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Niente Imu per gli stabilimenti balneari di facile rimozione: la sentenza

Importante pronuncia della Commissione tributaria ligure sull'accatastabilità dei manufatti.

Autore: Mondo Balneare

articolo pubblicato il 19/12/2016

mondo balneare

Non sono soggetti ad accatastamento, e quindi non devono pagare l'Ici/Imu, gli stabilimenti balneari costituiti da strutture di facile rimozione. Lo ha stabilito la Commissione tributaria regionale della Liguria, con la sentenza n. 1295 del 15 novembre 2016 in merito all'accatastabilità degli stabilimenti e alla relativa imposta comunale sugli immobili. La sentenza ribadisce che il manufatto balneare va accatastato, e quindi gli si può applicare l'Ici/Imu, sono in caso di collocazione di opere stabili, poiché è questo l'elemento oggettivo sul quale basarsi per stabilire l'obbligo o meno di pagare l'imposta.

La pronuncia, riferisce Il Sole 24 Ore, ha avuto origine da un ricorso avanzato da una società concessionaria di uno stabilimento balneare, la quale si è opposta all'accatastamento in categoria D/6 proposto dall'Agenzia del territorio. Il concessionario sosteneva che il suo stabilimento non doveva essere accatastato poiché mancava il requisito di stabilità delle opere, correlato all'obbligo per il concessionario stesso di rimuovere le strutture al termine di ogni stagione balneare.

Di conseguenza la Commissione provinciale, accogliendo il ricorso introduttivo, ha annullato l'avviso di accertamento rilevando sia un errore nell'attribuzione della categoria D/6 (ritenuta attribuibile agli impianti sportivi), sia una motivazione carente nella determinazione della rendita. La sentenza di primo grado è stata appellata dall'Agenzia del territorio, arrivando alla pronuncia dello scorso 15 novembre che dà nuovamente ragione al concessionario balneare.

La Commissione tributaria della Liguria, riferisce ancora Il Sole, è partita dal presupposto di un documento di prassi che individua tre tipologie di opere soggette ad accatastamento: la categoria A (costruzioni in muratura ordinaria con solaio in cemento armato o misto), la categoria B (costruzioni in muratura ordinaria con pannelli prefabbricati su piattaforma in cemento armato) e la categoria C (strutture prefabbricate realizzate su piattaforma in cemento armato incernierate o affogate con calcestruzzo al basamento). Secondo il giudice, l'Agenzia del territorio non ha dunque correttamente considerato che l'obbligo di accatastamento deve essere correlato al principio della facile rimozione, in quanto se questo è sussistente, l'obbligo viene meno.

Significative le conclusioni del giornalista del Sole 24 Ore, Ulderico Izzo: «La sentenza ligure ben si inserisce nel contesto giurisprudenziale di legittimità secondo cui il diritto del concessionario di uno stabilimento balneare che abbia ottenuto, nell'ambito della concessione demaniale, anche il riconoscimento della facoltà di edificare e mantenere sulla spiaggia una costruzione, più o meno stabile, consistente in vere e proprie strutture edilizie o assimilate (sale ristoranti, locali d'intrattenimento o da ballo, caffè, spogliatoi muniti di servizi igienici e docce, etc.), integra una vera e propria proprietà superficiaria, sia pure avente natura temporanea e soggetta ad una peculiare regolazione in ordine al momento della sua modificazione, cessazione o estinzione»

Inserito da: Mondo Balneare
Articolo pubblicato il:19/12/2016
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