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''Le concessioni balneari sono valide'': sentenza Tar fa chiarezza su proroga

Nonostante la pronuncia della Corte Ue, il tribunale afferma che i titoli antecedenti al 2009 conservano efficacia fino al 2020.

Autore: Mondo Balneare

articolo pubblicato il 08/09/2017

mondo balneare

di Alex Giuzio

Le concessioni balneari antecedenti al decreto legge 194/2009 sono valide ed efficaci, nonostante la Corte di giustizia europea abbia dichiarato l'invalidità del regime di proroga. Lo ha stabilito una recente sentenza del Tar Toscana, la n. 608 del 26 aprile 2017, pubblicata nei giorni scorsi per esprimersi sul ricorso di uno stabilimento della regione che aveva chiesto un'ulteriore pronuncia della pubblica amministrazione per sancire la validità del titolo concessorio dopo la sentenza Ue. Il ricorso è stato respinto proprio perché, secondo il Tar, non occorrono ulteriori pronunce, essendo le concessioni valide ed efficaci.

La sentenza - così riassunta dalla rivista Patrimonio Pubblico, che ha divulgato il testo - afferma infatti che «la concessione demaniale marittima risalente a prima del d.l. 194/2009 è provvedimento amministrativo valido ed efficace, stante anche, dopo la sentenza della Corte di Giustizia 14 luglio 2016, C-458/14 e C-67/15, la sopravvenuta emanazione dalla previsione di conservazione di validità dei rapporti già instaurati e pendenti di cui all’art. 24, comma 3-septies, del decreto-legge n. 113 del 2016 (convertito in legge n. 160 del 2016), apparendo ancora privo di attualità il riferimento alla cessazione del suddetto regime di conservazione di validità in esito alla approvazione della nuova disciplina normativa di settore».

La sentenza del Tar Toscana mette dunque un importante paletto in favore degli attuali imprenditori balneari, che in seguito alla pronuncia della Corte di giustizia europea, arrivata il 14 luglio 2016, si trovano in una situazione molto complessa. La Corte Ue un anno fa ha infatti sancito l'illegittimità delle proroghe automatiche, con cui il governo italiano aveva fino ad allora gestito le concessioni balneari, poiché in contrasto con la direttiva europea 2006/123/CE (nota come "Bolkestein") che imporrebbe la liberalizzazione dei servizi e quindi le evidenze pubbliche delle spiagge. L'ultima proroga portava la scadenza delle concessioni al 31 dicembre 2020, ma la sentenza europea ha compromesso la validità di tale termine.
Una settimana dopo, con un emendamento di emergenza al decreto Enti locali noto come "legge salva-spiagge" (vedi notizia), il governo Renzi aveva stabilito che le concessioni in essere erano comunque valide, ma lo scorso 10 maggio il Tar Lombardia ha dichiarato l'illegittimità anche di questo emendamento (vedi notizia), affermando che «con tale norma, il legislatore [...] ha sostanzialmente reintrodotto un rinnovo automatico delle autorizzazioni concesse, oltretutto senza la previsione di un termine finale certo, che impedisce lo svolgimento di procedure comparative [...] e le indicazioni date dalla Corte di Giustizia. Conseguenza di tale palese violazione è la disapplicazione di tale norma».

Del tutto opposta è invece la pronuncia del Tar Toscana, che al contrario afferma come le concessioni balneari antecedenti al d.l. 194/2009 (cioè la legge che ha prorogato i titoli in seguito all'abrogazione del rinnovo automatico, deciso dal governo Berlusconi per adeguarsi alla Bolkestein e uscire dalla procedura di infrazione), conservino validità ed efficacia nonostante la sentenza. Forti di questa posizione, gli attuali balneari sarebbero quindi più tutelati da eventuali soggetti terzi che volessero mettere le mani sulle loro aziende prima del 2020.

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Eppure in questa situazione altalenante, senza una norma definitiva in materia di demanio marittimo e con decine di sentenze che continuano a stabilire tutto e il contrario di tutto, per gli imprenditori balneari il futuro delle loro aziende dopo il 2020 è ancora molto incerto e di conseguenza il comparto turistico costiero non sta effettuando gli investimenti necessari alla crescita. Al momento, il governo e il parlamento stanno lavorando a un disegno di legge che intende riordinare la materia istituendo le evidenze pubbliche, ma i suoi contenuti non sono ancora approvati né tutte le associazioni di categoria sono d'accordo con alcuni aspetti del ddl. E la scadenza della legislatura è molto vicina.

Pubblichiamo qui di seguito l'estratto più significativo della sentenza n. 608 del 26 aprile 2017 del Tar Toscana, gentilmente concesso dalla rivista Patrimonio Pubblico.

«6 - Rileva il Collegio che il proposto ricorso ai sensi degli artt. 31 e 117 c.p.a. è inammissibile per difetto d’interesse, come eccepito dalla parte resistente. Risulta decisivo il rilievo che la ricorrente, pacificamente, gestisce lo stabilimento balneare «Bagno Vittoria» “in virtù di concessione demaniale marittima del 21 ottobre 2009, rep. n. 55240 – fasc. n. 130, successivamente rinnovata sino al 31 dicembre 2020” (così si legge nel ricorso introduttivo pag. 1), quindi è titolare di un titolo concessorio avente ancora ampio margine temporale di durata, con il risultato che non risulta sussistere l’interesse concreto e attuale ad un ulteriore pronuncia dell’Amministrazione volta a futura proroga del titolo stesso, non risultando quindi sussistere i presupposti per l’attivazione dell’azione sul silenzio (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 6 aprile 2016, n. 1358; Cons. Stato, sez. IV, 26 agosto 2015, n. 4014). Né appare convincente l’assunto di parte ricorrente secondo cui il titolo concessorio in essere “è del tutto instabile”, trattandosi invece di provvedimento amministrativo valido ed efficace, stante anche, dopo la sentenza della Corte di Giustizia 14 luglio 2016, C-458/14 e C-67/15, la sopravvenuta emanazione dalla previsione di conservazione di validità dei rapporti già instaurati e pendenti di cui all’art. 24, comma 3-septies, del decreto-legge n. 113 del 2016 (convertito in legge n. 160 del 2016), apparendo ancora privo di attualità il riferimento alla cessazione del suddetto regime di conservazione di validità in esito alla approvazione della nuova disciplina normativa di settore».

Inserito da: Mondo Balneare
Articolo pubblicato il:08/09/2017
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