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Balneari ed elezioni / Lega: ''30 anni e spiagge fuori dalla Bolkestein''

Il partito di Salvini, che ha candidato un'imprenditrice balneare, propone il suo ''doppio binario'' per tutelare gli attuali concessionari.

articolo pubblicato il 18/02/2018

mondo balneare

«La Bolkestein è una direttiva che aiuta le multinazionali sulla pelle dei lavoratori»: con queste parole del leader Matteo Salvini, pronunciate qualche tempo fa in un suo intervento al Parlamento europeo, si possono cominciare a riassumere le posizioni della Lega in merito alla riforma delle concessioni balneari, con cui proseguiamo il nostro "speciale elezioni" che in questi giorni sta esaminando le proposte di tutte le forze politiche in corsa alle urne.

Le idee della Lega sulla vicenda sono note: questo partito si rifiuta persino di parlare di evidenze pubbliche sulle attuali concessioni balneari, chiedendo al contrario la non applicazione della Bolkestein e dei trattati europei sulle spiagge, al fine di tutelare la continuità degli attuali imprenditori.

La Lega, a quanto ci risulta, è tra l'altro l'unico partito ad avere candidato due imprenditori balneari in parlamento: si tratta di Elena Raffaelli, in corsa al collegio uninominale di Rimini, e Salvatore Di Mattina, ex rappresentante di Cna Balneatori Puglia ora iscritto al collegio plurinominale di Lecce.

Elena Raffaelli proprio due giorni fa è intervenuta alla trasmissione "Tempo reale" (guarda la puntata) per parlare della questione balneare. «Sulla Bolkestein in tanti hanno dormito e non voglio salvare nessuno», ha ammesso la Raffaelli, che in quanto titolare di uno stabilimento a Rimini ha vissuto sulla propria pelle gli ultimi dieci anni di incertezza normativa. «Oggi però vanno fatte alcune considerazioni: le spiagge sono un bene e non un servizio, pertanto non devono rientrare nell'applicazione della Bolkestein; inoltre non sono una risorsa scarsa e perciò non devono essere messe all'evidenza pubblica le concessioni già assegnate».

La soluzione della Lega per risolvere il problema, prosegue Raffaelli, «è praticare il "doppio binario": gare solo per le spiagge libere e almeno trent'anni di periodo transitorio per armonizzare il principio del legittimo affidamento nei confronti degli attuali imprenditori. Nel frattempo, l'Italia deve avere la forza di modificare i trattati e le direttive al fine di escludere le concessioni balneari dalle evidenze pubbliche. So che non è facile perché ci sono dentro, ma abbiamo il dovere di salvare trentamila imprese». 

Inserito da: Mondo Balneare
Articolo pubblicato il:18/02/2018
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