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Gelati da spiaggia, Algida condannata per abuso di posizione dominante

L'Antitrust ha inflitto alla multinazionale una multa di 60 milioni di euro. La denuncia di concorrenza sleale è partita da un piccolo produttore romagnolo.

Autore: Mondo Balneare

articolo pubblicato il 27/12/2017

mondo balneare

È una storia di gelati, stabilimenti balneari e concorrenza; una vicenda che vede contrapposta una grande multinazionale contro un piccolo imprenditore italiano, in un lungo contenzioso che ha visto nei giorni scorsi la vittoria del piccolo contro il gigante.

La nota azienda in questione è Algida, marchio di gelati di largo consumo e presenti in gran parte degli stabilimenti balneari italiani, di proprietà della multinazionale Unilever. Ma la sua forza non è bastata a evitare una multa di ben 60 milioni di euro inflitta nei giorni scorsi dall'Autorità garante per la concorrenza e il mercato, che ha ritenuto la Unilever responsabile di avere danneggiato i concorrenti produttori di gelati di piccole e grandi dimensioni al fine di raggiungere l'esclusiva delle forniture ai negozi con una serie di clausole e condizioni, instaurando di fatto un regime di concorrenza sleale sino alla mancata concorrenza.

Il caso che ha portato alla maxi-multa è partito proprio dalle spiagge di Rimini: è qui infatti che un piccolo produttore di gelati con sede a Santarcangelo, a pochi chilometri dalle spiagge romagnole, ha presentato una denuncia decisiva per portare l'Antitrust ad aprire l'istruttoria che ha poi determinato la sanzione contro Algida. La piccola azienda in questione è produttrice di un ghiacciolo noto al pubblico come "La Bomba", lanciato proprio a Rimini negli anni '60 e da allora molto popolare in questi lidi. Nel 2008, l'azienda santarcangiolese è stata rilevata da Walter Carletti e Yuri Invelenato e da allora ha visto un successo crescente, con una produzione di 8mila ghiaccioli al giorno. Eppure i proprietari dell’azienda negli ultimi anni si sono sentiti danneggiati per il fatto che molti titolari di stabilimenti balneari si rifiutavano di vendere i loro prodotti, proprio perché la Unilever imponeva loro la commercializzazione solo di gelati a marchio Algida. Da qui la denuncia all’Antitrust, presentata il 3 aprile 2013.

La decisione del garante per la concorrenza è arrivata all'inizio di dicembre, con una sentenza di ben 132 pagine che analizza la situazione in maniera approfondita e che riconosce, da parte di Algida, un abuso di posizione dominante che tendeva a ostacolare la crescita dei concorrenti nel mercato del gelato “preconfezionato monodose da impulso”. Tale definizione tecnica è di assoluto rilievo ai fini della multa: con essa si intendono infatti i classici gelati preconfezionati, il cui consumo è determinato dall'offerta disponibile nel luogo ove sorge l’impulso del consumo stesso. Quindi, secondo l'Antitrust, il fatto che non venissero proposti altri marchi di gelato rappresentava una violazione della corretta concorrenza.

A conferma di questo tipo di comportamento penalizzante per gli altri produttori, l’Antitrust ha verificato l'esistenza di una strategia messa in campo dalla Unilever e costituita da un ampio utilizzo di clausole di esclusiva e da una serie articolata di ulteriori condizioni fidelizzanti, strumenti di politica commerciale e condotte “complessivamente volti – ha spiegato l'Antitrust – a mantenere l’esclusiva delle forniture agli esercizi commerciali che costituiscono la propria clientela, ostacolando così la concorrenza sul mercato”. Da qui la decisione di imporre la multa di 60 milioni di euro.

Algida-Unilever, da parte sua, dopo la sentenza ha già fatto sapere che “respinge fermamente questa conclusione, a suo avviso derivante da diversi errori di valutazione da parte dell’Autorità, e annuncia l’intenzione di ricorrere in sede competente”.

La sentenza integrale dell'Antitrust è scaricabile in pdf cliccando qui.

Inserito da: Mondo Balneare
Articolo pubblicato il:27/12/2017
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