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I balneari hanno il dovere di informarsi: lo dice la legge

Una sentenza della Cassazione stabilisce l'obbligo, per i titolari di stabilimenti, a essere aggiornati sulla normativa del loro settore.

Autore: Mondo Balneare

articolo pubblicato il 09/01/2019

mondo balneare

La Corte di Cassazione ha stabilito ciò che per molti professionisti del settore (ma non per tutti) era un'ovvietà, e cioè che i gestori degli stabilimenti balneari hanno «il dovere particolarmente penetrante di informazione sulla legislazione in materia». Ad affermarlo è una sentenza pubblicata di recente dalla rivista specializzata Patrimonio Pubblico.

Così Patrimonio Pubblico riassume la pronuncia della Corte di Cassazione, la n. 38023 del 31 luglio 2017: «Per l'agente che svolga professionalmente un'attività nel settore della gestione di stabilimento balneare insistente su un'area in concessione demaniale, la scusabilità dell'ignoranza della legge penale può soltanto derivare o da un comportamento positivo degli organi amministrativi competenti o da un complessivo e pacifico orientamento giurisprudenziale dal quale egli abbia potuto trarre il convincimento della correttezza dell'interpretazione normativa e, quindi, della liceità del comportamento tenuto, essendo per costui particolarmente penetrante il dovere di informazione sulla legislazione in materia».

Concessioni demaniali marittime

Pubblichiamo qui di seguiro un estratto della sentenza, per gentile concessione della rivista Patrimonio Pubblico.

«La peculiarità del caso in esame è data dal fatto che la concessione demaniale era stata a suo tempo, ovverosia nel 2006, rilasciata dalla Regione, titolare all'epoca della potestà concessoria dell'occupazione di aree ricadenti nel demanio marittimo, la quale, successivamente, a partire cioè dal dicembre 2007, era stata trasferita, con riferimento al rilascio e al rinnovo delle concessioni demanialicon finalità turistico-ricreative, ai Comuni costieri, nel cui ambito è compreso quello di Soverato, che nello specifico era stato l'ente che aveva rilasciato sempre nel 2006, ovverosia a seguito della conseguita concessione regionale, il permesso di costruire sulla medesima porzione dell'arenile demaniale in concessione una struttura con i caratteri dell'amovibilità.»

«Il mero convincimento soggettivo dell'agente, non confortato da provvedimenti espressi dell'autorità amministrativa deputata alla tutela dell'interesse protetto che era esclusivamente la Regione, tale essendo l'ente locale all'epoca competente al rilascio e al rinnovo delle concessioni in materia di demanio marittimo, nè da richieste di chiarimenti sul punto, non è idoneo ad escludere la sussistenza della "colpa" normativamente richiesta per la punibilità dell'agente. Ed invero, dev'essere qui ricordato, con le Sezioni Unite di questa Corte, che a seguito della sentenza 23 marzo 1988 n. 364 della Corte Costituzionale, secondo la quale l'ignoranza della legge penale, se incolpevole a cagione della sua inevitabilità, scusa l'autore dell'illecito, vanno stabiliti i limiti di tale inevitabilità. Se per il comune cittadino tale condizione è sussistente, ogni qualvolta egli abbia assolto, con il criterio dell'ordinaria diligenza, al cosidetto "dovere di informazione", attraverso l'espletamento di qualsiasi utile accertamento, per conseguire la conoscenza della legislazione vigente in materia, tale obbligo diventa particolarmente rigoroso per tutti coloro che svolgono professionalmente una determinata attività, i quali rispondono dell'illecito anche in virtù di una "culpa levis" nello svolgimento dell'indagine giuridica. Per l'affermazione della scusabilità dell'ignoranza, occorre, cioè, che da un comportamento positivo degli organi amministrativi o da un complessivo pacifico orientamento giurisprudenziale, l'agente abbia tratto il convincimento della correttezza dell'interpretazione normativa e, conseguentemente, della liceità del comportamento tenuto (Sez. U, n. 8154 del 10/06/1994 - dep. 18/07/1994, P.G. in proc. Calzetta, Rv. 197885). Ne discende, dunque, che, per l'agente che svolga professionalmente una attività nel settore di interesse - qual è il ricorrente nella vicenda in esame in quanto esercente della gestione dello stabilimento balneare insistente sull'area in concessione demaniale -, la scusabilità dell'ignoranza della legge penale, può soltanto derivare o da un comportamento positivo degli organi amministrativi competenti o da un complessivo e pacifico orientamento giurisprudenziale dal quale egli abbia potuto trarre il convincimento della correttezza dell'interpretazione normativa e, quindi, della liceità del comportamento tenuto, essendo per costui particolarmente penetrante il dovere di informazione sulla legislazione in materia».

Inserito da: Mondo Balneare
Articolo pubblicato il:09/01/2019
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