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''Le strutture balneari vanno demolite'': è caos in Sardegna

Un'ordinanza impone l'abbattimento di tutti i chioschi. Concessionari sul piede di guerra: ''Stagione turistica compromessa, faremo ricorso al Tar''. Il sindaco minaccia le dimissioni. 250 lavoratori a rischio.

Autore: Mondo Balneare

articolo pubblicato il 11/03/2018

mondo balneare

Un dirigente comunale impone l'immediata demolizione dei chioschi balneari contro la volontà del sindaco, che minaccia le dimissioni perché l'intera stagione turistica è compromessa. Accade in Sardegna, nella località di Castiadis, dove i concessionari di spiaggia sono sul piede di guerra a causa di un solerte ingegnere che ha decretato la fine di nove attività: dal momento che il Comune di Castiadis non si è ancora dotato di un Piano di utilizzo dei litorali, l'ingegnere Ilaria Lussu, responsabile dell'ufficio urbanistica del Comune di Castiadis, ha firmato un'ordinanza che impone l'abbattimento entro 90 giorni di tutti i chioschi a supporto della balneazione realizzati tra il 2003 e il 2014. Oltre a essere recapitato ai legali rappresentanti delle ditte, il provvedimento è giunto per conoscenza anche alla Procura di Cagliari, agli assessorati regionali agli enti locali, finanze, urbanistica e ambiente, all’Agenzia del demanio e al Corpo forestale. Ma secondo le parole del sindaco Murgioni, l'amministrazione comunale non era a conoscenza dell'intenzione dell'ufficio tecnico e lo ha scoperto solo a cose fatte.

A essere colpite sono nove strutture, tutte realizzate in aree demaniali di classe H (di rispetto integrale) e sottoposte a vincolo paesaggistico. Si tratta delle società Bynando (a Villa Rey), Dolce Sogno (a Cala Pira), Re Blu Four (a Sant'Elmo), Il Galeotto, Maklas e Gruppo Is Fradis (a San Pietro), Iki Beach (a Monte Turnu), Immobiliare Cala Sinzias (a Cala Sinzias), Igv Hotel spa (a Santa Giusta).

Secondo l'ordinanza comunale, oltre alla demolizione i concessionari dovranno assicurare il ripristino dello stato dei luoghi, pena una sanzione amministrativa tra i duemila e i ventimila euro. Ma i titolari dei chioschi annunciano ricorso al Tar: la stagione balneare è alle porte, e secondo la tesi degli imprenditori, l'ordinanza di demolizione è arrivata in ritardo e occorre una proroga. E anche il sindaco di Castiadis Eugenio Murgioni è dalla parte dei balneari: «Sto pensando seriamente a rassegnare le dimissioni da primo cittadino - dice - poiché l’ordinanza di demolizione dei chioschi sul litorale mina il mio programma politico per lo sviluppo del paese».

«È un fatto gravissimo che il sindaco sia stato lasciato all’oscuro di una cosa del genere – prosegue Murgioni – e ciò dimostra la lontananza fra la componente politica e quella burocratica delle amministrazioni comunali. A questo punto la Regione deve fare chiarezza e a questo proposito incontrerò l’assessore regionale agli enti locali Cristiano Erriu». Il vertice, informa il sindaco, è già stato fissato per martedì: «Incontreremo l’assessore Erriu insieme ai colleghi del Sarrabus e al direttore dell’Anci, perché è un problema che tocca tutta la Sardegna che, lo sappiamo bene, fa del settore turistico il punto di forza della sua economia. Chiederemo alla Regione di capire cosa si può fare per porre rimedio a una normativa che penalizza e mortifica chi, come noi, si sforza per allungare la stagione turistica». Il primo cittadino di Castiadas pone l’accento anche sulla disparità di normativa esistente nelle diverse zone dell’Isola: «Nel territorio della città metropolitana di Cagliari i chioschi sulla spiaggia possono rimanere aperti tutto l’anno, mentre da noi, zona confinante, ne ordinano la demolizione. Bisogna porre rimedio a questa assurdità».

Molto arrabbiati sono naturalmente anche i titolari delle strutture balneari: «Hanno voluto le strutture grandi, che potessero dare dei servizi di eccellenza al turismo, e noi le abbiamo realizzate secondo i loro parametri e i loro progetti», tuona il chioschisa Matteo Frau, titolare del Dolce Sogno a Cala Pira. «Poi ci hanno chiesto di migliorare ancora di più, rinnovando le strutture e creando maggiore occupazione e migliori servizi, e anche questo lo abbiamo fatto, spesso a discapito nostro. Ci hanno autorizzato per tutto questo, le strutture della costa castiadese sono all’eccellenza, invidiate da tutti, premiate e conosciute in tutto il mondo, e oggi ci troviamo alle porte di una stagione estiva e ci notificano questo atto. È assurdo, inizieremo la nostra battaglia legale per cercare di salvare il salvabile, ma certo è che si meriterebbero una stagione senza attività, senza servizi, senza controllo e sopratutto con 250 persone che stanno a casa anzichè lavorare. Si meriterebbero i casotti, senza bagni e senza nessun servizio, dove le persone violentano la spiaggia in maniera spudorata e speculativa. Siamo tutti avviliti, arrabbiati e stanchi di tutto ciò, perchè c’è davvero chi pensa che in questo lavora si diventa milionari e invece si porta a casa il pane con 20 ore di lavoro al giorno. Pazienza, speriamo che il tempo e anche il Tar ci diano ragione».

Aggiunge un altro concessionario, Mario Lussu: «Il problema originario sta nel fatto che il settore balneare è un'industria che non è stata mai identificata come tale dalle nostre istituzioni, seppure sia molto importante e produttiva, nonostante sia limitata alla stagionalità estiva. È assurdo che in questi ultimi anni le istituzioni stiano penalizzando e scoraggiando chi è già integrato nel contesto turistico con l'offerta di servizi in spiaggia. Il sindaco e gli operatori di settore, a mio parere, dovrebbero unirsi e riferire a chi di competenza che questi atteggiamenti sono distruttivi. Non ci vuole tanta perspicacia per capire infatti che queste disposizioni non sono più in linea con le politiche turistiche che le stesse istituzioni stanno portando avanti. Noi concessionari balneari siamo un'industria e come tale vogliamo essere considerati e rispettati».

Secondo il sindaco Murgioni, una via d’uscita potrebbe essere nella nuova legge urbanistica che approderà presto in consiglio regionale: «Speriamo che la nuova normativa tenga conto delle esigenze di sviluppo turistico delle varie zone della Sardegna e permetta di sanare le attuali situazioni, una per tutte quella dei chioschi delle nostre spiagge. La Regione deve tener conto del fatto che il Sarrabus è una delle maggiori mete di turismo nell’intera isola: si pensi che, secondo gli ultimi dati le sole Castiadas, Muravera e Villasimius nel 2016 hanno fatto registrare oltre un milione e mezzo di presenze. I numeri parlano da soli: abbiamo tutto il diritto di far valere le nostre ragioni». Intanto la demolizione dei chioschi potrebbe costare carissima all’economia turistica di Castiadas e del sud-est della Sardegna: «250 lavoratori sono a rischio - conferma il primo cittadino - e, se contiamo l’indotto, si può ben capire che per noi potrebbe essere un’autentica calamità».

Inserito da: Mondo Balneare
Articolo pubblicato il:11/03/2018
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