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I balneari pertinenziali incolpano politica e sindacati: 'Siamo disperati'

In seguito alla bocciatura degli emendamenti che dovevano salvare 300 imprese dal fallimento, abbiamo intervistato Walter Galli del Coordinamento concessionari pertinenziali. La sua richiesta: ''Un'immediata riforma dei canoni''.

articolo pubblicato il 21/12/2017

mondo balneare

di Alex Giuzio

Oltre a fare scalpore, la bocciatura degli emendamenti salva-pertinenziali ha gettato nella disperazione circa trecento imprenditori balneari, i cui debiti accumulati ammontano a diversi milioni di euro in cartelle esattoriali a causa di un’ingiustizia fiscale che continua a restare irrisolta e senza una soluzione positiva all’orizzonte. Un balneare pugliese che ieri, dopo la bocciatura degli emendamenti, ha minacciato il suicidio a causa di un debito diventato ormai insostenibile, rende purtroppo l’idea della gravità di questa situazione.
Per le concessioni balneari pertinenziali, l'art.1 comma 256 della legge Finanziaria 2006 ha definito un criterio di calcolo dei canoni collegato ai valori Omi (Osservatorio mobiliare italiano) che ha determinato maxi aumenti del +1500%, con cifre che toccano i 300 mila euro. Nell’estate 2016 il decreto Enti locali ha bloccato le procedure di decadenza per queste concessioni, che altrimenti sarebbero partite a causa dei canoni arretrati non pagati, ma i valori Omi restano in vigore e le cifre si alzano sempre di più. Alcuni emendamenti alla legge di bilancio (in discussione in questi giorni alla Camera)
 volevano abolire queste cifre folli e allo stesso tempo, come misura di solidarietà e per garantire la necessaria copertura economica, alzare i canoni più bassi da 327 a 2500 euro all’anno. Le misure erano appoggiate da maggioranza e opposizione e la loro approvazione sembrava certa, invece ieri notte si sono scontrate con il niet della Ragioneria di Stato che ha bloccato l’approvazione.

Per ricostruire questa vicenda e per condividere con i nostri lettori la gravità della situazione in cui si trovano trecento piccoli imprenditori, abbiamo fatto una chiacchierata con Walter Galli del “Coordinamento concessionari balneari pertinenziali”.

Walter Galli, quali sono i sentimenti tuoi e dei tuoi colleghi pertinenziali dopo la bocciatura dell’emendamento che doveva salvare le vostre imprese dal fallimento?

«La delusione è tanta, non perché eravamo convinti e sicuri che passasse la soluzione individuata – su questo siamo ben vaccinati – ma perché era la nostra ultima possibilità, visto che a breve si scioglieranno le camere. E oltre alla delusione, ci sono la rabbia e la paura di affrontare i giorni che verranno. Ovviamente il coordinamento continuerà a impegnarsi per far sì che nessuno di noi perda il titolo concessorio, ma sarà veramente difficile: siamo ormai con cartelle esattoriali da 300 mila euro a impresa, e anche se non possono farci decadere i titoli grazie all’emendamento approvato lo scorso anno al decreto Enti locali, rimangono i debiti di ingenti entità con l’Agenzia delle entrate».

Qual è stato il motivo che ha impedito l’approvazione dell’emendamento?

«Sembrerebbe che sia mancato il parere favorevole della Ragioneria di Stato, che in sostanza controlla ogni singola legge in fase di approvazione, soprattutto la legge di bilancio, con funzionari burocrati che dovrebbero saper fare bene i conti matematici – e si sa che la matematica non è un’opinione. Ovviamente la politica deve saper presentare relazioni tecniche all’altezza, che in questo caso erano di competenza dei funzionari del Ministero dell’economia e delle finanze, e nemmeno questo è stato fatto. Quindi in sostanza siamo stati bloccati e distrutti dalla matematica».

Ci sono dei colpevoli per la mancata approvazione?

«La responsabilità principale è della politica e dell’Agenzia del demanio. Per la politica, occorre fare una differenza tra quella parlamentare e quella governativa: i parlamentari che ci sono stati vicini in questi anni in maniera trasversale, ma soprattutto quelli di maggioranza, a mio modo di vedere sono responsabili in quanto non hanno avuto il coraggio di proporre una riforma dei canoni, soprattutto dopo il naufragio in Senato del DDL sulla riforma delle concessioni balneari – e mi viene da sorridere sapendo che una delle motivazioni era quella di difendere il canone dei colleghi tabellari, gli stessi che li ritengono il male della categoria e li riempiono di insulti.
Poi c’è la politica governativa: i membri di governo nostri interlocutori hanno altre responsabilità molto più sottili, perché è ovvio che a decidere se una legge passi o no è il governo, sono ormai rarissimi gli emendamenti approvati con il parere sfavorevole del governo stesso. Anche in questo caso, dunque, il nostro interlocutore era parte attiva e importante nella discussione in commissione, e ritengo che il sottosegretario Pierpaolo Baretta abbia dato troppo ottimisticamente per scontata l’approvazione di una soluzione positiva, schiantandosi contro il muro delle coperture economiche e dei tecnici burocrati dell’Agenzia del demanio, che si è praticamente tirata fuori dalla discussione lavandosene le mani come Ponzio Pilato. E in questa storia, l’Agenzia del demanio ha la responsabilità più grave: trattandosi di un organo del Ministero dell’economia e delle finanze, e siccome la relazione tecnica arrivava da questo ministero in base ai dati numerici forniti dal Ministero delle infrastrutture, mi viene il sospetto che la relazione sia stata fatta non per aiutarci, bensì per affossare l’emendamento. Ma questo lo potremo sapere solo nei prossimi giorni».

Ciò che più dispiace è che gli emendamenti salva-pertinenziali erano appoggiati dalle forze politiche di maggioranza e opposizione, e senza che nessuna associazione di categoria si sia mai opposta…

«La trasversalità della politica è un risultato raggiunto dal nostro coordinamento, ma sui sindacati vorrei spendere qualche parola. A sentire loro, si sono sempre battuti, hanno lottato con noi, non ci avrebbero mai ostacolati, hanno speso tante belle parole e bellissimi documenti, come quello di Sib, Fiba e Oasi dove addirittura si proponeva al governo una tassa di solidarietà per contribuire alla copertura economica. Appena 500 euro a concessione, pagabili in due annualità, avrebbero generato 13 milioni di euro! Ma alla sincerità di queste proposte mi viene difficile credere. I vertici dei sindacati sul tema canoni si attengono esattamente a quello che la maggioranza dei loro iscritti dice, e cioè chiedendo nessun aumento dei canoni se non, forse, quando verrà risolto il problema della direttiva Bolkestein. Dovrebbero tutti, dai presidenti delle associazioni nazionali a quelli dei piccoli comitati che gravitano intorno alla categoria, farsi un vero esame di coscienza, e consiglio loro di guardarsi allo specchio e pensare a cosa avrebbero fatto se si fossero trovati nei panni di uno sfortunato collega con canoni impagabili.
È inutile presentare degli emendamenti sulla sospensione dei pagamenti, lo apprezziamo di certo, ma nessuno ha proposto una riforma dei canoni accettabile e sostenibile, e tutti sanno che questa è l’unica soluzione: la legge sui canoni minimi è del 1989 e si parla di 500 mila lire all’anno, che con gli aumenti Istat sono arrivati ai 327 euro di oggi, e allora mi chiedo: è cosi scandaloso aumentare queste cifre minime?
La divisione totale dei nostri rappresentanti è la dimostrazione che la categoria dei balneari non ha gli anticorpi necessari per affrontare problemi politici rilevanti, non essendo mai stati abituati nei decenni scorsi ad affrontare problemi. E allora ecco che quando arrivano la direttiva Bolkestein, lo scontrino obbligatorio o l’aumento dell’Iva, ci si è trovati impreparati e non all’altezza. E non mi riferisco solo ai vertici sindacali, ma anche alla base dei singoli concessionari. Addirittura il presidente dell’ITB Italia Giuseppe Ricci, oltre a criticare aspramente i promotori della nostra soluzione considerando l’aumento del canone minimo un flagello da fermare a tutti i costi, ha proposto di abolire i canoni OMI senza aumentare di un centesimo né i canoni minimi né i parametri di calcolo dei tabellari! Una persona che dovrebbe essere preparata e incline ai compromessi non dovrebbe proporre una soluzione del genere».

Inserito da: Mondo Balneare
Articolo pubblicato il:21/12/2017
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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