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''Il ddl sulle concessioni balneari è incostituzionale''

''Violazione del legittimo affidamento e princìpi troppo generici'': così Antonio Capacchione, vicepresidente Sib-Confcommercio, argomenta in una lettera consegnata ai deputati Arlotti e Petrini, che riceviamo e pubblichiamo qui di seguito.

articolo pubblicato il 18/04/2017

mondo balneare

di Antonio Capacchione

Egr. Sig. On. Tiziano Arlotti,
Egr. Sig. On. Paolo Petrini,

Riteniamo positivo che, finalmente, si sia avviata la discussione parlamentare per una riforma organica del regime giuridico concernenti le concessioni demaniali marittime. Dopo dieci anni di inerzia, è sbagliato suggerire di rinviare ancora questa urgente e doverosa opera di sistemazione della materia. Così come riteniamo positivo quando il ministro Enrico Costa e il governo stanno dichiarando di essere favorevoli al recepimento di ogni suggerimento utile, non propagandistico, finalizzato a migliorare il testo del disegno di legge-delega.

Siamo scarsamente interessati a una discussione sullo strumento, se legge ordinaria o la delega proposta dal governo, che il parlamento sceglierà per attuare questa riforma. Crediamo che elemento determinante saranno anche la constatazione dei tempi per la realizzazione della riforma organica della parte demaniale del Codice della navigazione.

Siamo al contrario fortemente interessati ai contenuti normativi che si intendono varare che non potranno che partire dalla necessità di dare una risposta alle imprese attualmente operanti. E qui non possiamo che rilevare che il ddl proposto dal governo non contiene alcuna espressa tutela delle imprese attualmente esistenti, che come è noto sono un elemento di forza della nostra economia turistica.

Infatti, non solo nel testo, ma financo nelle relazioni illustrative di accompagnamento di tale testo non si troverà alcuna esplicita necessità di una tutela adeguata di queste imprese che sono sorte e finora hanno operato sulla base di un regime giuridico, quello di una lunga durata assicurata non da una lunga scadenza ma da un diritto, quello di insistenza e di rinnovo automatico che è stato spazzato via dalla giurisprudenza italiana prima e poi dall’intervento della Unione europea.

I principi enunciati nel testo del ddl sono così generici e vaghi da rendere questo testo, allo stato e a nostro avviso, quasi “in bianco” e quindi incostituzionale per violazione dell’art. 76 della Costituzione. Come è noto, la delega normativa non può limitarsi alla mera indicazione di finalità, come avviene con il ddl 4302 sulle concessioni balneari, ma dev’essere idonea a indirizzare concretamente ed efficacemente l’attività normativa del governo. Ma al di là di questo aspetto tecnico, ciò che per noi rileva è che l’assenza di un’esplicita tutela delle imprese attualmente esistenti la rende incostituzionale per violazione del legittimo affidamento (art. 3 della Costituzione) delle imprese attualmente operanti.

E visto che si invoca così tanto l’Europa, è proprio la sentenza della Corte di giustizia europea del 14 luglio 2016 "Promoimpresa" ad affermare la necessità che si tenga conto del legittimo affidamento ingenerato dalla normativa previdente oggi abrogata (v. punto 56 che ha richiamato il punto 92 delle conclusioni dell’avvocato generale). Ed è il Parlamento europeo, con la sua "Risoluzione sullo sviluppo turistico" P7 TA- PROV(2011)0407, ad avere invitato gli Stati membri “a valutare, in cooperazione con le autorità competenti, l'introduzione di misure compensative per attenuare i danni causati agli operatori turistici dall'introduzione di una nuova legislazione che comporta la perdita dei diritti acquisiti” (punto 56).

Il ddl del governo è ancora molto lontano dall’assicurare questa specifica tutela, da ultimo chiesta e illustrata analiticamente nella nostra comunicazione che vi abbiamo inviato lo scorso 6 aprile proprio all’inizio dell’avvio dell’esame da parte delle commissioni parlamentari. E i contenuti del DEF relativi alle concessioni demaniali, approvati ieri l'altro dal consiglio dei ministri (parte III pag. 36 e segg., vedi notizia) con il preannuncio di un raddoppio dei canoni e con il chiaro obiettivo dell’apertura al mercato delle imprese attualmente esistenti, non vanno certamente nella giusta direzione.

È bene che si sappia che contrasteremo in ogni modo una riforma che non tuteli adeguatamente le imprese attualmente operanti.

Antonio Capacchione è vicepresidente vicario Sib-Confcommercio. Questa lettera è stata consegnata ai deputati Arlotti e Petrini nel corso dell'assemblea tenutasi lo scorso venerdì a Porto San Giorgio (vedi articolo).

Inserito da: Sib
18/04/2017

 
 
 
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