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Confiscati due stabilimenti balneari a noto imprenditore di Ostia

Maxi operazione delle fiamme gialle per riportare la legalità sul litorale romano da tempo nell'occhio del ciclone mediatico.

Autore: Mondo Balneare

articolo pubblicato il 10/01/2019

mondo balneare

Ci sono due stabilimenti balneari di Ostia, l'Hakuna Matata e il Plinius, tra i numerosi beni confiscati oggi dalla Guardia di Finanza di Roma all'imprenditore romano Mauro Balini (nella foto). L'uomo, operante da diverso tempo nel settore turistico del litorale ostiense, era già stato arrestato nel 2015 con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata a bancarotta fraudolenta, riciclaggio, impiego di denaro di provenienza illecita e intestazione fittizia di beni. Il valore totale dei beni confiscati ammonta a 516 milioni di euro e comprende inoltre quasi duemila unità tra appartamenti e posti barca.

L'operazione della Guardia di Finanza tenta così di ripristinare la legalità nel litorale di Ostia, da ormai troppo tempo nel ciclone mediatico a causa delle documentate infiltrazioni della malavita organizzata, a danno dei tanti imprenditori balneari onesti su cui spesso si sono ingiustamente abbattuti dei falsi luoghi comuni per colpa dei pochi disonesti.

Le fiamme gialle hanno eseguito un imponente decreto di confisca di beni: l'operazione, denominata "Ultima spiaggia", riguarda infatti svariate quote societarie e capitali, nonché 15 società operanti nel settore immobiliare, nella ristorazione e nella gestione di servizi e di stabilimenti balneari, cui sono riconducibili circa 840 posti barca del porto turistico di Ostia e 897 unità immobiliari tra appartamenti, locali commerciali, box, posti auto e terreni situati tra le province di Roma e di Rieti.

Secondo le complesse indagini patrimoniali portate avanti dal Gruppo investigazione criminalità organizzata del Nucleo di polizia economico-finanziaria, Balini avrebbe accumulato un ingente patrimonio «in mancanza di fonti di reddito lecite tali da giustificare le proprie operazioni mobiliari e immobiliari, talora compiute avvalendosi di componenti del proprio nucleo familiare o di prestanome». Le indagini hanno inoltre accertato rapporti tra l'imprenditore e alcuni esponenti dei clan Fasciani e Spada, legati in particolare «alla figura di Cleto Di Maria, narcotrafficante al quale l'uomo aveva concesso a un prezzo irrisorio, attraverso una società assegnataria della relativa concessione demaniale, la gestione di un bar all'interno dello stabilimento balneare Hakuna Matata e che, per suo conto, curava i servizi di sicurezza e vigilanza all'interno del porto turistico».

La presunta sproporzione tra le ricchezze possedute e i redditi dichiarati da Balini aveva portato tra il luglio del 2016 e l'ottobre del 2017 al sequestro dei beni oggi confiscati.

Inserito da: Mondo Balneare
Articolo pubblicato il:10/01/2019
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