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È ufficiale: concessioni spiagge estese fino al 2034

Approvata stanotte in Senato la legge di bilancio. Il governo si dà altri quattro mesi per fissare i criteri di una riforma organica del settore - L'ANALISI DEL TESTO

Autore: Alex Giuzio

articolo pubblicato il 23/12/2018

mondo balneare

Concessioni balneari estese fino al 2034, canoni demaniali sospesi per le imprese colpite dalle recenti mareggiate, approvazione di un decreto entro i prossimi quattro mesi per stabilire i principi di una riforma organica del settore. Lo prevede il maxiemendamento del governo alla legge di bilancio, che contiene un capitolo dedicato alla salvaguardia temporanea delle migliaia di stabilimenti balneari italiani colpiti da un’incertezza normativa che durava da dieci anni.

L’annuncio fatto lunedì scorso dal ministro al turismo Gian Marco Centinaio ha preso ufficialità solo con il voto in Senato avvenuto questa notte. Il governo ha posto la fiducia sull’approvazione della manovra di bilancio, presentando il suo maxiemendamento dopo molti giorni di negoziati con Bruxelles e già bollinato dalla Ragioneria di Stato. Prima di diventare legge a tutti gli effetti, la manovra dovrà essere approvata anche alla Camera dei deputati (dove è stata calendarizzata per il 28 e il 29 dicembre), ma sono improbabili ulteriori modifiche. L’estensione di 15 anni delle concessioni demaniali marittime è insomma un capitolo chiuso, e si può ormai affermare che i balneari passeranno finalmente un Natale più sereno, il primo dopo tanti anni. Non si tratta però di un traguardo, ma piuttosto di un punto di partenza in modo da avere il respiro necessario ad affrontare il riordino generale del settore già a partire da gennaio.

Il testo dell’emendamento è frutto di un difficile compromesso tra i due alleati di governo Lega e Movimento 5 Stelle, che con questa legge restituiscono un minimo di certezza agli imprenditori balneari, i quali altrimenti avrebbero corso il rischio di perdere le loro aziende nel 2020. Appoggiato anche dalle principali forze di opposizione, l’emendamento è stato oggetto di una lunga e intensa trattativa sia tra i due alleati di governo, che sulle concessioni balneari partivano da idee molto diverse, sia con le associazioni di categoria. Queste ultime, in particolare, dopo che nei giorni scorsi è emerso che lo stesso maxiemendamento contiene anche la totale esclusione dalla direttiva Bolkestein per il settore del commercio ambulante, hanno chiesto alla maggioranza gialloverde di inserire almeno un’estensione più lunga delle concessioni o altri provvedimenti più definitivi, ma ogni tentativo per avere ulteriori margini rispetto ai 15 anni è stato vano.

Tra gli aspetti positivi inseriti nella legge e le questioni importanti che invece non sono ancora state affrontate, facciamo qui di seguito una lunga analisi su tutte le novità contenute nella manovra di bilancio e riguardanti i balneari.

Le concessioni balneari scadono nel 2034

Partiamo dall’aspetto di maggiore interesse per gli imprenditori balneari: la nuova durata delle concessioni. Prima del provvedimento, tutti i titoli erano in scadenza il 31 dicembre 2020, per decisione dei precedenti governi Berlusconi e Monti che avevano abrogato il regime di “rinnovo automatico” nel tentativo di adeguarsi alla controversa direttiva europea Bolkestein. La nuova legge, invece, stabilisce quanto segue:

386-novies. Le concessioni disciplinate dal comma 1 dell’articolo 01 del decreto legge 5 ottobre 1993 n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993 n. 494, vigenti al momento dell’entrata in vigore della presente norma hanno una durata, con decorrenza dalla data di entrata in vigore della presente legge, di anni quindici. […]
386-decies. Al fine di garantire la tutela e la custodia delle coste italiane affidate in concessione, quali risorse turistiche fondamentali del Paese, e tutelare l’occupazione e il reddito delle imprese in grave crisi per i danni subiti dai cambiamenti climatici e dai conseguenti eventi calamitosi straordinari, le concessioni di cui al comma 386-novies, vigenti al momento dell'entrata in vigore del decreto legge 31 dicembre 2009, n. 194, convertito con legge 26 febbraio 2010, n. 25, nonché quelle rilasciate successivamente a tale data a seguito di una procedura amministrativa attivata anteriormente al 31 dicembre 2009 e per le quali il rilascio è avvenuto nel rispetto dell'articolo 18 del D.P.R. 15 febbraio 1952, n. 328 o il rinnovo è avvenuto nel rispetto dell'articolo 02 della legge 4 dicembre 1993 n. 494 di conversione del decreto legge 5 ottobre 1993 n. 400, hanno una durata, con decorrenza dall'entrata in vigore della presente legge, di anni quindici. […]

I quindici anni non sono dunque da calcolare a partire dal 1° gennaio 2021, cioè dopo la scadenza degli attuali titoli. Dato che la legge di bilancio sarà valida dal 1° gennaio 2019 e che la legge fa decorrere i 15 anni a partire da tale data, la nuova durata delle concessioni arriverà infatti fino al 1° gennaio 2034.

L’obiettivo originale era 25 anni

La formulazione originale dell'emendamento, presentato la scorsa settimana dalla Lega, voleva estendere tutti i titoli di minimo 15 anni, con l'aumento a 20 anni «nel caso di gestione diretta della concessione da parte del titolare» e a 25 anni «se il reddito del concessionario è esclusivamente o prevalentemente prodotto dall'attività esercitata a mezzo della concessione». Tuttavia, il testo è stato modificato lunedì inserendo l’estensione secca a 15 anni ed eliminando i 20 e i 25: una condizione imposta dal Movimento 5 Stelle per siglare l’accordo.

Quattro mesi per decidere il futuro degli stabilimenti balneari

Su cosa avverrà dal 2034, resta ancora tutto da decidere. L’obiettivo della Lega, ribadito più volte dal ministro al turismo Gian Marco Centinaio, è escludere del tutto gli stabilimenti balneari dalle evidenze pubbliche, mentre il Movimento 5 Stelle ha intenzione di mandarli «dritti a gara» dopo tale data – per citare le parole del deputato Sergio Battelli.

In ogni caso, il governo gialloverde avrà solo quattro mesi di tempo per decidere il da farsi. Il provvedimento infatti stabilisce che, entro 120 giorni dalla sua entrata in vigore, dovrà essere adottato un decreto del Presidente della Repubblica d'intesa con i vari ministeri competenti (turismo, infrastrutture, finanze, sviluppo economico, ambiente, affari regionali, affari europei) e con la Conferenza delle Regioni, al fine di «fissare i termini e le modalità per la generale revisione del sistema delle concessioni demaniali marittime». E più avanti, nei commi che stabiliscono l'estensione di 15 anni per le attuali concessioni, l’emendamento dice che «al termine del predetto periodo, le disposizioni adottate con decreto del Presidente della Repubblica […] rappresentano lo strumento per individuare le migliori procedure da adottare per ogni singola gestione del bene demaniale».

Il governo ha però già fissato dei punti fermi che la riforma dovrà rispettare. Il decreto da varare entro fine aprile, recita l’emendamento, dovrà infatti stabilire le condizioni e le modalità per decidere i seguenti aspetti:

  • ricognizione e mappatura del litorale e del demanio marittimo costiero;
  • tipologia e numero di concessioni attualmente vigenti nonché delle aree libere e concedibili;
  • tipologia e numero di imprese concessionarie e subconcessionarie;
  • ricognizione degli investimenti effettuati nell'ambito delle concessioni stesse e delle tempistiche di ammortamento connesse, nonché dei canoni attualmente applicati in relazione alle diverse concessioni;
  • metodi, indirizzi generali e criteri per la programmazione, pianificazione e gestione integrata degli interventi di difesa delle coste e degli abitati costieri.

Il tutto a fine di stabilire «i criteri per strutturare» i seguenti paletti, così descritti nell'emendamento:

  • «un nuovo modello di gestione delle imprese turistico-ricreative e ricettive che operano sul demanio marittimo secondo schemi e forme di partenariato pubblico-privato, atto a valorizzare la tutela e la più proficua utilizzazione del demanio marittimo, tenendo conto delle singole specificità e caratteristiche territoriali secondo criteri di: sostenibilità ambientale; qualità e professionalizzazione dell'accoglienza e dei servizi; accessibilità; qualità e modernizzazione delle infrastrutture; tutela degli ecosistemi marittimi coinvolti; sicurezza e vigilanza delle spiagge»;
  • «un sistema di rating delle imprese balneari e della qualità balneare»;
  • «la revisione organica delle norme connesse alle concessioni demaniali marittime, con particolare riferimento alle disposizioni in materia di demanio marittimo di cui al Codice della navigazione»;
  • «il riordino delle concessioni ad uso residenziale e abitativo, tramite individuazione di criteri di gestione, modalità di rilascio e termini di durata della concessione nel rispetto di quanto previsto dall’art. 37, primo comma del Codice della navigazione e dei principi di imparzialità, trasparenza, adeguata pubblicità e tenuto conto, in termini di premialità, dell’idonea conduzione del bene demaniale e della durata della concessione»;
  • «la revisione e l’aggiornamento dei canoni demaniali posti a carico dei concessionari, che tenga conto delle peculiari attività svolte dalle imprese del settore, della tipologia dei beni oggetto di concessione anche con riguardo alle pertinenze, della valenza turistica».

Meno interlocutori e tempi più stretti

La stesura originale dell’emendamento, approvata domenica scorsa in commissione bilancio al Senato, prevedeva l’istituzione di un “Comitato per la valorizzazione turistica del demanio marittimo costiero” che avrebbe dovuto redigere la riforma del settore entro tre anni. Ma il governo ha poi deciso di eliminare completamente questa voce, abbassando a 120 giorni il termine entro cui varare la riforma e togliendo alcuni interlocutori inizialmente previsti nel “Comitato”, ovvero Anci, Upi e associazioni di categoria. Per redigere la riforma del settore, non ci sarà dunque l'obbligo di accordarsi con Comuni, Province e rappresentanti degli imprenditori balneari (ma non è escluso che questi saranno comunque convocati in audizione).

Proroga o periodo transitorio?

Il testo del provvedimento non utilizza mai la parola “proroga” ma nemmeno il concetto di “periodo transitorio”, quindi l’estensione di 15 anni decisa dal governo è ancora tutta da interpretare.

  • Per “proroga” si intende un meccanismo generalizzato, già dichiarato illegittimo dalla Corte di giustizia europea con la sentenza “Promoimpresa” del 14 luglio 2016 proprio in materia di concessioni balneari.

  • Per “periodo transitorio” si intende un lasso di tempo per passare da un precedente regime normativo (il “rinnovo automatico” che era in vigore fino al 2010) a un altro (che ancora non esiste, ma di cui il governo dovrà stabilire i principi entro quattro mesi).

È su questa distinzione che si giocherà tutta la partita. Per il momento il governo non ha preso posizione, dato che i due alleati hanno idee molto diverse, e si è limitato a un’estensione generica di 15 anni che ha messo d’accordo quasi tutta la politica (anche Forza Italia, Fratelli d’Italia e Partito democratico si sono infatti espressi a favore dell’emendamento). Ma il decreto dovrà decidere entro aprile che cosa accadrà dal 2034.

Il breve lasso di tempo che si è dato il governo per varare la riforma serve probabilmente a evitare eventuali pronunce italiane ed europee che potrebbero interpretare a loro modo un concetto di estensione così vago, mettendo a repentaglio la validità dei 15 anni. Il ministro Centinaio sembra pronto a tutto – nei giorni scorsi ha infatti dichiarato che «al 99% Bruxelles ci metterà in procedura d’infrazione» – ma nemmeno un governo può nulla contro una eventuale disapplicazione o dichiarazione di incostituzionalità. È forse per questo motivo che la maggioranza gialloverde ha ritenuto opportuno accelerare i tempi per una riforma definitiva del settore, su cui a questo punto c’è grande attesa: a prevalere sarà la linea della Lega (totale esclusione dalle evidenze pubbliche), quella del Movimento 5 Stelle (gare immediate al termine dei 15 anni) oppure un compromesso ancora tutto da scrivere?

L’incognita della consultazione pubblica

Un comma dell’emendamento, molto probabilmente frutto delle posizioni del Movimento 5 Stelle, impone alle amministrazioni comunali di avviare «una procedura di consultazione pubblica […] in merito alle priorità e modalità di azione e intervento per la valorizzazione turistica delle aree insistenti sul demanio marittimo».

Non è ancora chiaro quali saranno i temi precisi su cui i cittadini dovranno esprimersi, né quale sarà il peso delle loro posizioni ai fini dei contenuti della riforma. Ma ciò significa che per i balneari sarà ancora più importante essere ben visti dall’opinione pubblica, la quale purtroppo è ancora farcita di errati pregiudizi su questo settore (ce lo confermano le reazioni negative scoppiate sui media generalisti dopo che il governo ha annunciato l’estensione delle concessioni). E dunque occorrerà fare un grande lavoro di sensibilizzazione.

Canoni sospesi per gli stabilimenti colpiti dalle mareggiate

Il provvedimento del governo prevede anche, «quale misura straordinaria di tutela alle attività turistiche che hanno subito danni conseguenti agli eventi atmosferici verificatisi nei mesi di ottobre e novembre 2018», la sospensione del canone demaniale «quale anticipazione risarcitoria in favore delle imprese balneari».

La sospensione, valida fino all’avvenuta erogazione del risarcimento e nel limite massimo di cinque anni, riguarda solo le Regioni per le quali è stato dichiarato lo stato di emergenza con la delibera del consiglio dei ministri dell’8 novembre 2018, ovvero Calabria, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Toscana, Sardegna, Sicilia, Veneto.

Gli aspetti mancanti nell’emendamento

La nuova durata delle concessioni fino al 2034 è cosa positiva, ma allo stesso tempo il provvedimento del governo non affronta altri aspetti molto importanti per il settore balneare, che dovranno giocoforza essere contenuti nei capisaldi della riforma da scrivere entro aprile:

  • La situazione dei canoni resta molto squilibrata, con le imprese pertinenziali che pagano cifre spropositate rispetto ai colleghi tabellari.
  • Resta in vigore l’articolo 49 del Codice della navigazione, che stabilisce l’incameramento dei beni al termine della concessione: una grave minaccia per i balneari, oltre che una misura apparentemente in contrasto con il diritto alla proprietà privata garantito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
  • Non è stato stabilito, nemmeno a livello di principio, l’impegno a fissare dei criteri per il calcolo oggettivo del valore commerciale dell’impresa balneare.
  • Non sono state toccate le ingiustizie fiscali subite dai balneari come l’Iva (al 22% contro il 10% di tutte le altre imprese turistiche) e la Tari (calcolata su base annuale, nonostante si tratti di imprese stagionali, e su tutta la superficie oggetto della concessione).

C’è infine l’aspetto controverso dei 15 anni, che alcune associazioni di categoria ritengono insufficiente rispetto ad altri paesi europei, e che rappresenta una misura temporanea e traballante rispetto a quella concessa agli ambulanti, i quali sono stati esclusi del tutto dalla direttiva Bolkestein, proprio qualche riga più avanti nello stesso emendamento. Per le concessioni balneari la semplice esclusione dalla Bolkestein non sarebbe bastata, ma resta il fatto che gli ambulanti hanno da oggi messo fine per sempre alla loro incertezza, mentre per gli imprenditori della spiaggia sono in arrivo altri mesi di trattative per giungere a una riforma migliore possibile al fine di decidere cosa dovrà accadere dopo il 2034. Insomma, per ora si può passare un Natale sereni, ma senza per questo adagiarsi sugli allori.

Il provvedimento integrale

Per scaricare il testo integrale dell’emendamento sulle concessioni demaniali (con anche la parte dedicata agli operatori del commercio ambulante), clicca qui (pdf, 4 pagine).

 

Inserito da: Alex Giuzio
Articolo pubblicato il:23/12/2018
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