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Le città leader del turismo balneare fanno rete per lo sviluppo del settore

Siglato al G20s di Bibione uno storico documento per unire le forze tra i Comuni con più presenze turistiche in Italia. Prossimo summit nel 2019 a Castiglione della Pescaia.

Autore: Alex Giuzio

articolo pubblicato il 08/09/2018

mondo balneare

di Alex Giuzio

BIBIONE – Il momento è storico: i venti sindaci delle località balneari italiane con più presenze turistiche hanno dato vita a una rete che unirà le loro esperienze al fine di disegnare il futuro del turismo costiero. È accaduto ieri al G20 Spiagge, primo summit tra località balneari tenutosi dal 5 al 7 settembre a Bibione, concluso con la firma di un documento congiunto che impegna i sindaci a «creare un tavolo permanente tra le venti località aderenti sulla scorta del modello partecipativo», al fine di «definire insieme proposte e progettualità che possano fornire contributi validi al Piano strategico di sviluppo del turismo, rispettando criteri votati alla sostenibilità, all'innovazione e alla progettazione» e coinvolgendo «portatori di interessi sia pubblici che privati». Un modo non solo per uscire dai campanilismi e per unire le forze di fronte a una concorrenza internazionale sempre più agguerrita, ma anche per occuparsi di tutti i temi più importanti del settore oltre alla direttiva Bolkestein – che ha purtroppo accentrato i dibattiti sul settore balneare negli ultimi dieci anni e che resta la priorità da risolvere in favore degli attuali imprenditori, ma senza per questo dimenticarsi di guardare avanti e di pensare anche a innovazione, project financing, accessibilità, erosione costiera, mobilità e governance, solo per citare alcuni dei sedici temi affrontati dai tavoli tecnici del G20s, che ha unito le città di Bibione, Cavallino Treporti, Jesolo, Caorle e Chioggia (Veneto); Lignano Sabbiadoro e Grado (Friuli), Rimini, Riccione, Cesenatico, Bellaria-Igea Marina, Comacchio, Cervia e Cattolica (Romagna); Sorrento, Forio e Ischia (Campania), Vieste (Puglia), Castiglione della Pescaia (Toscana) e Arzachena (Sardegna).

Il documento di intenti firmato ieri dai sindaci, articolato in due pagine, parte dalla premessa che «i comuni costieri, pur essendo appena il 13% della totalità italiana, contribuiscono per oltre il 50% al totale delle presenze turistiche registrate a livello nazionale». In particolare, i venti comuni balneari più visitati – quelli cioè riunitisi al summit - «riescono ad attrarre quasi 60 milioni di turisti, con un impatto enorme sul turismo balneare. Il G20s delle spiagge italiane nasce dall'idea che un momento di incontro e di confronto sia imprescindibile per chiunque voglia incidere nello sviluppo strategico del turismo italiano». E tutto ciò sarà fatto in maniera concreta già a partire dalle prossime settimane: i venti sindaci si incontreranno infatti quest’inverno a Riccione, ospiti della sindaca Renata Tosi per un vertice intermedio al fine di progettare la prossima edizione del G20s, che sarà organizzata nel 2019 nella città toscana di Castiglione della Pescaia amministrata dal sindaco Giancarlo Farnetani. Il G20 delle spiagge si prepara quindi a diventare un appuntamento fisso per gli addetti del turismo balneare, con i sindaci che hanno concordato di seguire un principio di alternanza geografica: un anno al nord, uno al centro e uno al sud.

Per scaricare il documento firmato ieri dai venti sindaci del G20s, clicca qui.

Le proposte del G20s

Sono molto dense e numerose le proposte uscite dai tre giorni di summit, che oltre ai sindaci ha coinvolto 260 esperti tra tecnici, studiosi, docenti universitari, opinion makers e rappresentanti delle associazioni di categoria, suddivisi in 16 tavoli tematici (coordinati dalla prof. Adriana Miotto) che hanno portato all’elaborazione di oltre 150 idee, le quali sono state raccolte in un volume di 70 pagine. Ma questo è solo il punto di partenza: gli amministratori delle venti località balneari inizieranno infatti sin da subito a mettere in pratica le proposte, coinvolgendo gli imprenditori turistici privati che sono, oltre che i diretti interessati, anche il motore economico per lo sviluppo del settore.

Tra le tematiche più dibattute nel corso del summit – e non poteva essere altrimenti – c’è stata la direttiva europea Bolkestein, la cui errata applicazione continua a essere un ostacolo che impedirà di mettere in pratica tutto il resto delle proposte elaborate al G20s. Le soluzioni avanzate dal tavolo per mettere fine a questa annosa vicenda spaziano dalla sdemanializzazione delle spiagge con diritto di opzione per l’attuale concessionario fino al “doppio binario” per salvaguardare le imprese esistenti e istituire le gare solo sulle aree non ancora assegnate. Ma a minacciare la scomparsa delle imprese balneari c’è anche l’erosione costiera, e in questo senso i partecipanti hanno votato la proposta relativa alla creazione di una cabina di regia più ampia, allargando il confronto anche a livello regionale e sovraregionale, come accade per il dissesto idrogeologico.

Molto importante è stato anche l’ambito del management: le località costiere del G20s sono accomunate dal fatto di essere Comuni medio-piccoli, con grandi opportunità e risorse ma anche con ingenti problematiche da affrontare, molto spesso superiori alle loro possibilità territoriali e amministrative. Per questo, il tavolo ha proposto di adottare una policy comune per organizzarsi e riuscire a competere nel mercato turistico internazionale, partendo dall’integrare la spiaggia con l’entroterra e dal concepire il territorio come prodotto in quanto tale, non tanto sul piano amministrativo bensì su quello dell’offerta turistica integrata. Ma «su questo – ha riassunto il coordinatore del tavolo, il prof. Stefano Marchioro dell’Università di Padova - occorre la responsabilità degli enti locali a fare rete, anche per intercettare risorse finanziarie, coinvolgendo gli operatori privati, stimolando la cultura dell’accoglienza e investendo in capitale sociale». Ed è inoltre spuntata l’idea di creare un club di prodotto chiamato “G20 beach” in ottica di promo-commercializzazione condivisa dell’offerta balneare italiana.

In termini di urbanistica e pianificazione territoriale, invece, il G20s ha fatto i conti innanzitutto con la direttiva europea sulla “crescita blu”, che in Italia entrerà in vigore il 1° gennaio 2021 e che estenderà al mare i sistemi di pianificazione ambientale e territoriale, dando slancio al turismo. «Fondamentale è governare la crescita delle città balneari – ha riassunto il prof. Francesco Musco dello IUAV – sia che si tratti di borghi storici davanti ai quali si è sviluppata la spiaggia, sia che si tratti di spiagge dietro alle quali sono poi nate delle città, in una prospettiva che allunghi la stagione turistica il più possibile e dunque associando altre linee turistiche oltre a quella balneare, nonché diversificando e rigenerando i luoghi affinché vengano abitati per tutto l’anno».

Fondamentale è anche il tema della mobilità: «Lo sviluppo dell’intera filiera turistica dipende fortemente da capacità, efficienza e qualità della rete di trasporto», ha detto il prof. Stefano Cagnolari dell’Università Svizzera Italiana. «La mobilità fa già parte dell’esperienza turistica, quindi migliorare la viabilità di una destinazione significa migliorare la propria competitività». Nel concreto, il tavolo ha proposto di potenziare la rete viaria nelle zone più carenti, migliorare le infrastrutture per consentire una mobilità accessibile a tutti, realizzare parcheggi di interscambio e sistemi di trasporto collettivo, razionalizzare la logistica delle merci.

Si è invece concentrato sullo strumento del project financing il tavolo sulla cooperazione pubblico-privato, coordinato dall’avvocato Gianni Zgagliardich: «Occorrono degli strumenti giuridici per passare dall’attuale sistema in cui l’operatore economico privato è passivo (quello degli appalti, risalente al 1865) a un sistema di concessione dove il privato, attraverso lo strumento del project financing e del leasing, diventa un soggetto attivo al punto che è lui a proporre opere alla pubblica amministrazione. Il modello in questione è piuttosto recente e in fase di sperimentazione, ma rappresenta il futuro. Restano, per svilupparlo, delle difficoltà a causa di una normativa farraginosa che va assolutamente migliorata, anche per far sì che il privato possa avanzare per primo delle proposte magari non immaginate dall’amministrazione pubblica (il che attualmente è impedito dalla legge). Inoltre le amministrazioni comunali potrebbero iniziare sin da subito a fare trasparenza, pubblicando avvisi per attirare proposte dai privati e mettendo in rete le loro esperienze sia positive che negative».

Parallelamente occorre però fare i conti con l’accesso al credito: «E prima di ragionare di questo – ha sottolineato l’avvocato Marco Ferriero – c’è l’esigenza di poter trattenere maggiori risorse proprie da reinvestire sul territorio, a partire dall’imposta di soggiorno da destinare a investimenti strategici, per arrivare a una più equa redistribuzione dei trasferimenti erariali del fondo di solidarietà comunale (poiché attualmente la quota trasferita allo Stato è molto significativa). Dopodiché si può passare al tema specifico dell’accesso al credito, che deve coinvolgere maggiormente rispetto a oggi le fondazioni bancarie, il microcredito alle piccole imprese, gli incubatori di startup innovative».

Infine, un’altra fonte di risorse può essere rappresentata dai fondi europei, di cui si è occupato Alessandro Leonardi di Etifor: «Molti Comuni lavorano ai bandi europei in maniera singola, mentre sarebbe meglio creare un “cassetto dei sogni” con proposte integrate e desideri da attuare, in modo da agire non appena esce un bando adeguato alle proprie esigenze. D’altronde la rete è uno dei primi requisiti per applicare i bandi europei, e in questo senso il G20 può essere una grande forza, dal momento che vuole essere una rete di Comuni balneari. In questo senso, i temi su cui occorre concentrarsi sono la green economy e la crescita blu, ampiamenti affrontati nel corso di questo summit. Ma per farlo occorre coltivare una cultura del project management e del fundraising, lavorando con la formazione del personale per costruire le basi che attualmente mancano nelle pubbliche amministrazioni».

Inserito da: Alex Giuzio
Articolo pubblicato il:08/09/2018
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