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Riforma spiagge, Assobalneari boccia il disegno di legge del governo

Il presidente Licordari: 'Indignati per il ddl, il parlamento non deve accettarlo'

Autore: AssoBalneari

articolo pubblicato il 30/01/2017

mondo balneare

di Fabrizio Licordari

Abbiamo appreso solo venerdì i contenuti del testo ufficiale del disegno di legge riguardante le concessioni demaniali ai fini turistico ricreativi, perché approvato a sorpresa nella seduta dell'ultimo consiglio dei ministri. In fase consultiva la bozza non ci è mai stata consegnata, nonostante le nostre richieste, per poter avviare un confronto serio. Di fatto i principi in esso contenuti ci sono solo stati enunciati per sommi capi nel corso degli ultimi due incontri svolti al Ministero per gli affari regionali, durante i quali Assobalneari Italia Federturismo Confindustria ha sostenuto con fermezza la richiesta di una proroga di trent'anni come approvata dai paesi iberici a tutela delle loro imprese, consegnando al ministro una esaustiva documentazione normativa e una nota esplicativa a supporto.

Voglio ricordare a tutti che prima di giungere a questo ultimo tavolo ministeriale le soluzioni dibattute dai vari esponenti del governo sono state svariate: dalla sdemanializzazione con la vendita delle aree sulle quali insistono le strutture, al cosiddetto "doppio binario", ma che si sono rivelate solo chiacchiere per approdare infine al provvedimento di venerdì.

Noi di Assobalneari Italia, e credo di non sbagliare nel dire la stragrande maggioranza degli imprenditori balneari italiani, non esprimiamo un giudizio positivo su questo provvedimento, né ci dichiariamo fortemente preoccupati. Noi siamo indignati e totalmente insoddisfatti per il trattamento che ci viene riservato da chi ha approvato questo disegno di legge che, in modo inequivocabile, manda all'evidenza pubblica 30.000 piccole e medie imprese con il suo enunciato iniziale nel rispetto di norme europee non pertinenti con la nostra realtà imprenditoriale. Indignati e insoddisfatti perché coloro che dovrebbero tutelare e difendere il patrimonio economico rappresentato dal nostro comparto, che altri ci invidiano e cercano di esportare come modello per uno sviluppo turistico, hanno con questo provvedimento accettato supinamente regole imposte da chi partorisce norme senza un consenso popolare che stanno umiliando la sovranità politica legislativa di ogni Stato membro.

L'ultima proposta di una ennesima direttiva da parte della Commissione europea ne è l'esempio provato. Sono convinto che anche in questo caso, tale provvedimento - appreso da noi balneari attraverso le nostre organizzazioni con sede a Bruxelles e non segnalatoci da alcun parlamentare europeo - è ancora sconosciuto alla stragrande maggioranza dei nostri parlamentari italiani. Non comprendiamo infatti perché in Italia dobbiamo sottostare a diktat europei che gli altri paesi nostri competitors non hanno neppure considerato, anche alla luce del fatto che il nostro Stato non conosce la reale consistenza del demanio marittimo. Si potrebbe perciò ipotizzare che ci siano appetiti, soprattutto da parte di importanti gruppi stranieri, a volersi impossessare dei nostri litorali, del sistema balneare italiano che gli altri ci invidiano cercando di imitarlo.

Nel provvedimento appena licenziato dal governo troviamo anche principi "nostrani" su cui non ci possiamo trovare daccordo: viene data alle singole Regioni la prerogativa di decidere il periodo di durata delle concessioni, creando cosí differenze da Regione a Regione con conseguenti disparitá di trattamento nel nostro paese, determinando perció imprese di serie A e di serie B indipendentemente dalle capacità degli imprenditori. Ci chiediamo come si possa partorire una norma cosí deleteria che potrà solo danneggiare la qualità dei servizi offerti, anche a discapito dell'intero sistema turistico nazionale.

Davanti a questa situazione, non rimangono che due prospettive: la prima è che questa legislatura termini prima che il provvedimento venga approvato per affrontare nuovamente la questione con un altro governo che sostenga la fuoriuscita dalla Bolkestein, e la seconda che se dovesse essere esaminato dal parlamento, questo apporti sostanziali modifiche, non accettando le evidenze pubbliche.

Fabrizio Licordari è presidente di Assobalneari-Confindustria

Inserito da: AssoBalneari
Articolo pubblicato il:30/01/2017
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