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Balneari, bocciata legge salva-pertinenziali: niet della Ragioneria di Stato

300 imprese rimangono a rischio fallimento. La rabbia di Pizzolante (Ap) contro il silenzio delle associazioni.

articolo pubblicato il 20/12/2017

mondo balneare

di Alex Giuzio

Sono stati bocciati tutti gli emendamenti salva-pertinenziali contenuti nella legge di Bilancio. Le proposte, sottoscritte dalle principali forze politiche di maggioranza e opposizione, volevano abolire i maxi canoni Omi degli stabilimenti balneari pertinenziali e allo stesso tempo alzare la soglia minima dei canoni balneari a 2.500 euro per tutti coloro che pagano meno di questa cifra, in modo da avere la copertura economica necessaria per compensare. A tutelare i pertinenziali rimane per ora la sospensione, a tempo indeterminato, dei contenziosi in atto sulle loro concessioni, ma ciò non basta a risolvere l'ingiustizia che ha colpito circa trecento imprese balneari in Italia, e che ora sono sull'orlo del fallimento e della chiusura definitiva.

Gli emendamenti bocciati

Nonostante la trasversalità degli emendamenti facesse presupporre l’approvazione della legge salva-pertinenziali, a opporsi è stata la Ragioneria di Stato, come spiega il deputato Sergio Pizzolante (Ap), tra i principali promotori della soluzione che avrebbe salvato trecento imprese dal fallimento. «Eravamo riusciti a convincere funzionari dei ministeri, colleghi parlamentari, membri di governo, capigruppo. Poi è arrivato il niet della Ragioneria dello Stato, sostenendo che la relazione tecnica abbia estrapolato numeri parziali per la copertura per il blocco dei valori Omi, attraverso un piccolo aumento dei canoni minimi, e che sarebbe stata troppo complicata da sviluppare in tempi così ridotti».

«Sono molto arrabbiato e amareggiato – prosegue Pizzolante – soprattutto perché, se avessimo approvato in Senato la legge-delega sul riordino complessivo delle concessioni balneari, adesso staremmo lavorando con i tecnici dei ministeri competenti con i quali abbiamo condiviso le attività di questi ultimi anni. Sarebbe insomma stato molto più facile fare una riforma completa dei canoni, con anche la soluzione per i pertinenziali. In ogni caso, il blocco delle decadenze rimane grazie al nostro emendamento nel decreto Enti locali, ma è ovvio che quella dei pertinenziali rimane una questione che deve essere risolta».

Il deputato di Ap sembra non risparmiare dalle colpe nemmeno le associazioni di categoria e i vari comitati balneari: «Non ho visto bandiere sventolare a favore dei pertinenziali – conclude Pizzolante – né ho ricevuto telefonate e pressioni da nessuno, tantomeno dai più duri e puri, cioè da chi meno paga di canone e più urla contro chi si impegna».

Le decadenze rimangono sospese

Come misura tampone in favore dei pertinenziali, nonostante la bocciatura degli emendamenti, rimane in vigore la sospensione delle decadenze sulle concessioni pertinenziali fino al varo di una nuova riforma del settore. Tale sospensiva è stata decisa con il decreto Enti locali del 2016, per evitare che l'Agenzia del demanio revochi i titoli ai pertinenziali che, com'è naturale viste le ingenti cifre richieste ingiustamente, sono in forte arretrato con il pagamento dei canoni. Ma si tratta solo di un provvedimento provvisorio che non cancella il debito, come invece intendevano fare gli emendamenti bocciati.

Chi sono i balneari pertinenziali

Gli stabilimenti balneari definiti “pertinenziali incamerati” sono circa trecento in Italia e hanno subìto una grave ingiustizia fiscale che li affligge da diversi anni. Per queste attività, con l'art.1 comma 256 della legge Finanziaria 2006, è stato definito un criterio di calcolo dei canoni collegato ai valori Omi (Osservatorio mobiliare italiano) che in alcuni casi ha determinato un maxi aumento del canone del +1500%, con cifre che toccano i 300 mila euro annui. Aggiungendo gli arretrati, tutto ciò ha significato milioni di euro da pagare per piccole imprese familiari, fuori da ogni logica di mercato.

Gli emendamenti proposti in legge di Bilancio volevano abrogare dal 1° gennaio 2018 i maxi canoni Omi e alzare i canoni ordinari a un minimo di 2.500 euro all'anno. Si sarebbe trattato di una misura di solidarietà verso i balneari nella situazione più grave: aumentare cioè le cifre di chi attualmente paga meno di 2.500 euro all’anno (ad oggi il canone minimo per legge ammonta a 327 euro annui e riguarda ancora vari stabilimenti in Italia) e allo stesso tempo abrogare le elevatissime cifre sostenute dai pertinenziali.

Purtroppo, senza l’approvazione di questa misura, per le imprese pertinenziali la situazione è sempre più grave e preoccupante: nonostante la sospensione delle decadenze, i debiti con l’Agenzia del demanio stanno diventando sempre più ingenti e insostenibili e occorre al più presto individuare una soluzione.

Inserito da: Mondo Balneare
20/12/2017

 
 
 
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