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Balneari, Cna: ''Reintrodurre rinnovo automatico''

Alla fiera Balnearia il sindacato rivendica i diritti degli attuali titolari di spiagge.

Autore: Mondo Balneare

articolo pubblicato il 27/02/2018

mondo balneare

di Alex Giuzio

CARRARA - Reintrodurre il rinnovo automatico sulle concessioni balneari al medesimo titolare. È la richiesta di Cna Balneatori emersa ieri pomeriggio nel corso dell’assemblea alla fiera Balnearia di Carrara, alla presenza di diversi politici e di un’affollata platea di imprenditori del settore. In questo video abbiamo raccolto le dichiarazioni principali:

«Molti pensavano che la sentenza della Corte di giustizia europea del 14 luglio 2016 sulla proroga al 2020 fosse la fine del nostro settore – ha esordito Cristiano Tomei, coordinatore Cna Balneatori – e invece ha messo nero su bianco un punto fondamentale su cui poi Cna ha costruito la propria posizione giuridica: quello del legittimo affidamento, conseguenza di un patto fiduciario con lo Stato in base al quale abbiamo investito e che ora non può essere violato. Il disegno di legge del precedente governo per fortuna è stato affossato, perché non ci soddisfaceva; poi è stato pubblicato lo studio commissionato dal Parlamento europeo grazie alle numerose petizioni presentate dagli imprenditori balneari, che afferma come la risorsa non sia scarsa e pertanto si può procedere su un “doppio binario” per riordinare le concessioni. Per questo chiediamo alla politica che il prossimo governo reintroduca il rinnovo automatico sulle attuali imprese. Chi invece desidera entrare nel mercato con nuove iniziative imprenditoriali, ha abbondante spazio sulle spiagge libere».

Deborah Bergamini, candidata alla Camera dei deputati per Forza Italia, ha accusato il governo uscente di «avere scritto il ddl sulle spiagge con un vizio ideologico, e cioè la volontà di espropriare le piccole imprese italiane e di mantenersi su un atteggiamento di chiusura senza coinvolgere le opposizioni né le associazioni di categoria per poter così mandare le vostre spiagge all’asta. Secondo il centrodestra, invece, le concessioni balneari non devono essere messe a gara e ci impegniamo sin da ora a riunire tutti gli attori del settore attorno a un tavolo per arrivare a una riforma condivisa. Sulla vicenda Bolkestein abbiamo fatto molti errori, compresa la bozza Fitto, ma d’altronde su questa direttiva continuano ad accumularsi studi e sentenze che si interrogano sulla sua controversa applicazione. Ora invece sappiamo che occorre un largo mandato popolare per chiedere a Bruxelles la non applicazione di questa sciagurata norma sulle spiagge».

Analogo il discorso di Gian Marco Centinaio, candidato della Lega, che ha sottolineato come «stare dalla parte dei balneari non significa stare dalla parte delle lobby, bensì delle famiglie italiane. Al contrario, è il Partito democratico a voler mandare le spiagge all’asta per darle alle lobby».

Umberto Buratti, candidato del Pd, si è difeso dicendo che «anche l'ex premier Renzi ha cambiato idea sul ddl e oggi ci sono le condizioni per bloccare la Bolkestein. Tutta la politica deve impegnarsi in modo trasversale per risolvere questa vicenda una volta per tutte».

La parte politica dell'assemblea è stata chiusa da Marco Scajola, assessore al demanio della Regione Liguria, che ha garantito come «in Liguria le gare sulle spiagge non si faranno mai, a costo di chiudere i confini. Lo stesso Fritz Bolkestein ha rinnegato l’applicazione della sua direttiva sulle spiagge, e invece il governo ha il chiaro disegno di mandarle all’asta: si tratterebbe di una sostituzione di impresa dal disegno preciso, come è accaduto con le pulizie etniche».

La seconda parte del pomeriggio è stata dedicata agli interventi tecnici, con il commercialista Piero Bellandi che ha ripercorso l’importanza delle petizioni europee e dello studio commissionato di conseguenza dal Parlamento Ue «i cui contenuti sono stati anticipati da Cna grazie al lavoro degli avvocati Ettore Nesi e Roberto Righi. E ora non ci sono più scuse: sappiamo che ci sono soluzioni tecnicamente percorribili per salvare le nostre aziende e anche la politica sembra averlo capito». Gli stessi avvocati Righi e Nesi hanno sottolineato come «la Bolkestein non vada assolutizzata e la politica lo ha compreso solo di recente, mentre noi lo diciamo da anni: i balneari hanno dei diritti fondamentali che prevalgono, e la proprietà superficiaria è uno di questi».

Inserito da: Mondo Balneare
Articolo pubblicato il:27/02/2018
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