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Cgil chiede applicazione Bolkestein a stabilimenti balneari

Il segretario nazionale Filcams invoca il recepimento della direttiva europea: ''Altrimenti ci saranno conseguenze negative su lavoratori e imprese''

Autore: Mondo Balneare

articolo pubblicato il 20/09/2018

mondo balneare

La Cgil chiede il recepimento della direttiva Bolkestein sugli stabilimenti balneari per tutelare sia le imprese che i loro dipendenti. A chiederlo è Cristian Sesena, segretario nazionale di Filcams-Cgil, che nel sindacato rappresenta i lavoratori del turismo, del commercio e dei servizi.

Commentando la recente notizia dell'istituzione di un tavolo tecnico per lavorare alla riforma delle concessioni balneari, annunciata nei giorni scorsi dal ministro al turismo Gian Marco Centinaio, il sindacalista Sesena ha detto che «se l'iter riparte noi vogliamo esserne parte attiva, perché le lavoratrici e i lavoratori su cui ricadranno le scelte del governo li rappresentiamo noi e non i balneari».

A quanto pare, il segretario nazionale della Filcams-Cgil vorrebbe l'immediata applicazione della direttiva Bolkestein alle concessioni balneari: «Non recepire la direttiva ci pare un'operazione impraticabile e potenzialmente gravida di conseguenze negative - ha aggiunto Sesena - mentre diverso è ragionare con tutti gli attori coinvolti di come adeguarsi alla normativa europea tutelando imprese e lavoratori, ambiente e territorio, promuovendo trasparenza, salvaguardia e sostenibilità ambientale, nonché innovazione».

La Filcams chiede inoltre che eventuali future iniziative legislative in materia prevedano esplicite garanzie per la continuità occupazionale, per il rispetto delle norme sulla salute e sicurezza degli operatori di settore e per l'applicazione dei contratti nazionali: «Vogliamo portare la voce di chi lavora all'interno di questa delicata discussione. Le recenti vicende che hanno riguardato il territorio di Rimini, in cui le associazioni dei balneari si sono rifiutate di prolungare, nonostante il protrarsi eccezionale della bella stagione, il servizio di salvataggio sulle spiagge, dimostra come il fattore lavoro rischi sempre di essere sacrificato sull'altare di piccoli tornaconti e interessi economici e con gravi rischi per i turisti».

Inserito da: Mondo Balneare
Articolo pubblicato il:20/09/2018
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