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L'esperta italiana di concessioni balneari diventa giudice in Corte Ue

Nominata a Lussemburgo Lucia Serena Rossi, docente all'Università di Bologna e consulente del governo per la riforma del demanio marittimo. La neoeletta ha ringraziato il sottosegretario Gozi per la nomina.

articolo pubblicato il 03/12/2017

mondo balneare

Lucia Serena Rossi (nella foto) è stata nominata come nuovo giudice italiano alla Corte di giustizia dell'Unione europea. La giurista, docente ordinario in diritto dell'Unione europea al dipartimento di scienze giuridiche dell'Università di Bologna, è una figura molto nota agli imprenditori balneari italiani: Rossi è infatti stata consulente in materia di demanio marittimo prima per la Regione Emilia-Romagna e poi per il governo italiano, in particolare affiancando il sottosegretario agli affari europei Sandro Gozi. Proprio al sottosegretario è arrivato, da parte della Rossi, un ringraziamento particolare per la nomina.

Secondo quanto ha reso noto l'Università di Bologna nel divulgare la notizia, la nomina di Lucia Serena Rossi sarà effettiva a partire dal prossimo ottobre e la docente sarà la prima donna italiana a ricoprire la poltrona di giudice in Corte UE.

«Si tratta di una prova – ha commentato la professoressa – per cui non basta prepararsi qualche giorno: ci vuole un curriculum adeguato, che ci si costruisce giorno dopo giorno, con una vita di lavoro. Devo sicuramente ringraziare chi ha creduto in me, il governo italiano e in particolare il sottosegretario alle politiche europee Sandro Gozi, che ha avuto un ruolo determinante».

La Corte di giustizia UE, che ha sede a Lussemburgo, è il massimo organo giurisdizionale dell’Unione europea e ha il compito di decidere i casi di rinvio pregiudiziale da parte dei giudici nazionali su questioni europee, giudicare dei ricorsi contro gli Stati membri e annullare gli atti delle istituzioni. Tra le migliaia di casi di cui si occupa ogni anno, la Corte UE ha affrontato quello delle concessioni balneari italiane con la nota sentenza del 14 luglio 2016, nella quale dichiarò illegittimo il regime di proroghe con cui lo Stato italiano aveva gestito le concessioni fino ad allora, in quanto rappresentavano un rinnovo generalizzato e dunque in contrasto con l'ordinamento europeo e in particolare con la direttiva Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi.

Inserito da: Mondo Balneare
Articolo pubblicato il:03/12/2017
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