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''Più uniformità nel salvamento in mare'': l'appello dei bagnini

A fine stagione si riaccende il dibattito sull'interruzione del servizio a stagione ancora in corso.

Autore: Mondo Balneare

articolo pubblicato il 13/09/2017

mondo balneare

di Alex Giuzio

Puntuale come la fine della stagione, a metà settembre riemergono le polemiche sull'interruzione del servizio di salvataggio in mare nonostante l'estate abbia ancora un mese di bel tempo da regalare ai turisti. Se si vuole continuare a parlare di "destagionalizzazione", quello dei bagnini di salvataggio sarebbe infatti uno dei servizi minimi da garantire almeno fino alla fine del mese, ma la situazione è alquanto diversa in tutto il territorio italiano.

Questa volta è in Romagna che si accende la miccia del dibattito, con una lettera aperta dell'Associazione marinai di salvataggio di Rimini, diramata nei giorni scorsi dal portavoce Andrea Manduchi, che sottolinea la difformità tra località vicine in merito all'interruzione del servizio di salvamento obbligatorio. Se infatti a Riccione e a Bellaria Igea Marina i bagnini in divisa rossa dovranno rimanere in torretta fino al 17 settembre, a Rimini il servizio si è già concluso la scorsa domenica 10 settembre. E questo è solo un esempio tra i tanti, che dovrebbe invitare a una riflessione - se non nazionale - almeno a livello regionale.

Dopo un plauso a tutti gli assistenti bagnanti «per la loro incessante opera di prevenzione e soccorso», Manduchi ricorda che l’estate che si sta chiudendo è stata costellata «da innumerevoli e quotidiani “miracoli silenziosi” e segnata da alcuni tragici avvenimenti che dovrebbero suggerire una profonda riflessione sociale e riformulare il paradigma della sicurezza della vita in mare», riferendosi soprattutto alla clamorosa morte di Pierluigi Ricci, il bagnino di salvataggio che lo scorso 7 agosto a Fano è morto per salvare una famiglia tuffatasi in mare nonostante la bandiera rossa (vedi notizia). Secondo Manduchi, «la penuria di informazioni a disposizione dei turisti porta inevitabilmente a una colpevole sottovalutazione dei pericoli della balneazione», e per questo il portavoce dei marinai di salvataggio riminesi invita le istituzioni a ragionare su «un’informazione specifica e capillare che deve essere indirizzata all’utenza balneare». In seguito al sacrificio di Ricci, da più parti si era levato l'appello a vietare per legge di fare il bagno con la bandiera rossa, ma se questa misura rappresenta delle evidenti difficoltà di applicazione, non si può non condividere almeno l'invito di Manduchi e colleghi a divulgare una maggiore coscienza e informazione sui pericoli (per sé e per gli altri) di tuffarsi quando il mare è mosso.

E tornando all'uniformità del servizio di salvataggio, anche qui il tema è scottante: perché in una località turistica è possibile fare il bagno a metà settembre contando sulla presenza del bagnino in caso di pericolo, mentre a pochi chilometri di distanza le torrette sono vuote? Perché non ragionare su ordinanze regionali che, nell'ottica della destagionalizzazione tanto desiderata da operatori turistici e amministratori locali, garantisca la stessa data di interruzione del servizio di salvamento in tutto il territorio? Queste le domande su cui vale la pena riflettere.

Inserito da: Mondo Balneare
Articolo pubblicato il:13/09/2017
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