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Riforma balneari, saltate le audizioni con Regioni e Comuni

La Camera è stata impegnata con l'approvazione della legge sul testamento biologico. Polemiche dalla Liguria contro l'Anci e il sindaco di Rimini Gnassi.

articolo pubblicato il 21/04/2017

mondo balneare

di Alex Giuzio

Sono saltate le audizioni previste ieri alla Camera dei deputati per ascoltare la posizione di Regioni e Comuni in merito al disegno di legge di riforma delle concessioni balneari, attualmente al vaglio delle commissioni VI (finanze) e X (attività produttive, turismo e commercio). «La Camera è stata impegnata tutto il giorno per chiudere l'approvazione della legge sul testamento biologico e del Documento di economia e finanze - spiega il deputato Tiziano Arlotti (Pd), relatore del ddl in commissione X - pertanto non siamo riusciti a organizzare le audizioni». Aggiunge Sergio Pizzolante (Ncd), relatore del ddl in commissione VI: «Stiamo già lavorando per fissare una nuova data la prossima settimana, molto probabilmente per mercoledì 26 aprile».

Oltre a Regioni e Anci, la prossima settimana sarà ricevuta in audizione anche l'Agenzia del demanio: «Chiederemo ai loro tecnici - annuncia Arlotti - di comunicarci tutte le cifre relative alle concessioni demaniali marittime già in essere e alle aree ancora libere. In questo momento di riforma del settore, abbiamo bisogno di avere dei numeri certi».

Alle audizioni previste per ieri, le Regioni e i Comuni dovevano esprimere le loro valutazioni in merito al disegno di legge-delega che il consiglio dei ministri ha licenziato lo scorso 27 gennaio per riordinare la gestione delle concessioni balneari, istituendo un periodo transitorio la cui entità resta ancora da definire, e poi le evidenze pubbliche con riconoscimento della professionalità e del valore commerciale. Già mercoledì scorso le Regioni hanno redatto un documento comune per chiedere maggiori tutele verso le imprese esistenti (vedi notizia), mentre per conto dei Comuni doveva parlare il sindaco di Rimini Andrea Gnassi, responsabile turismo in Anci.

E proprio contro Gnassi infuria la polemica lanciata dalla Regione Liguria, con il consigliere Angelo Vaccarezza che, in un video pubblicato sulla sua pagina facebook, accusa anche la Camera dei deputati di avere fatto saltare le audizioni «solo perché non si è trovata una sala libera per ricevere le delegazioni, e questo fatto dimostra il reale interesse che il governo ha per la questione balneare». Vaccarezza attacca inoltre l'Anci: «Mentre le Regioni arrivano a queste audizioni dopo avere fatto un lungo lavoro preparatorio, con l’assessore ligure Marco Scajola che in qualità di coordinatore del tavolo interregionale sul demanio ha individuato una posizione comune, l'Anci non ha fatto lo stesso e questo è inaccettabile. Di conseguenza, i Comuni costieri si ritrovano rappresentati dal sindaco di Rimini Andrea Gnassi, che è il braccio armato del Pd e rappresenta la posizione di una sola regione e di un solo partito. Perché Gnassi andrà a rappresentare migliaia di Comuni costieri senza averli interpellati? Se al posto suo ci fossero il sindaco di Pietrasanta o di Alassio, sono sicuro che non direbbero le stesse cose. È dunque bene che l'Anci, se vuole avere ancora un ruolo e un significato, faccia un lavoro interno per raggiungere almeno una posizione comune, se no l’Anci rischia di essere solo una scatola vuota, o peggio lo strumento di un partito politico che dell’Anci si è impossessato».

Nella giornata di ieri anche gli assessori Giovanni Lolli (Abruzzo), Marco Scajola (Liguria) e Federico Caner (Veneto) hanno diramato delle note in merito alla questione balneare.

Così Giovanni Lolli, assessore al turismo della Regione Abruzzo: «Il problema è serio e riguarda 30.000 imprese turistiche che si trovano in una situazione di incertezza assoluta. C'è una grande responsabilità dei governi che negli anni non hanno fatto una legge organica e hanno esposto il nostro Paese alla bocciatura. Da tempo come Regioni chiediamo finalmente una legge organica che sistemi la partita e modifichi l'atteggiamento del governo in Europa. Ma la legge delega è un po' debole: bisogna affermare che ci vuole un congruo periodo transitorio per tutelare chi opera e soprattutto valorizzare la professionalità, il lavoro commerciale e inserire una clausola sociale per i dipendenti; altrimenti si sconquassa il sistema».

Questa, invece, la dichiarazione dell'assessore ligure al demanio Marco Scajola: «Chiediamo al governo di essere convocati: da troppo tempo alle nostre richieste per la costruzione di questo disegno di legge non viene data risposta. Il disegno di legge delega del governo non dà risposte, è generico e vago e apre la strada alle aste che sono pericolose e potrebbero portare danni enormi alle nostre 30 mila imprese. Spagna e Olanda stanno rinnovando le proprie concessioni, mentre l'Italia sta col cerino in mano. Vorremmo essere convocati per essere parte attiva».

Infine, ecco il comunicato dell'assessore veneto Federico Caner: «Il governo, sulla delicatissima questione delle concessioni delle spiagge, si avvalga di più della conoscenza che in materia di turismo balneare hanno le Regioni costiere e dell'esperienza che queste hanno maturato da quando, purtroppo, la Bolkenstein incombe come una spada di Damocle su uno dei settori economici più importanti del nostro Paese. Al di là dei disegni di legge che sono stati presentati e sui quali è opportuna una approfondita analisi, è necessario che il governo italiano avvii un confronto più incisivo con l'Unione europea e lo faccia portando ai tavoli di trattativa che contano a Bruxelles anche le Regioni interessate. La Regione Veneto ha piena consapevolezza della situazione di incertezza nella quale operano purtroppo da anni le aziende del settore balneare. Quello che si stenta a comprendere, a Roma come a Bruxelles, è che dietro a quelle strisce di sabbia che qualcuno considera semplicisticamente aree da concedere a fronte del pagamento di un canone, si sviluppa una filiera economica e produttiva di vaste dimensioni, un sistema in grado di generare ricchezza e occupazione che nessuno può permettersi di demolire. Non parliamo solo di strutture ricettive, che pure sono una componente importantissima, parliamo di tutto l'insieme di imprese che operano nel campo dell'ospitalità e dello svago, di tutti i territori a monte che forniscono produzioni e manodopera finalizzate al turismo balneare che, voglio ricordarlo, nel Veneto significa nientemeno che 24,5 milioni di presenze».

Inserito da: Mondo Balneare
21/04/2017

 
 
 
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