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Riforma spiagge: ddl presentato in Senato, sindacati divisi

Il ministro Costa boccia i 30 anni: 'Proposta dirompente'. Ma Regioni e associazioni vogliono vederci più chiaro.

Autore: Mondo Balneare

articolo pubblicato il 17/02/2017

mondo balneare

di Alex Giuzio

È stato presentato ieri in conferenza stampa al Senato il disegno di legge-delega per il riordino delle concessioni balneari. Il ministro agli affari regionali Enrico Costa ha confermato la strada delle evidenze pubbliche dopo un «congruo periodo transitorio» che «servirà per passare dal vecchio al nuovo regime», il quale prevederà anche «importanti tutele per gli attuali imprenditori come il riconoscimento del valore commerciale e della professionalità acquisita», princìpi di cui «era impensabile parlare fino a poco tempo fa». Al momento il testo è una sorta di "quadro" che dovrà essere approvato in parlamento per delegare il governo a legiferare con uno o più decreti attuativi, da cui dipenderà il nuovo assetto normativo e che, ha promesso il ministro, «saranno scritti di concerto con tutti gli attori coinvolti, compresi coloro che non sono d'accordo». Il tutto appare però strettamente legato alla durata del governo Gentiloni: se questo salterà prima della scadenza naturale della legislatura, è molto probabile che tutto dovrà ricominciare da capo.

Oltre a un nutrito gruppo di parlamentari di area Pd (Granaiola, Tomaselli, Saggese, Arlotti, Anitori) e Ncd (Pizzolante), erano presenti ieri in Senato anche i rappresentanti nazionali delle sigle sindacali balneari, i cui interventi – per la prima volta dopo tanto tempo pronunciati in successione nella stessa sala – hanno fatto emergere ancora delle profonde divisioni: da una parte le associazioni favorevoli all’impianto di base disegnato dalla legge-delega, che vogliono però precisare meglio alcuni contenuti che le preoccupano (Sib-Confcommercio con Antonio Capacchione che insiste sul «definire meglio il legittimo affidamento», Fiba-Confesercenti con Gianmarco Oneglio che pretende «30 anni di periodo transitorio», Federbalneari con Renato Papagni che chiede di «dare la possibilità, a chi vuole, di andare subito a evidenza pubblica» e Oasi-Confartigianato con Giorgio Mussoni che ricorda come i favorevoli alla riforma siano la «maggioranza silenziosa»); dall’altra parte le sigle che rifiutano completamente i contenuti del ddl (Cna Balneatori con Cristiano Tomei che chiede di «applicare la legge solo alle nuove concessioni ed escludere qualsiasi procedura selettiva per le imprese attuali», Itb Italia con Giuseppe Ricci e Donnedamare con Bettina Bolla che ribadiscono il «no alle aste», a cui si aggiunge Assobalneari-Confindustria che non era presente all'incontro poiché non invitata, come ci ha informato il presidente Fabrizio Licordari, che nei giorni scorsi ha rivendicato una proroga di 30 anni come Spagna e Portogallo).

Ma anche le Regioni costiere vogliono vederci più chiaro: sempre ieri a Roma si è infatti tenuto l’incontro tra gli assessori regionali competenti in materia di concessioni balneari, convocate dal ligure Marco Scajola, per esaminare i contenuti del ddl che le coinvolge in prima persona nel definire, per esempio, la durata dei nuovi titoli concessori e le procedure per l’assegnazione selettiva. Al termine del vertice, a cui hanno partecipato anche i rappresentanti delle associazioni balneari, le Regioni hanno diramato un comunicato in cui chiedono «un incontro urgente con il governo per definire la portata del disegno di legge delega approvato recentemente dall’esecutivo e soprattutto riempire di contenuti i decreti attuativi». In questo caso non è avvenuta, dunque, quella profonda spaccatura che si poteva temere alla luce della netta opposizione dello stesso Scajola, che ha pubblicamente rigettato i contenuti del ddl e ha promesso una proroga trentennale alle imprese balneari liguri (vedi notizia), mentre altre Regioni hanno accolto la legge-delega con favore (come l’Emilia-Romagna).

Ma a chi ha manifestato contrarietà alla riforma proposta dal governo, chiedendo piuttosto delle lunghe proroghe o la totale esclusione dalle procedure comparative, ieri in Senato il ministro Costa si è limitato a rispondere leggendo un passaggio della sentenza della Corte di giustizia europea che lo scorso 14 luglio ha bocciato la proroga al 2020 rilasciata dal governo Monti alle concessioni balneari:

Una giustificazione fondata sul principio della tutela del legittimo affidamento richiede una valutazione caso per caso che consenta di dimostrare che il titolare dell’autorizzazione poteva legittimamente aspettarsi il rinnovo della propria autorizzazione e ha effettuato i relativi investimenti. Una siffatta giustificazione non può pertanto essere invocata validamente a sostegno di una proroga automatica istituita dal legislatore nazionale e applicata indiscriminatamente a tutte le autorizzazioni in questione. Da quanto precede risulta che l’articolo 12, paragrafi 1 e 2, della direttiva 2006/123 deve essere interpretato nel senso che osta a una misura nazionale, come quella di cui ai procedimenti principali, che prevede la proroga automatica delle autorizzazioni demaniali marittime e lacuali in essere per attività turistico‑ricreative, in assenza di qualsiasi procedura di selezione tra i potenziali candidati.

Per quanto riguarda l’entità del periodo transitorio, Costa ha detto che «non ha senso parlare di numeri ora», poiché il governo non intende istituire una «proroga mascherata», bensì calcolare «il tempo adeguato affinché la nuova macchina organizzativa si metta in moto», dovendo arrivare migliaia di procedure comparative che richiederanno decreti attuativi nazionali, leggi regionali e piani spiaggia comunali. Unicamente a questo dovrà servire la transizione. E a chi chiede 30 anni tout court, il ministro ha risposto che si tratta di «una proposta dirompente», mentre il governo intende agire «con intelligenza e fermezza». Ciò che anche Pizzolante ha tenuto di più a ribadire, infatti, è che la legge-delega rappresenta «il punto di equilibrio tra la Commissione europea che ha una posizione rigida e inaccettabile, volendo imporci le gare subito e senza rete di protezione per gli attuali concessionari e dimenticando persino ciò che affermano le direttive e le sentenze europee in merito, e le rivendicazioni degli imprenditori balneari che hanno operato in regime di rinnovo automatico, effettuando investimenti senza conoscere la scadenza del proprio titolo».

A completezza di quanto appena riassunto, riportiamo qui di seguito il comunicato stampa diramato dalla Regione Liguria a seguito dell'incontro di ieri, nonché la trascrizione schematica di alcuni interventi pronunciati in conferenza stampa, per approfondire meglio quanto accaduto nella lunga giornata romana.

Le Regioni

BALNEARI: SUBITO INCONTRO CON IL GOVERNO PER CHIARIRE PUNTI OSCURI DEL DDL. SERVE GARANTIRE IL PRINCIPIO DEL LEGITTIMO AFFIDAMENTO.

Un incontro urgente con il governo per definire la portata del disegno di legge delega approvato recentemente dall’esecutivo e soprattutto riempire di contenuti i decreti attuativi. È quanto emerso oggi nell’incontro del Tavolo interregionale del demanio marittimo riunito a Roma sotto il coordinamento dell’assessore Marco Scajola. L’incontro è stato convocato subito dopo l’approvazione in consiglio dei ministri del ddl delega per la riforma della materia per definire una strada comune tra le regioni.
L’impianto di legge del governo, secondo le regioni, ha alcuni elementi forti, ma anche vuoti da colmare. A partire ad esempio dalla durata del periodo transitorio, punto fondamentale su cui va trovata un’intesa con l’esecutivo. Un processo che le regioni intendono costruire per iniziare a definire la reale portata delle linee guida e specificare meglio alcune questioni che vanno maggiormente dettagliate.
Nella riunione di oggi, molto partecipata, a cui ha preso parte per la Liguria anche il consigliere regionale Angelo Vaccarezza, ogni regione ha manifestato le sue peculiarità illustrando lo stato dell’arte delle sue concessioni che riflettono storie imprenditoriali e territori differenti. Tutte però hanno convenuto sulla necessità di costruire un ponte con i soggetti coinvolti e di prevedere spazi di manovra, in grado di tutelare il più possibile le aziende balneari. E se alcune regioni hanno evidenziato apprezzamento per determinati aspetti del disegno di legge del governo, quali il riconoscimento della professionalità e del valore delle aziende, dall’altro è stato anche registrata una forte carenza su altri fronti, come quello della pianificazione e della poca chiarezza sul periodo transitorio.
Al termine della riunione tra le regioni gli assessori, coordinati da Marco Scajola, si sono incontrati con i rappresentanti nazionali delle associazioni dei balneari reduci da un incontro con il ministro. A loro è stata illustrata la posizione delle regioni che si sono assunte la piena responsabilità del tema, non volendo delegare completamente al governo l’iter legislativo della redazione dei decreti attuativi.
Le associazioni hanno ribadito l’importanza del ruolo delle regioni a tutela delle imprese e della tipicità di ogni territorio e la necessità di essere garantiti, con riferimento al “legittimo affidamento” che ciascun concessionario aveva quando ha acquisito la concessione e le normative erano diverse. Le associazioni sono state nette nel dire no a qualsiasi procedura selettiva e sostenere il legittimo affidamento con un periodo transitorio di 30 anni.
«Sono soddisfatto per la grande partecipazione dei colleghi delle regioni vista la delicatezza del tema – ha detto al termine l’assessore Scajola – Chiederemo un incontro urgente al governo partendo dalla volontà comune di tutelare le imprese. Come Regione Liguria ho molto apprezzato la posizione espressa dalle associazioni nazionali dei balneari, che hanno ribadito l’importanza del legittimo affidamento legato a un periodo transitorio di trent’anni».
«Grazie all’iniziativa dell’assessore Scajola – conclude il consigliere Angelo Vaccarezza – la Liguria è oggi la regione di riferimento, a livello nazionale, per la questione balneare, facendo sintesi delle differenti posizioni espresse dalle regioni, senza però far venir meno i due punti cardine del legittimo affidamento e dei 30 anni del periodo transitorio».

Gli interventi in conferenza stampa

Enrico Costa (ministro agli affari regionali): «Per dare alle concessioni demaniali marittime il nuovo assetto normativo di cui hanno bisogno, occorreva che qualcuno si caricasse della responsabilità di mettere insieme tutti segmenti di materie rappresentate dai singoli ministeri, altrimenti non avremmo mai avuto una riforma organica. Sin dalla mia nomina mi hanno consigliato di stare fuori da questa vicenda, perché qualsiasi cosa fatta mi sarebbe stata contestata, per principio o per partito preso, ma non ho il collegio elettorale sul mare e perciò ho studiato il percorso e ho deciso di prendermene carico. Sin dall'inizio ho notato l'illusione nei confronti di tante persone su questa materia, essendoci stato un percorso di "stop&go", fatto magari di buone intenzioni, ma sempre raggiunte con l’affanno di tamponare una situazione. Personalmente ho invece pensato che il modo migliore per raggiungere una buona legge fosse quello di confrontarmi con gli altri ministeri e con le associazioni di categoria, con cui c’è stata buona interlocuzione a partire dalla fiera Balnearia dello scorso anno, in cui ho percepito per la prima volta il clima su questa tematica. È stato fondamentale, quindi, non ricercare con una norma specifica e puntuale che risolvesse tutto, bensì una riforma organica basata su princìpi e linee guida che fossero condivisi (anche se naturalmente è molto difficile trovare il consenso di tutti) e che tenessero insieme due elementi importantissimi: 1) Evitare che il lavoro venisse fatto deflagrare dalla magistratura italiana e dalla Corte di giustizia europea, dunque fare in modo che la riforma fosse compatibile con le norme attuali; 2) Manifestare forte riconoscimento e sensibilità nei confronti di chi ha tenuto in piedi il settore finora, poiché i balneari si sono basati su norme precedenti che hanno portato a scelte imprenditoriali e di vita, hanno fatto dei sacrifici e non si poteva tirarci una riga sopra. Questi i nostri pilastri, che si sono tradotti con importanti princìpi come il periodo transitorio, il valore commerciale, la tutela degli investimenti, il riconoscimento della professionalità acquisita nell’esercizio delle concessioni. Riteniamo che tutto ciò sia assolutamente compatibile con la sentenza della Corte Ue. Poi c’è chi dice che la direttiva Bolkestein non si applica alle concessioni balneari o chi vuole una proroga di 30 anni, ma vorrei che queste persone leggessero la sentenza e mi spiegassero come le loro proposte possano essere compatibili con l'attuale panorama. E ricordate che c'è anche chi contesta alcuni princìpi da noi inseriti come il valore commerciale e l'indennizzo, per cui il nostro è il punto di equilibrio tra i vari estremi.
Abbiamo tenuto conto del ruolo delle Regioni per stabilire la durata delle concessioni, anche se daremo naturalmente dei margini a livello nazionale, e abbiamo scritto "congruo periodo transitorio" perché la macchina va organizzata e per fare tutto questo sono necessari dei tempi, perciò andremo a spiegare, alla luce di questi tempi, l’adeguatezza del periodo transitorio, senza stabilire una cifra anticipata. Perché i sindacati propongono 30 anni? Noi vorremmo dare una giustificazione preparata e motivata a questa tempistica. Non sarà un percorso affatto semplice, ma penso che, se portato a termine, garantirà una certezza che finora è mancata. È molto importante che il parlamento ora svolga la sua parte in tempi adeguati all’urgenza, perché il governo deve svolgere il suo lavoro sui decreti attuativi, e questo non lo faremo da soli, ma con tutti coloro che conoscono questo mondo - esperti, tecnici, associazioni, eccetera - sia con chi è d’accordo che con chi non è d’accordo con noi.
L'ultima cosa che ho voluto fare con la stesura di questo testo è la propaganda: mi sono anzi fatto carico di una responsabilità che non mi porterà applausi, ma sono sicuro che restituirà certezza e fondamenta al settore balneare italiano, da costruire sul patrimonio umano di esperienza di coloro che hanno lavorato in questo ambito. Un lavoro da svolgere con intelligenza e fermezza, non con la dirompenza di chi propone 30 anni».

Manuela Granaiola (senatrice Pd): «Finalmente il governo ha la messo la testa sulla questione balneare. Ringrazio il ministro Costa per avere scritto questa legge-delega, che ha trovato il punto di equilibrio dopo anni di battaglie che non hanno portato da nessuna parte. Il disegno di legge approvato in consiglio dei ministri è solo la cornice entro cui dovranno essere fatti i decreti attuativi, che ci faranno discutere ancora animatamente. Nessuno vuole mollare la battaglia in Europa, ma credo sia giunto momento di mettere un punto, poiché immagino che nessuno voglia restare in un limbo di incertezza normativa che non è più sopportabile. Il testo del disegno di legge dà la garanzia di tenere lontane le multinazionali, di non alterare il paesaggio, di riconoscere la professionalità acquisita, di calcolare il valore commerciale e degli investimenti. Sono punti molto importanti, da non sottovalutare, di cui non si è mai potuto nemmeno parlare finora».

Sergio Pizzolante (deputato Ncd): «Abbiamo scelto lo strumento della legge-delega perché ci consente di entrare meglio nei dettagli, che sono più complicati da definire in un dibattito parlamentare aperto. L’emergenza delle concessioni scoppiò alla fine del 2009, quando ci siamo trovati a contrastare una procedura d'infrazione europea che abbiamo bloccato con una norma di proroga al 2015 in attesa di una riforma del sistema concessorio e dei canoni; ma la delega di quel governo è scaduta ed è stata istituita un'ulteriore proroga al 2020, che è stata vittima della recente sentenza europea. Fortunatamente ci eravamo preparati in tempo e al millimetro a quella sentenza e abbiamo approvato il cosiddetto "emendamento salva-spiagge" che ha scongiurato tutti i dubbi sugli effetti terribili della pronuncia in piena stagione estiva. Ora ci troviamo di fronte al commissario europeo Bienkowska che ha una posizione rigida e inaccettabile, ed è anche dimentico persino delle sentenze della Corte Ue in diversi campi, invitando a istituire le gare subito e senza rete di protezione per gli attuali imprenditori, senza nemmeno tenere conto delle direttive europee né delle sentenze».

Tiziano Arlotti (deputato Pd): «La legge-delega ci consente di coinvolgere tutti i soggetti interessati nella fase attuativa, a partire da Regioni e Comuni che sono attori in campo, così da lavorare in conferenza unificata per riconoscere la specificità territoriale (dal momento che le coste non sono tutte uguali). Importante, poi, è che siano stati definiti i confini entro cui agire per la revisione dei canoni demaniali: dopo l'applicazione dei valori Omi ci si aspettava di incassare 380 milioni ma non siamo arrivati nemmeno alla metà, generando sperequazioni inaccettabili, e ora finalmente si ritornerà al sistema tabellare e avremo i valori giusti per tutti, anche se purtroppo ci sono stati morti e feriti sul campo, cioè i pertinenziali».

Cristiano Tomei (Cna Balneatori): «Questo disegno di legge può valere per le nuove concessioni, è un ragionamento che fila e funziona, ma manca ciò che è stato richiamato più volte nella sentenza della Corte Ue, e cioè il legittimo affidamento, che secondo noi va pienamente riconosciuto per dimostrare la continuità aziendale delle attuali imprese che hanno confidato nel rinnovo automatico. Inoltre occorre fare uno sforzo sul periodo transitorio, che occorre definire in un'entità più che adeguata. Infine non si è ancora conclusa l'indagine sull'occupazione delle coste, come chiesto dalla sentenza europea, per stabilire la scarsità della risorsa: attualmente sappiamo che è circa il 48% (ma in base al 30% dei dati arrivati). Questi elementi devono essere inseriti nel ddl affinché il provvedimento attuativo non preveda procedure selettive per le attuali imprese. Su questa idea la nostra azione sindacale continuerà a procedere».

Renato Papagni (Federbalneari): «Siamo convinti che questo provvedimento sia da portare a casa, perché dà definitivamente una soluzione ai nostri problemi. Se perdiamo questa soluzione, siamo alla frutta. Ogni tanto, dobbiamo dirlo, la politica fa qualcosa di buono. Prendo atto della capacità di mediazione ottima del ministro Costa, che ha trovato un equilibrio tra gli scontri tra associazioni. E occorre spiegare a tutti che non andiamo all'asta, bensì all’evidenza pubblica, che è diverso. Poi è chiaro che dovremo capire come scrivere il calcolo del valore aziendale, che è l'anima vincente della partita. Ora occorrono due cose fondamentali: tempistiche brevi (portateci a conclusione di questo percorso prima delle elezioni) e un lungo periodo transitorio per far attrezzare Regioni e Comuni alle procedure, ma chiediamo anche di dare la facoltà, per chi vuole di procedere fin da oggi quello che la legge 296 già prevede, di andare subito a evidenza pubblica presentando un business plan».

Antonio Capacchione (Sib-Confcommercio): «Faccio un paluso al governo e ai parlamentari qui presenti per l'impegno e per la serietà, di cui i balneari italiani avevano bisogno. L'impegno senza serietà, solo per accattivare gli applausi della categoria, è facile, ma ora bisogna trovare la strada per salvare le nostre aziende.. Una strada che sia vincolata alla sentenza della Corte Ue, che afferma che è impossibile una proroga automatica e generalizzata. Siamo pronti a dare il nostro contributo sulla legge-delega, perché riteniamo che possa essere migliorata e precisata, in una discussione seria e serena, che speriamo non sia rovinata dall’approssimarsi della campagna elettorale. Per esempio occorre chiarire meglio il concetto di "legittimo affidamento", che sulla delega approvata in consiglio dei ministri non è chiaro, costruendo una griglia per un meccanismo di tutela seria».

Gianmarco Oneglio (Fiba-Confesercenti) «Il ministro ci chiede perché 30 anni, noi diciamo perché no? Siamo tutti in Europa, e finché ci saranno situazioni come Spagna e Portogallo, dobbiamo avere pari diritti. Riconosciamo comunque l'importanza del provvedimento, il più concreto dall'applicazione della direttiva Bolkestein, ma saranno i decreti attuativi a portare a una legge congrua per i balneari. Ora la discussione deve vertere sui principi, che sono stati scritti e che fino a poco fa non erano nemmeno pensabili. Perciò portiamo avanti questo disegno di legge e concludiamo l’iter prima della fine della legislatura perché non sia cannibalizzato dalla propaganda elettorale».

Giuseppe Ricci (Itb Italia): «Sono in linea con Tomei: non dobbiamo andare alle evidenze pubbliche, o come le vogliate chiamare. Abbiamo investito soldi e vita, siamo nati su quel pezzo di sabbia e diciamo "no alle aste", non ci dobbiamo andare. Vogliamo che le nostre imprese siano trattate come tutte le altre imprese, senza scadenza. Non ci dobbiamo confrontare con nessuno, abbiamo costruito noi questa industria».

Bettina Bolla (Donnedamare): «Abbiamo fatto tante battaglie, anche con la senatrice Granaiola, sul "no alle aste" e "no alle evidenze pubbliche" e questa rimane la nostra posizione anche oggi. Faremo un convegno a Balnearia sull'abolizione del diritto di insistenza e del rinnovo automatico, dimostrando che è incostituzionale, tanto che abbiamo preparato i ricorsi insieme agli avvocati Roberto Righi ed Ettore Nesu. Quella legge fu fatta perché un'impresa sana non può avere scadenza e non potete metterle all’asta, hanno dato lavoro a tante famiglie».

Giorgio Mussoni (Oasi-Confartigianato): «Di avvocati che ci danno ragione ce ne sono tanti, perché hanno bisogno di contenziosi, è il loro lavoro. Più difficile è trovare giustizia. Questo governo l’ha trovata. C’è una minoranza rumorosa che ancora non è d'accordo con questo decreto, ma c'è anche una maggioranza silenziosa di cui facciamo parte noi favorevoli. Facciamo attenzione a rispettare qualsiasi tipo di opinione, ma o restiamo all’interno delle norme europee, o porteremo la nostra categoria alla fine».

Inserito da: Mondo Balneare
Articolo pubblicato il:17/02/2017
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