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Imu sugli ombrelloni: l'assurda richiesta dell'Agenzia delle entrate

Balneari riminesi in rivolta contro i 35 euro al metro quadro pretesi come extra sulla spiaggia. Pronte decine di ricorsi.

Autore: Mondo Balneare

articolo pubblicato il 08/11/2018

mondo balneare

L'Agenzia delle entrate insiste a pretendere l'Imu sugli ombrelloni. Sta accadendo a Rimini, dove oltre cinquanta stabilimenti balneari hanno ricevuto nei giorni scorsi delle spropositate richieste di pagamento in merito alla tassa sugli immobili (come già accaduto lo scorso anno, vedi notizia). Il motivo? L'organo addetto ai controlli fiscali pretende 35 euro al metro quadro sulla superficie adibita all'ombreggio. Un anomalia che riguarda solo la nota località romagnola, e contro cui i titolari degli stabilimenti hanno già annunciato di voler presentare ricorso: «Non pagheremo l’Imu sull’ombra, si tratta di un balzello assolutamente iniquo», tuona infatti Giorgio Mussoni (presidente Oasi-Confartigianato) sulle colonne del Resto del Carlino. «Sia perché l’Agenzia delle entrate di Rimini è l’unica in Italia a pretenderlo - spiega ancora Mussoni - sia perché non ha senso chiederci di pagare l’Imu, la tassa sugli immobili, anche sugli ombrelloni».

La richiesta dei 35 euro al metro quadro avanzata dall'Agenzia delle entrate riminese contrasta con quanto i balneari, con l’accatastamento delle spiagge, hanno conteggiato secondo le linee guida nazionali, calcolando cioè solo le cabine e gli altri manufatti fissi. Il balzello ammonta a circa 2500 euro a stagione, e poiché sono in ballo sei annualità, la richiesta è di ben 15mila euro per ogni stabilimento balneare, per un totale di oltre cinque milioni di euro se si conta che le imprese di spiaggia riminesi superano le cinquecento unità.

Ma «non è questione di somme – precisa Mussoni al Carlino –. Se ci avessero detto che dobbiamo pagare di più per cabine e manufati in quanto situati in zona pregiata, sarebbe stata una motivazione possibile. Invece, inserire nel catasto immobili gli ombrelloni è una pretesa senza fondamento, che riteniamo dettata da astio nei nostri confronti, contro la quale siamo pronti a ricorrere in ogni grado di giudizio, fino a Cassazione e Consiglio di Stato. La nostra volontà di resistere è un atto dovuto. Inoltre, c’è una evidente disparità di trattamento con il resto d’Italia».

«È il principio applicato che secondo noi non ha fondamento – conclude Mussoni –. Chi ha mai visto accastare un ombrellone messo in un giardino o un tavolo? Il catasto per definizione accatasta beni immobili, mentre gli ombrelloni vengono rimossi d'inverno».

Inserito da: Mondo Balneare
Articolo pubblicato il:08/11/2018
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