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Balneari, Dc: ''Proroga insufficiente, le imprese non hanno scadenza''

Riceviamo e pubblichiamo una nota della Democrazia cristiana che commenta la recente estensione delle concessioni decisa dalla manovra di bilancio.

Autore: Mondo Balneare

articolo pubblicato il 03/01/2019

mondo balneare

La Democrazia cristiana chiede l'immediata sdemanializzazione delle aree su cui insistono gli stabilimenti balneari italiani, ritenendo insufficiente l'estensione di 15 anni delle concessioni decisa dalla legge di bilancio. In una nota sottoscritta dal presidente Gianfranco Rotondi, dal vicepresidente Angelo Sandri e dal coordinatore nazionale dei dipartimenti Sabri Pinton, con l'adesione anche del presidente di Itb Italia Giuseppe Ricci, la Dc ricorda «le famose parole dell'ex commissario europeo Frits Bolkestein, che lo scorso aprile affermò come "gli stabilimenti balneari sono concessioni di beni e non di servizi". Pertanto non avrebbero dovuto essere inseriti nella direttiva che porta il suo nome».

«Spagna e Portogallo hanno ottenuto rispettivamente 30 e 75 anni di concessione - prosegue la Dc - quindi attualmente esistono delle evidenti differenze di trattamento. Non capiamo perché ai balneari italiani sono stati concessi solo 15 anni di proroga, mentre altre categorie come gli ambulanti sono state escluse dalla Bolkestein. Perché per i balneari non è stato fatto lo stesso? Forse le multinazionali hanno un interesse per le spiagge?».

«Se il governo esclude una categoria modificando una legge - argomenta la Democrazia cristiana - perché i balneari hanno ricevuto solo una data di scadenza? Il lavoro non si toglie, anzi si crea con responsabilità, dando speranza e serenità alle piccole imprese familiari italiane».

«Ci oppioniamo a questa breve proroga - conclude la Dc - e chiediamo il ripristino del rinnovo automatico delle concessioni con l'ulteriore possibilità di poter acquistare i terreni demaniali, con il diritto di prelazione per gli attuali gestori, su quelle parti dove persistono le strutture create totalmente a spese degli attuali concessionari che già vi pagano le spese catastali e l'Imu. Questo significherebbe certezza lavorativa, disposizione di maggiori risorse da utilizzare per i servizi sociali dei Comuni, riduzione del debito pubblico, miglioramento delle infrastrutture locali e soprattutto poter salvare migliaia di imprese balneari a conduzione familiare».

Inserito da: Mondo Balneare
Articolo pubblicato il:03/01/2019
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