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Balneari, Consulta boccia legge Abruzzo su legittimo affidamento

Ribadita l'esclusiva competenza statale in materia di demanio marittimo. I giudici ammettono comunque la validità del principio, da riconoscere con proroga o indennizzo. La Regione non si è nemmeno costituita a difesa della legge.

Autore: Mondo Balneare

articolo pubblicato il 08/06/2018

mondo balneare

(ore 11.13) - La Corte costituzionale ha bocciato anche la legge della Regione Abruzzo sul "legittimo affidamento" agli attuali imprenditori balneari. A pochi giorni dalla pronuncia contro la norma del Friuli in materia di spiagge (vedi notizia), oggi la Consulta ha dichiarato illegittima anche quella dell'Abruzzo. Il motivo è il medesimo che ha visto il tribunale costituzionale invalidare, negli anni, tutte le leggi regionali che hanno tentato di colmare il vuoto normativo nazionale: il demanio marittimo è di competenza statale, pertanto - ricordano i giudici - è il governo centrale a dover legiferare e non le singole Regioni.

La sentenza contiene inoltre un'importante precisazione per gli attuali imprenditori balneari, ribadendo che il legittimo affidamento è un principio astratto e generale che si può estrinsecare esclusivamente o con una proroga o con l’indennizzo.

L'iter del contenzioso

La legge n.30/2017 della Regione Abruzzo, approvata ad aprile dello scorso anno (vedi notizia), si intitolava "Tutela del legittimo affidamento dei concessionari balneari" e stabiliva che "nell’esercizio delle proprie funzioni i Comuni garantiscono che il rilascio di nuove concessioni avvenga senza pregiudizio del legittimo affidamento degli imprenditori balneari titolari di concessioni rilasciate anteriormente al 31 dicembre 2009" (art. 3, comma 3).

Lo scorso luglio il governo, tramite l'avvocatura di Stato, aveva impugnato la legge davanti alla Corte costituzionale, ritenendo che «le modalità di tutela dell’affidamento dei concessionari uscenti debbono essere regolate in maniera uniforme sul piano nazionale, in modo da assicurare una effettiva tutela della concorrenza e della parità di trattamento tra gli aspiranti concessionari, al cui presidio sarebbero posti i titoli di competenza esclusiva dello Stato».

Con la sentenza 118/2018 depositata oggi, la Corte costituzionale ha accolto il ricorso del governo contro la legge abruzzese, proprio come già fatto per Emilia-Romagna, Puglia, Toscana, Campania e da ultimo il Friuli.

Curiosamente, la Regione Abruzzo non si è nemmeno costituita in giudizio per difendere la propria legge.

Le precisazioni sul legittimo affidamento

Come evidenzia il presidente del Sib-Confcommercio Antonio Capacchione in una nota che commenta la decisione della Corte, «è di particolare rilievo la precisazione, contenuta in questa sentenza, che la tutela del legittimo affidamento è un principio astratto e generale e che in concreto lo stesso si può estrinsecare esclusivamente o con una proroga o con l’indennizzo».

Infatti la Corte riporta nelle motivazioni della sentenza che “le uniche forme di tutela dell’affidamento che i Comuni, nell’esercizio delle facoltà loro delegate dalla disposizione impugnata, potrebbero in concreto apprestare consisterebbero, secondo il ricorrente, o nella proroga delle concessioni esistenti, ovvero nell’imposizione ai concessionari subentranti dell’obbligo di indennizzare i concessionari uscenti”.

«Ci auguriamo che questa ulteriore sentenza - sottolinea Capacchione - solleciti il governo e il parlamento ad assumersi finalmente le proprie responsabilità, emanando una legge nazionale che affronti e risolvi questo problema cruciale per l’economia turistica del paese».

Il testo della sentenza

Per scaricare il testo integrale della sentenza (pdf, 5 pagine), clicca qui.

Inserito da: Mondo Balneare
Articolo pubblicato il:08/06/2018
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