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Balneari, la politica allo scoperto: tutte le posizioni in campo

Al dibattito organizzato da Mondo Balneare emergono le idee su evidenze pubbliche, periodo transitorio e legittimo affidamento, ma anche erosione costiera e canoni. Ecco il resoconto della giornata, seguita da migliaia di imprenditori in vista delle prossime elezioni.

Autore: Mondo Balneare

articolo pubblicato il 10/02/2018

mondo balneare

di Alex Giuzio

RAVENNA - Tutti contrari alla sdemanializzazione, tutti favorevoli al rialzo dei canoni minimi per salvare le concessioni pertinenziali. E in mezzo, tante differenze di opinione in merito alle evidenze pubbliche degli attuali stabilimenti balneari: Forza Italia e Lega non vogliono nemmeno sentirne parlare poiché intendono rinegoziare la direttiva Bolkestein e i trattati europei, mentre Movimento 5 Stelle, Partito democratico e Liberi e uguali le ritengono inevitabili, ma dopo un periodo transitorio da valutare «caso per caso» secondo le forze di centrosinistra, e da quantificare in 15 anni secondo i pentastellati. Queste, in estrema sintesi, le posizioni emerse dal primo dibattito politico nazionale sulla riforma delle concessioni balneari, che Mondo Balneare ha organizzato ieri al Pala De Andrè di Ravenna e che ha visto una partecipazione molto elevata: circa 400 gli imprenditori presenti in sala, oltre 2.500 gli spettatori della nostra diretta streaming su Facebook, per un evento – reso possibile dal sostegno della Cooperativa Spiagge Ravenna – che si è confermato un format efficace per ascoltare le diverse posizioni in campo su una vicenda così complessa. E in attesa della replica del dibattito in programma il 22 febbraio a Lecce (leggi il programma), rendiamo conto qui di seguito delle principali idee emerse grazie alle 15 domande che abbiamo sottoposto a ogni ospite.

Per la coalizione di centrodestra sono intervenuti Galeazzo Bignami (Forza Italia) e Jacopo Morrone (Lega), per il centrosinistra Tiziano Arlotti (Partito democratico) e Sergio Pizzolante (Civica popolare), per Liberi e Uguali Giovanni Paglia, per il Movimento 5 Stelle Sergio Battelli. Molto apprezzati anche gli interventi introduttivi di Maurizio Rustignoli (presidente Cooperativa Spiagge Ravenna) e Andrea Corsini (assessore regionale al turismo dell’Emilia-Romagna), che hanno evidenziato l’urgenza di risolvere l’incertezza normativa in cui si trovano gli stabilimenti balneari in seguito al recepimento della direttiva europea Bolkestein, chiedendo di intraprendere un iter di riforma sin dai primi mesi della prossima legislatura.

 

Le proposte in un minuto

Prima dell’inizio del dibattito, abbiamo chiesto ai rappresentanti di ogni coalizione di sintetizzarci la loro opinione in un minuto. Le potete ascoltare in questo video:

Per rendere conto in maniera obiettiva delle diverse posizioni, qui di seguito proponiamo una selezione delle nostre domande sui temi più caldi. L’ordine delle risposte corrisponde a quello seguito nel dibattito. Per chi preferisse vedere il video integrale del dibattito, è possibile guardarlo qui di seguito (durata: un'ora e 27 minuti).

La riforma delle concessioni

DOMANDA: Con il recepimento della direttiva europea Bolkestein in Italia, nel 2010 è stato abrogato il rinnovo automatico delle concessioni ogni sei anni, su cui si reggeva l’importante economia del settore turistico-balneare. Da allora sono seguite diverse proroghe, l’ultima al 31 dicembre 2020, finché la Corte di giustizia europea ha sancito l’illegittimità anche di questo meccanismo di rinnovo generalizzato. Da anni, il settore degli stabilimenti balneari attende una riforma che dia prospettive oltre al 2020 e che aggiorni un sistema normativo in gran parte basato sull’obsoleto Codice della navigazione del 1942. Qual è la vostra proposta per risolvere questo problema, se sarete al governo?

Galeazzo Bignami (Forza Italia): «La mia famiglia è titolare di uno stabilimento balneare nelle Marche e viviamo quotidianamente le difficoltà legate alla direttiva Servizi detta “Bolkestein”. Si tratta di una norma che non deve essere applicata alle spiagge, poiché si tratta di concessioni di beni e non di servizi e perché va riconosciuto l’impegno di chi quotidianamente gestisce le nostre coste. Non si tratta di beni sfruttati per gli interessi economici di pochi privati, bensì di confini nazionali che non possiamo lasciare nelle mani di potentati stranieri. Gli attuali gestori hanno il diritto e il dovere di continuare l’attività che hanno ereditato o acquistato e di lasciarla alle loro famiglie. Inoltre, sappiamo che ci sono ampi spazi per l’apertura di nuove imprese balneari e lo Stato deve dare mandato alle Regioni di fare una ricognizione per avere questi dati a livello nazionale che ancora mancano. In questo senso la proroga di 30 anni della Regione Liguria è emblematica, e non capisco perché Spagna e Portogallo hanno potuto averla mentre l’Italia deve sottostare a norme inique che non sono state applicate da nessun altro paese europeo».

Sergio Pizzolante (Civica popolare): «La Bolkestein è stata recepita in Italia da un governo di centrodestra a guida Forza Italia, mentre noi dopo avere chiuso la procedura di infrazione abbiamo fatto due proroghe che sono state bocciate dalla Corte di giustizia UE con quella che è una sentenza inappellabile. Subito dopo abbiamo tutelato le imprese con una proroga a tempo indeterminato in attesa della legge di riforma, che abbiamo proposto attraverso un disegno di legge tenendo conto di ogni forma legittima a tutela degli attuali concessionari: dal momento che l’Europa vuole un cambio di regime, occorre una lunga fase di transizione e poi, quando si arriverà alle evidenze pubbliche, occorre tutelare le attuali imprese riconoscendo la professionalità e il valore d’impresa».

Giovanni Paglia (Liberi e Uguali): «Non si può fare finta che la Bolkestein non esista, ma possiamo prenderci l’impegno di cancellarla perché è una norma sbagliata per l’Italia e per l’Europa. Si tratta infatti di una direttiva figlia di un momento in cui si riteneva che l’unica regola da seguire fosse quella del mercato, mentre oggi non è più così. Detto questo, il demanio rimane un bene comune e va gestito come tale, ma sempre riconoscendo che le imprese balneari sono attività economiche a tutti gli effetti e che hanno finora saputo far bene il loro lavoro. L’ultima cosa che vorrei è un sistema industriale, estero o italiano che sia, che partecipi e vinca alle gare grazie ai capitali e che trasformi la nostra ricchezza balneare in qualcosa di omologato».

Sergio Battelli (Movimento 5 Stelle): «La categoria dei balneari ha bisogno di due cose fondamentali per ripartire: credibilità della politica e certezze normative, che mancano dal 2010. Ed è per questo che gli investimenti si sono bloccati, dato che sulle spiagge c’è un regime normativo che non sta in piedi. La nostra proposta concreta per risolvere tutto ciò è trattare il demanio come bene pubblico, con concessioni a tempo determinato. Sappiamo che non è la proposta che preferite, ma si tratta di un progetto credibile e percorribile sin da subito se saremo al governo, e che è articolato in tre punti: periodo transitorio, gare e durata certa delle concessioni».

Legittimo affidamento e doppio binario

DOMANDA: Un recente studio commissionato dal Parlamento europeo, in conseguenza delle petizioni presentate da alcuni imprenditori balneari italiani, afferma che la riforma delle concessioni balneari nel nostro paese deve tenere conto del legittimo affidamento agli attuali imprenditori e dell’ampia disponibilità di spiagge ancora libere, pertanto occorre agire su un “doppio binario” che tuteli gli interessi economici e i diritti di chi finora ha investito in queste attività. Come tradurrebbe, in termini normativi, questa autorevole indicazione?

Sergio Battelli (Movimento 5 Stelle): «Il doppio binario può essere una soluzione solo per un numero limitato di casi, per il resto vale il nostro piano generale».

Galeazzo Bignami (Forza Italia): «Il doppio binario è la strada maestra da seguire: facciamo le gare solo sulle spiagge libere, ma non si deve toccare quello che già c'è. Non si possono mettere a repentaglio dei diritti costruiti faticosamente e per questo occorre garantire una proroga di almeno 30 anni alle attuali imprese, che comunque rimangono dei beni non limitati e pertanto non rientrano nella Bolkestein».

Tiziano Arlotti (Partito democratico): «Nella nostra proposta di legge abbiamo inserito sia il legittimo affidamento che il doppio binario. In particolare, il legittimo affidamento – su cui si è espressa più volte la Corte di giustizia UE e fa parte dell'ordinamento giuridico comunitario – va garantito per tutti i concessionari al 31 dicembre 2009 e va valutato caso per caso in base agli investimenti effettuati in conseguenza al precedente regime di rinnovo automatico».

Giovanni Paglia (Liberi e Uguali): «Lo studio è segno di un cambio di cultura a livello comunitario rispetto alla Bolkestein, poiché riconosce il valore delle imprese balneari. Detto questo, il doppio binario non mi convince fino in fondo. È giusto fare una mappatura completa delle coste, ma l'idea che per salvaguardare le concessioni in essere dobbiamo dare in concessione qualsiasi altra porzione di litorale, a mio parere non è la strada giusta. Bisogna salvaguardare ciò che c'è, punto e basta».

Spagna, Portogallo, Croazia

DOMANDA: Spagna 30 anni, Portogallo 75 anni, Croazia 99 anni: è la durata delle concessioni balneari in questi paesi, che hanno individuato delle soluzioni normative compatibili con la Bolkestein e allo stesso tempo favorevoli agli attuali imprenditori, con una differenza rispetto all’Italia che non può essere ignorata. Nel nostro paese è possibile fare lo stesso?

Jacopo Morrone (Lega): «La Spagna è un caso diverso rispetto all’Italia poiché si partiva dalla proprietà privata, mentre nel caso di Portogallo e Croazia è innegabile che si parli di lunghe concessioni e diritto di prelazione, ed è responsabilità degli ultimi governi Monti, Letta, Renzi non avere fatto altrettanto nel nostro paese».

Sergio Battelli (Movimento 5 Stelle): «La politica può fare ciò che vuole, anche delle lunghe proroghe, il problema è che queste proroghe non si possono fare e verranno impugnate. Si tratterebbe solo di prese in giro che non possiamo più accettare. Oggi dobbiamo giocare sulla credibilità e chi promette norme simili a Spagna e Portogallo non è credibile, poiché si tratta di situazioni diverse».

Giovanni Paglia (Liberi e Uguali): «La legge della Croazia mi pare il caso più interessante e intelligente: questo paese ha ottenuto un lungo prolungamento delle concessioni perché ha dimostrato di avere una costa molto fragile e frastagliata e pertanto ha insistito sul fatto che i titolari di una concessione non hanno solo un'attività economica, ma preservano anche il territorio. E questo è un discorso che può valere anche per l'Italia».

Sergio Pizzolante (Civica popolare): «Si tratta di casi diversi. In Spagna c’è stato un esproprio di proprietà privata, la proroga è stato un indennizzo e anche lì trascorsi i trent’anni ci sarà una gara. Ancora peggio in Portogallo, dove ci sono le aste con diritto di prelazione. Chi chiede di seguire l’esempio del Portogallo, chiede di applicare le aste».

Periodo transitorio

DOMANDA: Prendiamo l’ipotesi delle evidenze pubbliche con periodo transitorio: a quanto ammonta, secondo lei, un “congruo” periodo in termini di anni? Non si tratta, ovviamente, di una sfida a dire la cifra più alta, bensì di una richiesta ragionevole e realistica nell’ambito di un confronto con l’Europa.

Giovanni Paglia (Liberi e Uguali): «Il periodo transitorio deve essere congruo per permettere a un imprenditore di rientrare negli investimenti fatti, quindi va diversificato caso per caso. Per chi è già rientrato negli investimenti possono bastare 5 anni; per il resto occorre commisurare gli anni a seconda delle cifre rimaste da assorbire».

Tiziano Arlotti (Partito democratico): «Come ha precisato la sentenza della Corte UE, il periodo transitorio serve a sciogliere le condizioni contrattuali e deve essere proporzionale dal punto di vista economico, cioè tenere conto del periodo di ammortamento, del ristoro dell'investimento e del valore d’impresa. Quindi va valutato caso per caso».

Sergio Battelli (Movimento 5 Stelle): «Per il Movimento 5 Stelle, un congruo periodo transitorio per le attuali imprese balneari ammonta a 15 anni con l’ulteriore garanzia di un indennizzo sugli investimenti non ammortizzati».

Galeazzo Bignami (Forza Italia): «Non ci piace la definizione di “periodo transitorio” e ci rifiutiamo di ragionarci sopra. Preferisco parlare di proroga e dico 30 anni, innalzabili a 50 - come in Spagna - in caso di investimenti importanti».

Valore commerciale

DOMANDA: Ritiene giusto stabilire dei criteri uniformi, a livello nazionale, per il calcolo del valore commerciale delle imprese balneari? E su cosa dovrebbero basarsi tali criteri?

Sergio Pizzolante (Civica Lorenzin): «I criteri per il calcolo del valore commerciale devono essere nazionali e uniformi per tutto il paese, perché non è possibile che ci siano differenze tra Comuni limitrofi, e penso che ci sia un albo di professionisti da coinvolgere per arrivare a delle posizioni uniformi su come costruire tali criteri. Il valore commerciale non è solo l'ammortamento dei beni e degli investimenti, ma comprende anche il valore dell'esperienza professionale e dell'avviamento imprenditoriale costruito. Su questo tema bisognerebbe concentrarsi di più, perché quando arriveremo alle evidenze pubbliche sarà decisivo stabilire come si calcola il valore commerciale, e se lo faremo bene, potrà diventare un deterrente per chi vuole prendere la vostra concessione».

Sergio Battelli (Movimento 5 Stelle): «È sacrosanto stabilire dei criteri per il calcolo del valore commerciale su base nazionale, che deve essere svolto da periti terzi e deve tenere conto degli ultimi bilanci di esercizio ovvero il volume d'affari dichiarato».

Giovanni Paglia (Liberi e Uguali): «È corretto stabilire tali criteri a livello nazionale, ma è ovvio che si arriverà comunque a dei valori commerciali molto diversificati nella penisola, perché sappiamo che ci sono posti in Italia, anche all'interno delle stesse regioni, in cui una concessione balneare vale oro e altri luoghi in cui le concessioni costano molta fatica e portano guadagni relativi. Il ragionamento comunque va fatto su questo tema, il valore commerciale va individuato con criteri trasparenti e uniformi, da definire insieme alle associazioni di categoria».

Galeazzo Bignami (Forza Italia): «Anche di valore commerciale non ci piace parlare perché presuppone l’applicazione della Bolkestein che noi rifiutiamo. E soprattutto ritengo ingiusto che sia lo Stato a dover fissare dei criteri oggettivi per valutare la mia impresa. È il mercato a doverlo fare».

Le evidenze pubbliche sono inevitabili?

DOMANDA: Anche se la Bolkestein non esistesse, rimarrebbe il Trattato di Lisbona (il testo fondativo dell’Unione europea) a imporre le gare per qualsiasi concessione pubblica da cui si ricava un profitto privato. Alla luce di questa considerazione, ritenete che le evidenze pubbliche per le attuali imprese balneari siano inevitabili oppure si possono evitare? E come?

Sergio Pizzolante (Civica popolare): «Che le evidenze pubbliche siano inevitabili non lo dico io, ma la Corte di giustizia europea. A un certo punto bisognerà arrivarci. Il tema è come riuscire a fare in modo che con questo cambio di regime dal rinnovo automatico alle evidenze ci sia una fase di transizione e, nel momento che si arriva alle evidenze, come tutelare le imprese che hanno investito in base al precedente regime. Chi parla ancora di proroga vi prende solo in giro».

Galeazzo Bignami (Forza Italia): «L’Unione europea ha anche un altro principio, e cioè che non nasce per regolamentarci con norme e cavilli, bensì per garantire un elevato tenore di vita ai cittadini anziché distruggerlo. Dunque, quando avviene un’aggressione di questo tipo come sta avvenendo con la Bolkestein, che colpisce il tenore di vita di chi faticosamente ha costruito un’impresa, noi dobbiamo ricordare l’origine dell’Unione europea. Per questo dico che chi ha una concessione oggi deve tenerla, non perché è un diritto divino ma perché ha già affrontato una selezione pubblica, tra l'altro su beni (non servizi) che non sono limitati».

Sergio Battelli (Movimento 5 Stelle): «Per noi le gare devono essere fatte, ma non devono spaventare nessuno, poiché avranno la garanzia di valorizzare l’esperienza professionale degli attuali imprenditori».

Giovanni Paglia (Liberi e Uguali): «Le gare sono inevitabili, ma dopo di essere possono esserci anche concessioni di 99 anni: basta mettere i giusti paletti, per cui non sono un dramma, ma un passaggio che possiamo superare tutti insieme».

Sdemanializzazione

DOMANDA: Cosa ne pensa della proposta di “sdemanializzare” le aree su cui insistono gli stabilimenti balneari, rendendo private le aree su cui insistono gli edifici che ormai hanno perso le caratteristiche di uso pubblico?

Giovanni Paglia (Liberi e Uguali): «Potrà anche essere una strada praticabile, ma sono assolutamente contrario. È bene che le attività balneari proseguano su un regime concessorio, perché quando vendi un tratto di spiaggia, non è più possibile avere la garanzia che questa risorsa venga gestita bene».

Sergio Battelli (Movimento 5 Stelle): «La sola parola “sdemanializzazione” mi fa paura, siamo contrari e la riteniamo impraticabile come Movimento 5 Stelle».

Tiziano Arlotti (Partito democratico): «Sui processi di sdemanializzazione sono piuttosto tiepido, occorre un’attenzione particolare e bisogna essere molto cauti e garantire sempre una pianificazione guidata dalla pubblica amministrazione».

Jacopo Morrone (Lega): «Si tratta di una proposta molto delicata perché non consente di tornare indietro, la valuteremo con attenzione ed è necessario che ci siano dei tecnici qualificati a gestire questo passaggio».

Canoni

DOMANDA: Sui canoni delle concessioni balneari c’è una situazione di squilibrio tra chi paga poche centinaia di euro e i pertinenziali che ne pagano centinaia di migliaia a causa della controversa applicazione dei valori OMI. Perché, vista l’urgenza di risolvere il problema di trecento imprese sull’orlo del fallimento, la questione dei canoni non è stata risolta nell’ultima legislatura, a prescindere dalla riforma complessiva?

Tiziano Arlotti (Partito democratico): «Nella nostra proposta di legge delega avevamo inserito il superamento dei valori OMI e l’istituzione di almeno tre categorie per il calcolo dei canoni. E anche se questa legge non è passata, abbiamo cercato di risolvere la questione dei pertinenziali nell’ultima legge di bilancio, ma purtroppo anch’essa non è andata a buon fine e ci è molto dispiaciuto. Il motivo è che l’Agenzia del demanio e il Ministero delle infrastrutture non ci hanno messo nelle condizioni di poter quantificare i costi per il salvataggio delle 300 imprese pertinenziali, pur avendo noi proposto il rialzo del canone minimo a 2500 euro a concessione. Mi auguro che il primo provvedimento della prossima legislatura riprenda in mano questa proposta, perché la situazione dei pertinenziali è disastrosa e insostenibile».

Giovanni Paglia (Liberi e Uguali): «La questione degli OMI va risolta, perché ha generato solo contenziosi e mancati pagamenti. E in generale tutti i canoni balneari vanno ridefiniti, poiché oltre a questi eccessi al rialzo ci sono anche delle cifre troppo basse. In generale, ritengo che i canoni vadano tutti un po’ alzati e al contempo gli OMI vadano abrogati».

Sergio Battelli (Movimento 5 Stelle): «I canoni pertinenziali vanno eliminati e in generale i canoni delle concessioni balneari non possono essere gestiti a livello nazionale, ma vanno calibrati a seconda della zona turistica, rivedendoli tutti al rialzo».

Jacopo Morrone (Lega): «Sui pertinenziali abbiamo fatto diverse proposte firmate dall’on. Gianluca Pini, ma sono state tutte bocciate. In generale, il criterio per il calcolo dei canoni deve essere quello della territorialità».

Erosione costiera

DOMANDA: A minacciare la scomparsa delle attuali imprese balneari, se non sarà la vicenda Bolkestein, rimane la grave erosione costiera che sempre più affligge i nostri litorali. Si tratta di un problema di massima importanza per l’Italia, che è circondata da 7500 km di costa, e i ripascimenti sono ormai sufficienti solo a tamponare la situazione di anno in anno – peraltro con forti squilibri di località in località a seconda dei fondi reperiti. Come potrebbe il futuro governo risolvere questo problema a livello nazionale?

Giovanni Paglia (Liberi e Uguali): «Si dovrebbe intervenire innanzitutto sulle cause a monte di questo danno, laddove ci sono delle evidenze scientifiche che dimostrano come l'estrazione di gas dal mare provochi subsidenza e quindi erosione. Il prossimo governo dovrebbe insomma scegliere tra due interessi contrapposti, cioè le estrazioni di idrocarburi e il turismo. Inoltre è interessante l'idea di garantire canali di finanziamento certi, a livello nazionale, sia sui ripascimenti che sugli interventi per la difesa della costa. E queste risorse possono essere tratte proprio dagli introiti sui canoni concessori. Non è accettabile lasciare tutto nelle mani dei Comuni in base alle loro disponibilità economiche, dal momento che si tratta di salvaguardia ambientale generale, e con l’erosione non stiamo parlando solo della scomparsa della spiaggia ma anche, per esempio, dell’ingressione di acqua marina nelle falde idriche».

Jacopo Morrone (Lega): «I ripascimenti non sono la soluzione, se ogni due anni dobbiamo installare un tubo che prende la sabbia dal largo e la riporta a riva, inquinando il fondo marino e dando per esempio problemi ai pescatori. Per combattere l’erosione costiera occorrono soluzioni più strutturali come le barriere soffolte, da individuare insieme ai tecnici più qualificati».

Tiziano Arlotti (Partito democratico): «Occorre individuare un fondo specifico a livello nazionale, da inserire come capitolo di bilancio, destinato alla difesa dall'erosione in caso di gravi mareggiate. Inoltre occorre dialogare con i tecnici per capire come prevenire e mitigare queste delicate situazioni».

Sergio Battelli (Movimento 5 Stelle): «Nel nostro programma ci sono 7,5 miliardi per la difesa del territorio, e ciò include la difesa dall'erosione costiera. Non è giusto che i ripascimenti e le barriere vengano pagate dagli imprenditori balneari per evitare che la loro spiaggia scompaia. Ci deve pensare lo Stato».

L’impegno politico

DOMANDA: Alla luce di quanto detto finora, qual è l’impegno che come politico si prende, a nome della coalizione che rappresenta, nei confronti degli imprenditori balneari?

Sergio Battelli (Movimento 5 Stelle): «Non promettiamo l'impossibile, ma qualcosa che si può fare da subito se saremo al governo. Il nostro pacchetto magari non è quello che preferite, ma è una strada credibile: transizione di 15 anni e poi gare con criteri che valorizzino chi ha fatto impresa, assegnando nuove concessioni sempre di 15 anni. Si tratta di tempi di certi per potervi permettere di far ripartire il vostro settore».

Sergio Pizzolante (Civica popolare): «Vogliamo riprendere l’iter della nostra legge, che è l’unica che può far ripartire il settore rimanendo compatibile con la sentenza della Corte UE. Ma è necessario e opportuno costruire un gruppo di lavoro con i parlamentari, i tecnici e tutte le associazioni di categoria per lavorare subito in parallelo sui decreti attuativi per le questioni come il valore d'impresa, la professionalità, il legittimo affidamento, il periodo transitorio. Se lavoriamo insieme, molti dubbi dei balneari spariranno».

Jacopo Morrone (Lega): «Il nostro impegno è metterci al fianco degli operatori balneari per cercare le migliori condizioni per uscire da questa situazione, facendo blocco a prescindere dal colore politico, per trattare con l'Europa in modo agguerrito e senza arrendersi al fine di rivedere la posizione delle spiagge all’interno della Bolkestein».

Giovanni Paglia (Liberi e Uguali): «Non riesco a immaginarmi vita della riviera senza le nostre spiagge in termini di servizi, libertà di accesso, imprese familiari, ricchezza e diversità. Pertanto ci impegniamo a preservare questo modello tipico, senza fare battaglie contro i mulini a vento sulle normative europee, ma trovando tutte le strade possibili da percorrere tutti insieme per evitare che le spiagge non diventino dei luoghi di estrazione di profitto economico».

Inserito da: Mondo Balneare
Articolo pubblicato il:10/02/2018
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