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Strutture balneari montate tutto l'anno: storica sentenza del Consiglio di Stato

Importante pronuncia sull'apertura annuale delle spiagge, ottenuta proprio in Puglia dove è in corso un serrato braccio di ferro con le soprintendenze.

articolo pubblicato il 07/02/2018

mondo balneare

Il Consiglio di Stato lo ha affermato in via definitiva: gli stabilimenti balneari non sono attività stagionali, ma hanno diritto a restare aperti per tutto l'anno. Una sentenza fondamentale che arriva proprio dalla Puglia, dove è in corso un serrato braccio di ferro tra le soprintendenze e gli imprenditori di spiaggia. E subito dopo questa pronuncia positiva, al fine di tutelare gli interessi degli imprenditori turistici, la Regione Puglia ha organizzato un vertice con le soprintendenze e il Ministero del turismo per mettere nero su bianco l'accordo di apertura della spiaggia per 365 giorni all'anno, cercando così di fermare i contenziosi che continuano ad aprirsi tra gli imprenditori balneari e le istituzioni.

I contenuti della sentenza

La sentenza del Consiglio di Stato ha ribadito ancora una volta quanto già stabilito in numerose altre pronunce: la prescrizione che impone lo smontaggio invernale delle strutture non può essere imposta acriticamente, ma richiede una precisa e puntuale motivazione che tenga adeguato conto dello stato dei luoghi.

Pubblicata lo scorso 30 gennaio con numero di protocollo 632/2018, la sentenza è stata ottenuta dal Guna Beach di Brindisi, di proprietà di Massimo De Cicco, difeso dalla consulente legale di Federbalneari Salento Anna Maria Ciardo. Il testo integrale è scaricabile in pdf cliccando qui.

In sintesi, i giudici del Consiglio di Stato hanno sancito che le strutture balneari possono restare aperte anche durante la stagione invernale e che non dovranno essere smontate dopo la stagione estiva. Coerentemente a quanto dispone la normativa regionale e quella paesaggistica (PPTR), i giudici hanno infatti respinto gli appelli proposti dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dagli Uffici delle Sovrintendenze territoriali e hanno ritenuto illegittimo il diniego opposto dagli uffici della sovrintendenza al mantenimento per l’intero anno solare dei chioschi presenti sul litorale, in quanto una valutazione difforme per il solo periodo stagionale risulta espressione di “valutazioni apodittiche e stereotipate”, non specificando “i motivi del contrasto tra le opere da realizzarsi e le ragioni di tutela dell'area interessata dall'apposizione del vincolo”. È stata così accolta e condivisa la tesi della difesa dei titolari dei chioschi, in quanto i giudici amministrativi, modificando un orientamento contrario al mantenimento dei chioschi per l’intero anno solare, hanno invece ritenuto come l'amministrazione non possa limitare la sua valutazione al mero riferimento ad un pregiudizio ambientale, utilizzando espressioni vaghe e formule stereotipate.

«Analoga adeguatezza della motivazione - precisa inoltre l'avvocato Anna Maria Ciardo - a maggior ragione va verificata laddove lo stesso manufatto sia stato reputato pienamente compatibile con il vincolo, seppure per il solo periodo stagionale. I giudici del Consiglio di Stato, a tal proposito, hanno ritenuto che, ove l’ufficio preposto alla tutela del vincolo ravvisi “un’eccezionale diversa valutazione per diversi periodi stagionali occorre che l’amministrazione, proprio a fronte di tale peculiarità, evidenzi e chiarisca i profili di incompatibilità con il vincolo, opposti a quelli che hanno consentito la realizzazione ed il mantenimento per la stagione balneare”. Pertanto vi è ampia soddisfazione nel vedere che le ragioni degli imprenditori balneari siano state riconosciute in un periodo in cui il mantenimento delle strutture appare un tema ancora particolarmente conflittuale nella dialettica tra imprenditore e amministrazione, che non intende spesso riconoscere le esigenze dell’imprenditoria finalizzate allo sviluppo di un territorio a vocazione turistica. Anche tale profilo è stato approfondito dai giudici del Consiglio di Stato, laddove si ritiene che l’impatto dell’opera sul paesaggio sia da considerare come valore in sé, a prescindere dalla durata e dalla collocazione stagionale della permanenza dell’opera sul territorio, accogliendo la nostra tesi difensiva che ha contestato come, anche in termini di paventato danno paesaggistico, il concetto di limitazione dello stesso appaia contraddittorio rispetto all’esigenza di tutela primaria di un bene soggetto a vincolo».

In sostanza, hanno concluso i Giudici del Consiglio di Stato “o l’opera è compatibile con il vincolo esistente in loco oppure non lo è, risultando manifestamente illogica una valutazione che ponga la verifica a fini di tutela in termini di mera limitazione di un danno al bene tutelato”.

La reazione della Regione Puglia

Immediata la reazione della Regione Puglia, che ieri ha organizzato un incontro con le soprintendenze pugliesi, il segretariato regionale del Mibact e gli assessori regionali al turismo, al demanio e all’urbanistica.

Questi ultimi, spiega una nota della Regione, «hanno ribadito innanzitutto la possibilità di mantenere tutto l’anno le strutture balneari, dal momento che la strategia turistica regionale prevede la fruizione del proprio patrimonio 365 giorni all’anno. L’incontro è stato utile a chiarire la procedura funzionale alla realizzazione di questo obiettivo, alla luce delle norme vigenti. Partendo, infatti, dalla considerazione che la stessa legge regionale 17 del 2015 (all’art. 8) prevede che “ai fini demaniali marittimi, le strutture funzionali all’attività balneare, purché di facile amovibilità, possono essere mantenute per l’intero anno solare”, è stata condivisa la necessità che per il mantenimento stesso, e ai soli fini paesaggistici, occorra l’istanza dei privati e che la stessa istanza venga inoltrata dai Comuni alle Soprintendenze, ai sensi dell’art. 146 del Codice dei beni culturali».

«Tuttavia - prosegue la nota - la Soprintendenza di Lecce ha osservato come ad oggi abbia ricevuto una sola istanza di mantenimento, giunta in particolare dal Comune di Pulsano. E dunque la stessa Soprintendenza ha ribadito la necessità di rispettare quanto stabilito dalla normativa vigente. La procedura per il mantenimento deve rispondere quindi a quanto prescritto dalla circolare regionale del 6 settembre 2016 e al PPTR. Tuttavia, al fine di agevolare il lavoro dei Comuni, Soprintendenze, Segretariato Regionale e Regione Puglia definiranno entro la fine del mese di febbraio un ulteriore documento, sotto forma di circolare, che sintetizzi i criteri cui i Comuni stessi dovranno attenersi nella valutazione delle istanze di mantenimento. Tale documento recepirà, sintetizzandoli, i contenuti della circolare regionale summenzionata e i risultati del tavolo tecnico della Prefettura di Lecce del 9 marzo 2017, insieme a quanto previsto dal Piano regionale delle coste. Successivamente all'emanazione della circolare, i Comuni dovranno stipulare specifici accordi con le Soprintendenze, sulla base degli specifici contesti territoriali».

Il commento di Federbalneari Salento

Soddisfatta l'associazione di categoria Federbalneari Salento, che tramite le parole del presidente regionale così commenta: «Gli imprenditori balneari hanno sempre affermato la loro naturale propensione a custodire i valori paesistici, senza sentirsi semplici “imprenditori stagionali”. Tutte le nostre aziende, per essere presenti sul demanio, hanno superato una valutazione paesaggistica positiva che i massimi giudici amministrativi ritengono molto importante. L’impresa balneare necessita, per la richiesta sempre più qualificata proveniente dagli stessi ospiti, di poter contare su tutti i restanti mesi dell’anno per valorizzare sempre più la variegata domanda di servizi. Ecco perché riteniamo dannoso il continuo braccio di ferro con le soprintendenze».

«Non ci riteniamo affatto dei semplici occupanti delle spiagge in via esclusiva e per fini di lucro - prosegue Della Valle - anche perché saremmo in contrasto con la tutela degli interessi pubblici. Un’impresa balneare lavora invece ogni giorno dell’anno per prepararsi all'accoglienza, che è la nostra vera identità italiana, e per questo manteniamo le strutture in maniera decorosa, e non per ultimo assicuriamo posti di lavoro almeno per 8 mesi all’anno. L’ambiente è tutelato anche da noi imprenditori balneari: diversamente, dovremmo chiudere subito le nostre attività! Speriamo perciò che tutte queste sentenze a favore dell’intraprendenza imprenditoriale salentina, unica nel suo genere, aiutino a riconoscere il nostro ruolo come ambasciatori d’accoglienza».

Inserito da: Mondo Balneare
Articolo pubblicato il:07/02/2018
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