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Cosa propone il disegno di legge sulle spiagge: guida alla lettura

Contestualizzazione e analisi punto per punto del testo di legge-delega approvato ieri in consiglio dei ministri.

Autore: Mondo Balneare

articolo pubblicato il 28/01/2017

mondo balneare

di Alex Giuzio

Il disegno di legge sul riordino delle concessioni demaniali marittime è stato presentato a sorpresa ieri mattina dal governo, e per gli imprenditori balneari le notizie si sono susseguite per tutto il giorno in maniera confusa e agitata, con le diverse bozze che circolavano in rete e i commenti dei rappresentanti sindacali e politici in netto contrasto tra loro, tra chi esprimeva soddisfazione e chi invece contrarietà (qui una carrellata di commenti).

Con questo articolo, pertanto, vogliamo analizzare punto per punto il disegno di legge ufficiale, senza fornire alcuna interpretazione né giudizio, ma solo per spiegare ciò che ieri non è stato chiaro per tutti gli imprenditori balneari, trattandosi di una proposta che va contestualizzata ed esaminata per essere compresa a fondo. Speriamo che questo contributo possa aiutare tanti imprenditori a capire e a giudicare autonomamente il disegno di legge - che al momento, è importante sottolinearlo, resta solo una proposta da approvare in parlamento. E non è scontato che il testo passi così com'è, vista la dura opposizione promessa da alcune forze politiche.

La mossa a sorpresa del governo

La decisione del governo di licenziare il disegno di legge-delega sulla riforma delle concessioni balneari nel corso del consiglio dei ministri di ieri è trapelata solo nella tarda serata di giovedì, intorno alle 22.30, quando sul sito Governo.it è stato pubblicato l’ordine del giorno del consiglio dei ministri in programma per la mattina successiva. Su Mondo Balneare ne abbiamo dato notizia ieri mattina alle 6.15.

Secondo alcune indiscrezioni riferite lo scorso 22 dicembre da Giorgio Mussoni, presidente Oasi-Confartigianato (una delle sette associazioni nazionali che rappresentano gli imprenditori balneari), il governo aveva intenzione di presentare il disegno di legge entro il mese di gennaio, ma non essendoci stato alcun altro annuncio preventivo da parte di nessun rappresentante politico, istituzionale e sindacale, la notizia ha colto alla sprovvista un po’ tutta la categoria degli imprenditori balneari.

Il testo ufficiale del disegno di legge

Pochi minuti dopo la fine del consiglio dei ministri di ieri, conclusosi intorno alle 10.30, abbiamo ricevuto una bozza di legge datata 28 ottobre 2016 i cui contenuti non differivano dai princìpi più volte enunciati a voce nel corso del 2016 dal ministro agli affari regionali Enrico Costa, relatore del ddl, se non per un dettaglio: nella bozza di legge datata 28 ottobre il governo si dava dodici mesi per legiferare, mentre il deputato Sergio Pizzolante, tra i parlamentari più vicini al disegno di legge, alle ore 10.02 ha diffuso una nota in cui parlava di sei mesi.

Su Mondo Balneare, ritenendo comunque affidabile la bozza datata ottobre, abbiamo pubblicato il testo alle 10.44, ma alle ore 14 circa siamo stati contattati telefonicamente dal capo ufficio stampa di Palazzo Chigi Roberta Moretti che ci ha gentilmente segnalato che quella da noi pubblicata non fosse la bozza più aggiornata, inviandoci subito il disegno di legge per come è stato approvato dal consiglio dei ministri. Questa seconda versione parla infatti di sei mesi, come sostenuto perciò correttamente da Pizzolante.

A parte questo dettaglio, non abbiamo tuttavia riscontrato tra i due testi alcuna altra differenza sostanziale, perciò chiunque abbia letto le bozze pubblicate ieri su Mondo Balneare - che si trattasse di quella più datata pubblicata la mattina o di quella più recente messa online nel primo pomeriggio – ha esaminato dei contenuti autentici. Ma ci sembrava importante fare questa precisazione, vista la confusione che si è generata sul tam tam dei social network e dei numerosi media che hanno ripreso la bozza da Mondo Balneare, essendo la nostra la prima testata ad averla messa online.

In ogni caso, dalle 14 di ieri è possibile scaricare da questo articolo il pdf della bozza di legge per come è stata approvata dal consiglio dei ministri.

Perché il governo sta riformando le concessioni balneari

Prima di passare a esaminare i contenuti del testo approvato ieri, è importante spiegare brevemente perché il demanio marittimo è attualmente oggetto di riforma in Italia, il che non è ancora chiaro a molti. Naturalmente, chi è già consapevole di questi motivi può passare a leggere i punti successivi.

Tutto è partito dalla direttiva europea 2006/123/CE, nota come “Bolkestein”, sulla liberalizzazione dei servizi, nella quale sono rientrate anche le concessioni degli stabilimenti balneari, trovandosi sulle spiagge che sono di proprietà demaniale. Di conseguenza, in Italia nel 2010 si è abrogato il precedente regime di rinnovo automatico del titolo allo stesso concessionario, poiché ritenuto in contrasto con la direttiva. In questi dieci anni è stata istituita una serie di proroghe – l’ultima dal governo Monti al 31 dicembre 2020 – il cui principio è stato dichiarato illegittimo da una sentenza della Corte di giustizia europea lo scorso 14 luglio. Circa una settimana dopo, il governo italiano ha approvato una “legge salva-spiagge” (vedi notizia) che per rendere validi i titoli concessori nonostante la sentenza, ma per il settore balneare occorreva un riordino normativo più completo, a cui il governo ha appunto dato il via ieri.

Che cos’è la legge-delega

Il governo Gentiloni, mantenendo la strategia individuata dal governo Renzi, ha scelto di iniziare la riforma attraverso una “legge-delega”: il consiglio dei ministri ha presentato cioè un testo con cui chiede al parlamento, appunto, la “delega” a legiferare.

La legge-delega, per sua natura, contiene solo una serie di princìpi molto generici, che dovranno essere ora esaminati dal parlamento e potranno essere oggetto di negoziato nelle prossime settimane. Per questo, il disegno di legge ancora non scende in dettagli importanti come l’entità del periodo transitorio o i criteri per stabilire il riconoscimento del valore commerciale: tutti gli aspetti saranno definiti attraverso dei successivi decreti attuativi che il governo dovrà varare dopo che il parlamento gli avrà dato il via libera.

I contenuti del disegno di legge, punto per punto

Passiamo ora a esaminare tutti gli aspetti di cui si parla nella bozza di legge-delega, tentando di illustrarli nella maniera più semplice possibile cosicché ognuno possa farsi la propria idea. Va sottolineato che ogni singolo punto sarà molto probabilmente oggetto di negoziato tra commissione europea, governo e parlamento italiani, regioni e associazioni degli imprenditori balneari, per arrivare a concretizzare questi princìpi conciliando le disposizioni di Bruxelles con le richieste dei titolari di stabilimenti balneari.

In corsivo, le parti citate direttamente dalla bozza di legge.

Le tempistiche. Una volta approvato, il governo avrà “sei mesi” di tempo per attuare “uno o più decreti legislativi per la revisione e il riordino della normativa relativa alle concessioni demaniali marittime, nonché lacuali e fluviali, a uso turistico ricreativo, nel rispetto della normativa europea” secondo una serie di princìpi elencati nell’articolo 1 della bozza di legge.

Evidenze pubbliche. “Nel rispetto dei principi di concorrenza”, recita la bozza, le concessioni balneari saranno assegnate tramite delle “procedure di selezione” che non saranno aste (cioè gare al rialzo economico), bensì comparazioni basate su un punteggio che terrà conto “di qualità paesaggistica e di sostenibilità ambientale, di valorizzazione delle diverse peculiarità territoriali, di libertà di stabilimento, di garanzia dell’esercizio, dello sviluppo, della valorizzazione delle attività imprenditoriali e di riconoscimento e tutela degli investimenti, dei beni aziendali e del valore commerciale”, nonché “della professionalità acquisita nell’esercizio di concessioni di beni demaniali marittimi, nonché lacuali e fluviali, per finalità turistico-ricreative”. Ciò significa che il governo intende tenere conto dell’esperienza degli attuali imprenditori balneari nel riassegnare le concessioni, probabilmente con un meccanismo di premialità che tutelerà il precedente titolare, anche se in concreto ciò sarà definito nei successivi decreti attuativi. Questo criterio parte dal presupposto che è meglio assegnare la gestione degli stabilimenti balneari, molto importanti per l'economia turistica italiana, a chi possiede già l’esperienza e la professionalità adatte a condurre quella singola impresa.

Valore commerciale. Con questo termine si indica, seppure in maniera ancora generica, che al concessionario che dovesse perdere la propria impresa in fase di evidenza pubblica sarà riconosciuto un corrispettivo economico stabilito da perizia. Sarà probabilmente il subentrante a dover riconoscere la cifra, ma anche questo è ancora tutto da definire.

Durata minima e massima delle concessioni. La bozza intende lasciare questa scelta alle singole regioni, imponendone però “un uso rispondente all’interesse pubblico”.

Numero massimo di concessioni per lo stesso operatore. Anche questo, in base all’attuale bozza, dovrà essere deciso dalle singole regioni. Il governo suggerisce solo di “garantire adeguata pluralità e differenziazione dell’offerta”, evitando cioè eccessive concentrazioni nelle mani di pochi.

Periodo transitorio. Prima dell’istituzione delle evidenze pubbliche, il governo propone un “adeguato periodo transitorio”, trattandosi di un importante passaggio di regime per cui regioni e comuni dovranno prepararsi attraverso l’approvazione di piani spiaggia e l’istituzione dei criteri per l’assegnazione tramite evidenze pubbliche, che richiedono un certo numero di anni. Finché sarà in vigore il periodo transitorio, le concessioni rimarranno agli attuali titolari. Si tratta forse dell’aspetto più importante della riforma: le associazioni degli imprenditori balneari hanno sempre chiesto che questo periodo abbia una durata non inferiore ai trent’anni e ora sarà da vedere quanto il governo sarà disposto a concedere, negoziando con la Commissione europea che aveva espresso la sua contrarietà a un periodo troppo lungo (vedi notizia).

Affitto e vendita. La riforma intende anche stabilire “criteri e modalità per il subingresso in caso di vendita o di affitto delle aziende”.

Revisione dei canoni. Il governo propone di “rideterminare la misura dei canoni concessori con l’applicazione di valori tabellari, tenendo conto della tipologia dei beni oggetto di concessione, anche con riguardo alle pertinenze e alle relative situazioni pregresse, e prevedere la classificazione, quanto alla valenza turistica, in differenti categorie dei medesimi beni, applicando a quelli di maggiore valenza un canone più elevato con l’attribuzione di una quota, calcolata in percentuale sulle maggiori entrate annue rispetto alle previsioni di bilancio, a favore della regione di riferimento”. Il quadro è piuttosto chiaro: molto probabilmente chi paga canoni più bassi subirà un aumento, mentre le elevate cifre attualmente richieste ai cosiddetti “stabilimenti pertinenziali”, che pagano dai 100mila ai 500mila euro, saranno ritoccate al ribasso per restituire al settore balneare una situazione di equilibrio attualmente inesistente.

Inserito da: Mondo Balneare
Articolo pubblicato il:28/01/2017
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