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Riforma spiagge, primi voti positivi alla Camera

Favorevoli al testo Pd, Ap-Ncd, 5 Stelle e i civici, contrarie solo le forze di centrodestra. Respinta la pregiudiziale di costituzionalità presentata da Forza Italia. Oggi prosegue l'esame del ddl.

articolo pubblicato il 26/10/2017

mondo balneare

di Alex Giuzio

(ore 6.49) - La maggioranza della Camera dei deputati ha espresso i primi pareri favorevoli al disegno di legge sul riordino delle concessioni demaniali marittime: sono infatti stati respinti gli emendamenti firmati dagli esponenti di centrodestra per istituire proroghe fino al 2080 agli attuali concessionari, e negativo è stato anche il voto sulla pregiudiziale di costituzionalità presentata da Forza Italia per tentare di bloccare in partenza il testo (292 contrari, 38 favorevoli, 3 astenuti, nella foto).

Le prime votazioni, iniziate ieri alle 18, hanno visto due schieramenti compatti: da una parte la minoranza di Lega Nord, Fratelli d’Italia e Forza Italia che continuano a fare ostruzionismo al provvedimento, chiedendo che la materia venga rimandata alla prossima legislatura, e dall’altra parte sia le forze di maggioranza (Partito democratico, Nuovo centrodestra, Alternativa popolare, Civici e innovatori) che il Movimento 5 Stelle hanno espresso il loro implicito consenso al ddl, avendo respinto tutti gli emendamenti che intendevano stravolgerne il contenuto nonché la pregiudiziale di costituzionalità. Ad astenersi, infine, è stato solo il gruppo Mdp.

Le votazioni riprenderanno oggi a partire dalle 9.30, ma l’orientamento sembra ormai chiaro: il disegno di legge n. 4302 del governo, che intende istituire le evidenze pubbliche delle concessioni balneari per adeguarsi alla direttiva europea Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi, prevedendo però il riconoscimento del valore commerciale e della professionalità in favore degli attuali titolari, potrebbe passare così com’è alla Camera. Tutt’altra partita si giocherà invece in Senato, dove la maggioranza è più risicata – senza contare che sul disegno di legge-delega, che per sua natura è legato al governo in carica, pendono i tempi strettissimi legati alla fine della legislatura entro l’inizio di marzo.

Proprio questo è un altro dei cavalli di battaglia del centrodestra, sicuro che il disegno di legge non andrà mai in porto, e che per questo chiede di rimandare la materia alla prossima legislatura. In tutta risposta, invece, la maggioranza accelera: con la scadenza delle concessioni al 31 dicembre 2020, il piano degli alleati di governo è istituire una nuova normativa che regolamenti le concessioni balneari col complesso intento di rispettare le disposizioni europee e allo stesso tempo garantire i diritti degli attuali concessionari che hanno investito in base al precedente contratto di rinnovo automatico dei titoli, poi abrogato proprio per adeguarsi alla direttiva Bolkestein che chiede le evidenze pubbliche.

I prossimi mesi saranno insomma decisivi per il futuro delle concessioni balneari, e già tra dicembre e gennaio sarà chiaro se il disegno di legge in discussione avrà possibilità di essere approvato (a prescindere dal successivo decreto attuativo), oppure se la palla passerà al prossimo governo. Nel frattempo, offriamo qui di seguito una significativa sintesi del dibattito di ieri alla Camera, per chi desidera conoscere le diverse posizioni in campo.

Il dibattito

Nell’argomentare le ragioni per cui Forza Italia ha presentato una pregiudiziale di costituzionalità, che se approvata avrebbe affossato il disegno di legge, la deputata Sandra Savino ha ripreso il parere negativo del Comitato legislativo (vedi notizia), sottolineando che «questo disegno di legge delega si limita a previsioni generiche che richiama valori talora in contrasto tra loro», definendolo un «provvedimento pasticciato» nonché «incompatibile con l'articolo 76 della Costituzione in materia di esercizio della funzione legislativa, considerato che l'eccesso di delega trasferisce di fatto la funzione legislativa propria del parlamento al governo». Analogamente, il collega di partito Walter Rizzetto, annunciando il voto favorevole alla pregiudiziale, ha evidenziato che «parlare di logica del libero mercato è un conto, ma questi interventi scadono nel liberismo più sfrenato. Le spiagge sono libere, è vero, ma all'interno delle concessioni ci sono degli investimenti da parte di piccole e medie imprese, e sono investimenti anche piuttosto pesanti. Se andiamo avanti con questo provvedimento, le nuove norme si andranno a configurare come una mannaia in seno alla direttiva Bolkestein, però sulla testa del settore balneare e di tante famiglie che vivono e hanno investito in questo settore».

Anche la Lega Nord, nella sua dichiarazione di voto espressa dal deputato Stefano Allasia, ha annunciato di essere «a favore di questa pregiudiziale, ritenendo fondate le questioni presentate su questo provvedimento, essendo una legge delega al governo su un settore in cui il parlamento e la politica italiana in questi anni ha discusso molto. Troviamo abbastanza bizzarro, fuori luogo e anche fuori tempo massimo – ha proseguito Allasia – arrivare a pochi mesi dalla scadenza legislativa e presentare una legge delega a un governo che oramai sta facendo le valigie. È abbastanza bizzarro che la maggioranza presenti e richieda una legge-delega in cui si discuta solo ed esclusivamente di una tipologia di settore specifico come le concessioni demaniali marittime, e non discuta completamente la direttiva Bolkestein o, eventualmente, chieda una deroga all'Europa per cercare di trovare uno stralcio della cosiddetta Bolkestein per le varie tipologie di settori che tocca la legge europea».

Di parere opposto è stato Andrea Mazziotti (Civici e innovatori), noto per le sue posizioni ultra-liberali in materia di concessioni balneari (vedi notizia), che ha annunciato il voto contrario alla pregiudiziale da parte del suo gruppo, attaccando le forze di centrodestra: «Ogni volta che si parla di qualcosa che somiglia a liberalizzazioni, privatizzazioni, gare e atti di questo tipo, per qualche strano motivo Forza Italia è sistematicamente contraria, ed è buffo che quello che si definisce da sempre un partito liberale non voglia le gare. Noi pensiamo, invece, che un partito liberale dovrebbe invitare ad aprire il mercato e far entrare nuove energie, i più bravi, i più meritevoli, i più innovativi. Noi siamo dell’idea di consentire di restare a chi deve recuperare investimenti veri, e non investimenti a prescindere da quali siano, e soprattutto ricordiamoci che stiamo gestendo qualcosa che è dei contribuenti. Ricordo che lo Stato italiano incassa 103 milioni l'anno sui canoni demaniali, che fanno 6 euro al metro quadro l'anno: questa è la media che si incassa da questo tipo di attività che fattura svariati miliardi».

Mazziotti non accetta nemmeno il termine “espropriazione”, più volte utilizzato dalle forze di centrodestra: «Si espropriano le cose proprie – ha detto il deputato – mentre le spiagge non sono beni di coloro che sono titolari di una concessione. Si chiama concessione perché noi le concediamo: questo sfugge come concetto». Infine, l’esponente civico ha sostenuto che il disegno di legge fa addirittura «dei passi troppo timidi, mentre noi pensiamo che se ne dovessero fare di più coraggiosi per l'apertura al mercato e della trasparenza».

Anche il gruppo Alternativa popolare, con le parole del deputato Giovanni Mottola, ha espresso il suo appoggio al testo e la sua contrarietà alla pregiudiziale: «Il settore balneare aspettava da tempo un riordino complessivo e il provvedimento in esame rispetta pienamente la disciplina prevista dall'articolo 76 della Costituzione, introducendo nel merito il riferimento al legittimo affidamento, cioè al riconoscimento per gli operatori del settore di un giusto compenso per gli investimenti effettuati, oltre alla tutela dell'interesse nazionale per i singoli Stati. Pertanto si è costruito un provvedimento legislativo equilibrato che, oltre a osservare in pieno i principi comunitari, tutela e valorizza le nostre imprese di un settore in continua e costante crescita, che costituisce tra l'altro un importante e fondamentale elemento per la crescita economica e occupazionale del Paese. È quindi importante approvare un provvedimento che contiene un reale sviluppo di un settore trainante della nostra economia, con una misura frutto di un lavoro intenso nelle commissioni di merito, che ha portato a un risultato importante anche grazie al contributo delle associazioni di categoria».

Per il Partito democratico ha infine parlato la deputata Veronica Tentori: «I colleghi che presentano la pregiudiziale evidenziano che la materia trattata presenta criticità a causa della mancanza di una disciplina generale di riordino aggravate dalle procedure di contenzioso aperte in sede europea. Vorrei dire che è proprio per tale situazione critica che risulta evidente la necessità di dotarci di un quadro normativo di riferimento chiaro sull'utilizzo di un bene pubblico, attraverso l'affermazione di criteri e princìpi che possano essere validamente sostenuti in sede europea. Questa materia sinora è stata affrontata rincorrendo le emergenze, e oggi è un gesto di responsabilità quello di fare chiarezza e dare una risposta che possa scongiurare il rischio di nuove infrazioni e porre fine al permanere di una situazione di incertezza per tutti coloro che lavorano nel settore balneare, con criteri che rispondono all'esigenza necessaria di contemperare i rilevanti interessi pubblici in gioco, che non possono essere affrontati facendone prevalere uno a scapito dell'altro, e che non sono in contrasto tra loro ma devono essere bilanciati nei decreti legislativi. È dunque corretto che in questo testo si richiamino tutti gli aspetti: il rispetto della concorrenza, la qualità paesaggistica e ambientale, la libertà di stabilimento, la garanzia dell'esercizio e dello sviluppo delle attività imprenditoriali e il riconoscimento e la tutela degli investimenti dei beni aziendali e del valore commerciale».

«Per quanto riguarda la durata delle concessioni – ha proseguito Tentori – va ricordato che il 14 luglio 2016 la Corte di giustizia europea ha ritenuto illegittima la proroga generalizzata delle concessioni demaniali marittime e ha nello stesso tempo consentito agli Stati membri di tenere conto, nello stabilire la procedura di selezione, di motivi imperativi di interesse generale. La nuova disciplina oggi in esame tiene quindi in considerazione il contesto che si deve andare a normare: considerate le direttive comunitarie, si individua una strada per accompagnare quei soggetti che, rispettando le norme vigenti, hanno effettuato degli investimenti e dei progetti economici. Aggiungo infine che le materie trattate sono senza dubbio di competenza dello Stato: ne è testimonianza il fatto che la Corte costituzionale è intervenuta spesso sulla questione, dichiarando illegittime le disposizioni regionali che prevedevano proroghe delle concessioni demaniali marittime in favore dei concessionari in essere. Stupisce quindi che i richiami al rispetto delle decisioni della Corte costituzionale arrivino proprio dal gruppo di Forza Italia, che contestualmente alle pregiudiziali in discussione, ha presentato emendamenti volti a prorogare fino al 2080 le concessioni in favore dei concessionari in essere. In conclusione, ritengo che queste pregiudiziali di costituzionalità siano pretestuose e abbiano l'obiettivo di ostacolare l'approvazione di questa legge per rinviare per l'ennesima volta il problema. Il Partito democratico non vuole più rinviare, e per tutte queste ragioni voteremo contro questa pregiudiziale».

Una volta bocciata la pregiudiziale di costituzionalità, si è passati alla votazione dei primi emendamenti, quelli firmati da esponenti di centrodestra che puntavano a sopprimere il disegno di legge oppure a istituire lunghe proroghe per gli attuali concessionari, fino al 2080. Ma anche tutti questi emendamenti sono stati bocciati dalla maggioranza della Camera.

Nell’illustrare le ragioni della contrarietà di Forza Italia rispetto al ddl, la deputata Deborah Bergamini ha sottolineato che «questo disegno di legge delega arriva molto tardi, alla fine della legislatura, e delega un governo che ha pochissimi mesi di vita a svolgere un lavoro di riordino delle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali. Riordino che, a nostro parere, non avverrà assolutamente con questo disegno di legge delega. Noi non pensiamo che sia sbagliato in assoluto un disegno di legge delega, ma pensiamo che sia sbagliato questo disegno di legge delega, in questi tempi e con questa tempistica. Pensiamo che sia fumoso, che non ci sia una cornice chiara, e soprattutto che pretenda di riordinare una materia per riordinare la quale mancano elementi basilari. Nelle indagini che abbiamo fatto nelle commissioni competenti, ci è stato candidamente fatto capire che non si sa quante siano le concessioni demaniali marittime nel nostro paese, quanto rendano, quanti, quali e di quale importo siano i contenziosi che pendono su molte di queste concessioni. Insomma, ci sembra molto difficile, se non velleitario, riordinare una materia della quale manca proprio l'alfabeto di base. Noi abbiamo il sospetto che con questo provvedimento si voglia semplicemente fare cassa ai danni di un comparto produttivo di piccole imprese familiari che funziona bene, che è un modello e che non merita questo trattamento. Non pensiamo che mettere in ginocchio un modello che funziona della nostra industria turistica sia una buona strada e non sappiamo a vantaggio di chi vogliamo, di fatto, procedere alla messa all'asta di concessioni che riguardano i nostri confini nazionali, dunque di grande delicatezza, e che aprono sì alla libera competizione, ma senza il necessario principio di reciprocità che sottende a ogni buona operazione di liberalizzazione. Noi pensiamo che il ddl sia perdente, che probabilmente andrà ad avvantaggiare grandi gruppi alberghieri italiani e stranieri, o chissà qualche cooperativa, non lo sappiamo. Ma sicuramente andrà a distruggere un modello che funziona. Le liberalizzazioni vanno fatte, ma questo paese, nella sua storia recente, ha visto purtroppo quanto le liberalizzazioni affrettate, e fatte male, producano soltanto un danno. È curioso poi che si voglia procedere con tale velocità e, lasciatemi dire, anche superficialità, a liberalizzare settori che riguardano gli interessi economici di piccole famiglie, e ci sia invece molta più prudenza quando si tratta di andare a liberalizzare i mercati di concessioni di grandi gruppi, potenti, importanti, che si sanno difendere molto meglio delle piccole aziende familiari di cui oggi siamo chiamati a decidere il futuro. Quindi, noi ribadiamo la nostra assoluta contrarietà a questo disegno di legge delega e non entreremo nel merito del provvedimento. Pertanto, abbiamo scelto di presentare degli emendamenti soppressivi e degli emendamenti che chiedano le proroghe delle concessioni in essere, ma abbiamo scelto politicamente di non entrare nel merito degli altri emendamenti. Per cui, anticipo che Forza Italia si asterrà su tutti gli emendamenti, esclusi quelli naturalmente presentati da Forza Italia stessa».

La forzista Stefania Prestigiacomo ha poi fatto un paragone con la situazione spagnola: «Ci siamo sentiti dire che “ce lo chiede l'Europa”, ma è proprio ai casi virtuosi europei che dobbiamo guardare. Pensiamo un attimo alla Spagna: quando esiste la volontà politica di difendere gli interessi nazionali di un paese, ci si riesce, anche nell'ambito dell'Unione europea. Ma - ripeto - è necessaria la volontà politica.
La Spagna, nel 2013, ha approvato la revisione della Ley de Costas del 1988, prevedendo una proroga da 30 a 75 anni delle concessioni in essere, in base alla loro tipologia, senza procedure di evidenza pubblica, proprio grazie all'invocazione del diritto di godere della proprietà dei propri beni, di cui all'articolo 17 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Non si capisce, allora, la fretta di chiudere un provvedimento messo insieme in modo confuso, chiamato “riordino”, senza ragionare sul fatto che il nostro Paese possiede, solo di litorali marittimi, 8 mila chilometri di coste e che ha la capacità tecnica di realizzare stabilimenti balneari ecocompatibili, non impattanti, anche in luoghi diversi da quelli che sono già soggetti a concessione. Quindi, tutto è, tranne che un riordino.
La tanto sbandierata scarsità di risorse naturali da parte del governo non esiste. Semplicemente non c'è. Sono ancora disponibili chilometri delle nostre coste, ben il 48 per cento delle nostre coste è ancora disponibile. Questa disposizione è la dimostrazione di quanto il governo proprio non comprenda il comparto, non ne comprenda il funzionamento, non ne comprenda il potenziale, non ne comprenda l'interesse nazionale. Così si rischia davvero di mettere in ginocchio migliaia di imprese, di famiglie e di lavoratori».

In opposizione alle richieste di lunghe proroghe è infine intervenuto il deputato Sergio Pizzolante (Alternativa popolare), relatore del disegno di legge: «Sugli emendamenti relativi alle proroghe c'è una questione sostanziale che sta fuori dal dibattito delle opinioni politiche. C'è infatti una sentenza della Corte di giustizia europea che dice che la proroga al 2020 è illegittima, perché la proroga di cinque anni significava rinnovo automatico delle concessioni, quindi fuori dal diritto europeo. Ora, qui ci si dice: quella al 2020 era illegittima per una sentenza della Corte di giustizia europea, facciamone una al 2080. Potrei anche essere personalmente d'accordo su una proroga al 2080, ma qui non siamo nel campo delle opinioni; siamo nel campo di una sentenza sostanziale che dice: il rinnovo automatico non si può fare. E qui ci si chiede di approvare al 2080. Poi si cita la Spagna, e anche qui bisogna saper leggere le cose ed essere onesti. La Spagna ha posto una proroga sino a 75 anni perché sino al 1988 le spiagge in Spagna erano di proprietà privata. Il governo Gonzales le statalizzò e diede come indennizzo una proroga di trent'anni. Sulla base di tale questione, la Spagna dice che quei trent'anni non sono congrui e si rinnova sino a 75 anni: questa è la legge che hanno fatto in Spagna, che però è figlia di un'operazione collegata all’esproprio di una proprietà privata nel 1988. Quindi non c'entra nulla con la questione italiana. Ora è evidente che, se noi approviamo una proroga al 2080, è chiaro che ci sarà una sentenza della Corte di giustizia europea che dirà che è illegittima; e se dirà che è illegittima, non ci sarà una prova d'appello perché, quando ha dichiarato illegittima la proroga al 2020, un'ora dopo abbiamo posto una norma con la quale abbiamo stabilito, nel decreto-legge enti locali, che le concessioni sono legittime nelle more della legge di riordino, che è questa che dobbiamo approvare. Ma se noi diciamo che la legge di riordino è la proroga al 2080, è una presa in giro colossale e scatteranno la procedura di infrazione, che pagheranno gli operatori, e le gare subito. La conseguenza della proroga al 2080 sono quindi le gare subito, che noi non vogliamo, perché pensiamo che nel passaggio dal vecchio regime al nuovo regime ci debba essere un periodo di transizione e poi, quando saranno svolte le procedure di evidenza pubblica, bisognerà riconoscere il legittimo affidamento, il valore commerciale dell'impresa, la professionalità, eccetera, eccetera. È l'unica cosa che salvaguarda per davvero le imprese e fa ripartire gli investimenti».

In risposta a Pizzolante, il deputato Elio Palmizio (Forza Italia) ha chiarito che «noi non stiamo facendo degli emendamenti di merito, si vede chiaramente: noi non siamo d'accordo su questo disegno di legge, che secondo noi non vedrà la luce per i tempi stretti di fine legislatura. Semplicemente vogliamo rimandare il problema al prossimo governo, che non sarà certamente come questo governo, ma sarà un governo che andrà in Europa a combattere per salvaguardare le nostre imprese balneari. Questo è l'obiettivo vero! Questo disegno di legge non passerà al Senato. Noi facciamo un piccolo ostruzionismo e il prossimo governo, che sarà con noi al suo interno, riuscirà invece ad approvare un disegno di legge più confacente».

La conferenza stampa contro il DDL

Per ribadire le ragioni del “no” a quello che definiscono il “ddl ammazzabalneari”, oggi pomeriggio Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia organizzano una conferenza stampa a Montecitorio alle ore 16. Interverranno per Forza Italia Renato Brunetta, Paolo Romani, Deborah Bergamini, Maurizio Gasparri, Remigio Ceroni, Sestino Giacomoni, Roberto Occhiuto, Fabrizio Di Stefano, Catia Polidori, Luca Squeri e Sandra Savino; per la Lega Nord Gian Marco Centinaio e Stefano Allasia; per Fratelli d'Italia Fabio Rampelli. Saranno inoltre presenti l'assessore regionale ligure Marco Scajola e i rappresentanti delle associazioni degli imprenditori balneari Assobalneari-Confindustria, Federturismo Confindustria, Itb Italia, Donnedamare.

Inserito da: Mondo Balneare
26/10/2017

 
 
 
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