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Lazio, 55 'smart beach' fanno rete per superare la Bolkestein

Presentato a Civitavecchia il brand ''Borghi marinari di Roma'', che coinvolge gli stabilimenti di cinque Comuni per guardare al futuro del settore balneare.

Autore: Mondo Balneare

articolo pubblicato il 13/12/2017

mondo balneare

di Alex Giuzio

CIVITAVECCHIA – Smart beach, coastal management, waterfront. Il litorale nord del Lazio guarda al futuro del turismo attraverso queste parole chiave, e lo fa con una rete di imprese balneari che vogliono prepararsi al nuovo scenario normativo con il motto «l’unione fa la forza». Presentato ieri all’Hotel San Giorgio di Civitavecchia, “Borghi marinari di Roma” è il brand con cui l'associazione di categoria Federbalneari ha associato 55 stabilimenti di cinque diversi Comuni costieri (Montalto di Castro, Tarquinia, Ladispoli, Santa Marinella e Civitavecchia) per oltre 100 chilometri di litorale coinvolti. «L’idea è organizzarci per affrontare le future evidenze pubbliche – ha spiegato Marco Maurelli, presidente di Federbalneari Litorale Nord – proponendo degli investimenti collettivi che guardano all’interesse pubblico del territorio: opere di difesa costiera, tecnologia e digitalizzazione, restyling dei lungomari, nell'ottica di razionalizzare e pianificare le spese. Un punto di forza di cui le amministrazioni comunali non potranno non tenere conto quando predisporranno le gare». Il tutto con la collaborazione dell’Università La Sapienza di Roma, che sta già fornendo il necessario supporto scientifico per individuare le nuove esigenze dei turisti da soddisfare.

Che la rete di imprese sia lo strumento più adatto in questo senso, lo ha confermato all'assemblea l’avvocato Stefano Zunarelli, tra i massimi esperti italiani di demanio marittimo: «Si tratta della forma collettiva che garantisce maggiore flessibilità agli operatori per la partecipazione alle gare – ha detto il giurista – prevedendo dei criteri di entrata e di uscita molto semplici, e senza essere considerato un patto limitativo della concorrenza, al contrario dei consorzi. Si tratta insomma della risposta giusta ai problemi che affliggono gli imprenditori balneari». Quali siano questi problemi, è ormai noto: dopo la direttiva europea Bolkestein del 2006 sulla liberalizzazione dei servizi, che ha portato all’abrogazione del rinnovo automatico delle concessioni ai medesimi titolari, l’Italia attende un riordino del settore che restituisca la certezza necessaria per investire dopo il 31 dicembre 2020, data attuale di scadenza dei titoli. Le idee delle varie associazioni di categoria per superare questa fase sono molteplici, e tra esse Federbalneari si dice pronta ad affrontare le procedure di selezione: «Le spiagge si trovano su suolo pubblico – ha motivato il presidente nazionale Renato Papagni – ed è ovvio e giusto assegnarle tramite evidenza pubblica. L’importante è esserne consapevoli e cercare di ottenere le migliori garanzie possibili in favore degli attuali operatori». Il riferimento è al disegno di legge per la riforma delle concessioni, in discussione in questi giorni al Senato: «Se questa legge non passerà – ha aggiunto Papagni – avremo un gravissimo vuoto normativo, col rischio di una nuova procedura di infrazione e di gare immediate e senza alcun paracadute. Purtroppo per dieci anni la politica non ha deciso, facendoci promesse impossibili per puro calcolo elettorale, e anche oggi c’è chi continua a sostenere che i balneari vadano esclusi dalla Bolkestein. Ma se anche si riuscisse in questa impresa titanica, rimarrebbero i trattati europei a imporre le gare per l’assegnazione delle spiagge. Per questo noi chiediamo di arrivare il prima possibile alle evidenze pubbliche: non certo per suicidarci, ma perché vogliamo riottenere la necessaria certezza per investire e questa è purtroppo l'unica strada».

In ogni caso, Federbalneari avrebbe già predisposto un “piano B” in cui si inserisce anche il progetto della rete d’imprese presentato ieri: «Se questa legge non passerà – ha illustrato Papagni – l’unica soluzione è metterci in sicurezza a livello regionale e comunale, applicando la procedura nota come “atto formale” per ottenere nuove concessioni ventennali tramite la presentazione di un piano di investimenti e affrontando comunque l'evidenza pubblica».

«Insomma, siamo pronti a ogni evenienza – ha aggiunto Maurelli – a prescindere dall’approvazione di questo disegno di legge. L’importante, da imprenditori, è governare il processo di cambiamento in corso, anziché subirlo. E abbiamo i migliori tecnici al nostro fianco per redigere i necessari piani economico-finanziari». Uno di questi è il commercialista Piero Bellandi, che durante l’assemblea di ieri ha invitato gli operatori balneari a non sottovalutare la gravità della situazione: «Molti credono che non sia ancora cambiato nulla, dal momento che nessuna riforma è stata approvata. In realtà, dopo l’abrogazione del diritto di insistenza è cambiato tutto: per come è oggi la legge, siamo alla vigilia delle evidenze pubbliche a partire dal 1° gennaio 2021, col Codice della navigazione che prevede due soli criteri di preferenza: il più rilevante interesse pubblico e la facile rimozione delle opere. Cosa diversa sarebbe invece avere la garanzia del legittimo affidamento e del valore aziendale».

Molto dipende dunque dall’eventuale approvazione della riforma, e a questo proposito è intervenuto il deputato Sergio Pizzolante, assente fisicamente a causa delle vicende che hanno colpito il suo partito Area popolare, ma che ha raggiunto i presenti in collegamento telefonico con Papagni, riferendo che, se le camere saranno sciolte prima di Natale da Sergio Mattarella, l’approvazione in Senato del DDL sarà impossibile, mentre se il presidente della Repubblica attenderà almeno la fine delle festività, allora il provvedimento avrà maggiori chance di essere approvato. E la chiusura del parlamento dipenderà a sua volta dalle tempistiche con cui si concluderanno le leggi finanziarie di fine anno.

Secondo l’avvocato Zunarelli, «l’approvazione della riforma entro questa legislatura è molto difficile», ma in ogni caso «le procedure di evidenza pubblica prima o poi arriveranno, l’importante è stabilire i giusti criteri per la selezione. Ad esempio, una recente sentenza del Consiglio di Stato invita ad applicare il Codice degli appalti, e questo significa che le amministrazioni comunali possono scegliere tra tanti diversi schemi al fine di procedere al rilascio dalle concessioni, dai classici bandi di gara aperta ai project financing con diritto di prelazione – e questa seconda possibilità si può saldare con il progetto della rete d’imprese promosso da Federbalneari, prevedendo il coinvolgimento di un ente creditizio che non sarebbe accessibile al singolo imprenditore». L’intento dei “Borghi marinari di Roma”, infatti, è di valorizzare l’economia del territorio («siamo pronti per questo a dimostrare che per le spiagge del Lazio nord non c’è interesse transfrontaliero», ha detto per inciso Maurelli) e in tale intento si inserisce la collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma, rappresentata ieri dal prof. Armando Montanari, che ha illustrato il concetto di “smart beach”: «Il territorio del Lazio è molto ricco dal punto di vista naturale e culturale – ha esordito il docente – e la “smart beach” deve aggregarsi a questa unicità, inesistente nel resto d’Italia, entrando a far parte di una rete di imprese che risponda a quell’evoluzione e a quell’internazionalizzazione in corso nel settore turistico, con una società liquida i cui attori si spostano ovunque. L’idea del “piccolo è bello” è ormai superata, e tutte le statistiche dimostrano come l’aggregazione abbia salvato tante aziende dalla crisi economica, a prescindere dagli incentivi che lo Stato e le Regioni hanno stanziato per alcuni anni. Per questo, il nostro “manifesto della smart beach” è articolato in quattro step: l’indagine sul ciclo produttivo aziendale, il progetto di intervento, la realizzazione di corridoi per facilitare l’integrazione di imprese e infine il coinvolgimento degli stakeholders per creare un’economia costiera integrata».

All'assemblea di ieri - di cui Mondo Balneare era media partner - è intervenuto anche il comandante della Capitaneria di Porto di Civitavecchia Vincenzo Leone, direttore marittimo del Lazio, che ha espresso il sostegno della Guardia costiera per questo innovativo progetto di aggregazione. Qui di seguito, le interviste che abbiamo realizzato.

Inserito da: Mondo Balneare
Articolo pubblicato il:13/12/2017
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