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Balneari, la preoccupazione dei sindaci: martedì le proposte ''anti Gnassi''

Anche il primo cittadino di Viareggio prende le distanze dal delegato Anci. E Assobalneari porterà la sua voce alle audizioni di dopodomani.

Autore: Mondo Balneare

articolo pubblicato il 30/04/2017

mondo balneare

A distanza di tre giorni dall'audizione alla Camera dei deputati, continuano a sollevarsi le voci dei sindaci che prendono le distanze dal documento consegnato da Andrea Gnassi, nei panni di delegato nazionale Anci al demanio marittimo, contenente le osservazioni sulla riforma delle concessioni balneari a cui sta lavorando il governo. Osservazioni profondamente criticate dai colleghi sindaci di Gnassi, perché non rappresenterebbero una posizione condivisa. Infatti, Anci Liguria e Anci Toscana hanno già espresso il loro dissenso, mentre oggi una lunga nota del sindaco di Viareggio Giorgio Del Ghingaro fa da contrappeso alle parole di Gnassi, esprimendo «profonda preoccupazione» per il ddl che invece il sindaco di Rimini ha accolto con favore, chiedendo addirittura la possibilità di anticipare le evidenze pubbliche.

Intanto, Assobalneari-Confindustria promette di dare voce ai sindaci che non si sentono rappresentati da Gnassi: «Alla nostra audizione in programma martedì - annuncia il presidente Fabrizio Licordari - ci faremo carico di esprimere la posizione di tutti quegli amministratori locali che hanno preso le distanze dal delegato Anci».

Questa, invece, la lunga nota del sindaco di Viareggio Del Ghingaro: «Esprimo profonda preoccupazione per lo stato di incertezza normativa nella quale versano ormai da dieci anni le nostre imprese balneari. Anche nel nostro territorio, la Versilia e il Comune di Viareggio, le concessioni demaniali marittime ad uso turistico ricreativo hanno permesso la nascita e la crescita economica di tante piccole e piccolissime imprese, hanno sviluppato un modello sano e competitivo di turismo balneare, hanno prodotto reddito e creato posti di lavoro, tutelato le spiagge e la sicurezza dei bagnanti, organizzato servizi di interesse generale, disegnando al contempo un paesaggio unico e irripetibile. Si tratta per lo più di imprese a conduzione familiare, che hanno investito sul bene concesso il lavoro di più generazioni, di intere famiglie e hanno contratto mutui importanti per migliorare le loro attività, adeguandole alle normative più recenti, in tema di rispetto dell’ambiente, di abbattimento delle barriere architettoniche, di sicurezza e creato un indotto molto importante dell’economia del nostro territorio».

«Tutto questo - prosegue Del Ghingaro - è stato messo pesantemente in crisi dalla direttiva Bolkestein, dallo scellerato recepimento della stessa fatto all’epoca senza alcuna contestazione, e da una selva infinita di leggi, sentenze, mozioni e proroghe che hanno avuto solo l’effetto di disorientare la categoria, le amministrazioni, i lavoratori e di bloccare gli investimenti nel nostro sistema di balneazione attrezzata e in tutto l’indotto. Dal 2006 ad oggi, i governi che si sono succeduti non sono riusciti a mettere ordine nella normativa, a far capire in sede europea che c’era bisogno di trovare un’applicazione diversa della direttiva alle concessioni demaniali marittime, così come hanno fatto peraltro paesi come la Spagna e il Portogallo, e le nostre imprese sono rimaste nella palude dell’incertezza e con l’incubo delle aste pubbliche, che metterebbero a rischio tutto il nostro sistema, aprendo alla concorrenza di multinazionali o di soggetti con grandi capitali da investire o riciclare, che non avrebbero sicuramente a cuore la tutela dei nostri lavoratori, dell’ambiente o del paesaggio».

«Sono stati presentati diversi disegni di legge per cercare di ridare serenità alle nostre imprese, per assicurare allo Stato le giuste entrate come canoni concessori, per far sì che finalmente in Italia ci fosse un Demanio in grado di sapere quante sono le concessioni in essere e quelle ancora concedibili, ma tutto è finito, con il ritmo lento di qualche proroga, su un binario morto. Ora il ministro Costa ha varato un ddl che delega il governo a riordinare la materia secondo determinati criteri o principi, che però non tengono conto di quella che poteva essere la soluzione più giusta e anche la più sostenibile in sede europea: quella cioè di istituire un doppio binario per le concessioni esistenti e quelle ancora da assegnare. Alle prime un lungo periodo transitorio (minimo di 30 anni) per consentire alle imprese di ammortizzare gli investimenti fatti e da fare, per tutelare il legittimo affidamento e la certezza del diritto e per le seconde un’evidenza pubblica in linea con la normativa europea».

«Siamo convinti - conclude Del Ghingaro - che prese di posizioni radicali meritino di essere valutate e concordate a seconda dei territori e delle necessità, ma siamo certi che una legge approvata in fretta, senza una capillare consultazione di tutte le rappresentanze sindacali della categoria, dell’Anci e delle Regioni, e senza gli opportuni emendamenti, getterebbe nello sgomento i titolari delle imprese, le loro famiglie, i lavoratori e gli stessi amministratori pubblici, in particolari i sindaci dei Comuni costieri che si troverebbero a dover gestire bandi difficilissimi, gare pericolose e una montagna di ricorsi che oltre al blocco di un settore importantissimo dell’economia turistica, ricadrebbero in termini di costi sull’intera collettività. Ci auguriamo pertanto la più ampia consultazione possibile delle rappresentanze della categoria e dei sindaci dei Comuni rivieraschi, i quali, trovandosi a gestire in prima linea una materia così importante e decisiva per l’economia del loro territorio, hanno bisogno di avere una normativa chiara ed equa, che possa finalmente garantire certezze e continuità alle imprese del settore».

Inserito da: Mondo Balneare
Articolo pubblicato il:30/04/2017
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