrare i motivi che impediscono azioni unitarie del nostro settore».

Abbiamo chiesto a Walter Galli, rappresentante del Coordinamento concessionari pertinenziali, di spiegarci i motivi di questo gesto.

Galli, perché avete convocato tutte le associazioni di categoria venerdì a Roma?

«Lo abbiamo ritenuto necessario per provare a trovare una proposta unitaria sulla futura riforma dei canoni. Il Coordinamento che rappresento, oltre a sentirsi in dovere, si sente in diritto di provare a verificare se esistono possibilità di una proposta unitaria, perché crediamo che tutto il settore sia in debito con noi pertinenziali. Non pensiamo che qualcuno possa tirarsi indietro, perché si sta parlando di famiglie massacrate da canoni impagabili, colleghi che hanno perso tutto e crediamo che tutti siano sensibili al tema. Sarebbe inspiegabile e ingiustificabile che qualche forza rappresentativa del settore ci risponda di no».

Nel frattempo com'è la vostra situazione?

«Com'è noto, la legge Finanziaria 2006 ha definito un criterio di calcolo dei canoni collegato ai valori Omi che ha determinato un maxi aumento del canone fino al 4500%, raggiungendo cifre di 300 mila euro annui. Aggiungendo gli arretrati, tutto ciò ha significato milioni di euro da pagare per piccole imprese familiari, fuori da ogni logica di mercato. Inoltre, è notizia recente che il Ministero delle infrastrutture ha aumentato i canoni del 3% (vedi articolo, NdR) e a noi non risulta di essere esclusi dal decreto. Questo aumento per molti sarà più che modesto se non irrilevante, ma per noi significherà migliaia di euro in più. Nonostante i valori Omi siano un dato variabile semestrale e quindi già una sorta di aumento Istat, a noi pertinenziali viene calcolato anche l’aggiornamento Istat sul canone totale. Quindi, se nel decreto non c’è chiaramente scritto che siamo esclusi dall’aumento, sarà una vera e propria beffa».

Purtroppo la vostra ingiustizia non è ancora abbastanza nota: per quale motivo?

«Ogni volta che in parlamento si propone e si discute un provvedimento per tamponare la nostra situazione, la stampa pubblica articoli devastanti. Puntualmente ciò è accaduto anche in occasione del decreto Semplificazioni, nel quale si discuteva la sospensione dei pagamenti e delle decadenze del titolo concessorio. L'esponente dei Verdi Angelo Bonelli, per esempio, si è opposto a questo provvedimenti parlando degli scandalosi canoni minimi e aggiungendo accenni di favori alle mafie, ma il caro Bonelli dimentica che proprio quando lui era al governo nel 2006, si abrogò la "riforma Tremonti" che aumentava tutti i canoni del 300%. Anzi, il suo governo non si limitò ad abrogarla, bensì condonò l’aumento dei canoni del 2004, 2005 e 2006: si parla di circa 650 milioni. E nemmeno aumentò i canoni minimi, che sono normati da una legge del 1979 che lo determina in 500 mila lire. Insomma, quel governo non aumentò di un centesimo la stragrande maggioranza dei canoni, ma colpì solo noi pertinenziali con aumenti anche del 5000%. Quindi Bonelli dovrebbe solo tacere».

Nonostante la sconfitta nel decreto Semplificazioni, ci sono diverse forze politiche dalla vostra parte. Cosa vi aspettate che accada ora?

«Innanzitutto il governo attuale deve sospenderci il prima possibile i pagamenti e le decadenze in attesa della riforma dei canoni. Visto che a noi risulta che ci sia un testo condiviso dalla maggioranza, con tanto di bollinatura della Ragioneria dello Stato, non ci dovrebbero essere problemi. Poi ci aspettiamo che i sindacati accettino il nostro invito e si inizi a parlare di riforma dei canoni. Già troppi colleghi hanno perso il titolo o lo stanno perdendo per colpa di un'ingiustizia clamorosa. Sarebbe auspicabile che la politica si domandi perché a Genova sia stata tolta per morosità la concessione pertinenziale a una famiglia onesta - mi riferisco all’Hotel Marinella - e poi, siccome due evidenze pubbliche con il maxi canone sono andate deserte, il Comune ha chiesto all’Agenzia del demanio una deroga alla legge per fare la terza evidenza pubblica con un canone che passa da 56.000 a 3.500 euro. Questo è un vero e proprio scandalo, la classica ciliegina sulla torta che dimostra come i maxi canoni Omi non possano essere sostenibili per nessun imprenditore».

Inserito da: Mondo Balneare
Articolo pubblicato il:09/02/2019
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