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I balneari non possono essere espropriati: merito del gioco d'azzardo

Lo afferma il celebre avvocato Daniela Agnello, che con la sentenza Laezza ha ottenuto un noto precedente in materia di gare che va a favore anche degli imprenditori balneari.

Autore: Alex Giuzio

articolo pubblicato il 05/08/2016

mondo balneare

di Alex Giuzio

Nei giorni scorsi la Commissione europea si è espressa negativamente in merito alla proposta, da parte del governo italiano, di inserire nella riforma delle concessioni balneari il riconoscimento del valore commerciale e dell’indennizzo a favore degli attuali titolari se perderanno le proprie attività quando saranno avviate le evidenze pubbliche (vedi notizia). Eppure, esiste un importante precedente giuridico nel settore del gioco d'azzardo che dà ragione al governo italiano e quindi agli imprenditori balneari: si tratta della nota "sentenza Laezza", che ha dei significativi punti in comune con la vicenda che stanno attraversando gli imprenditori balneari, non solo in relazione al pieno indennizzo che la categoria pretende, ma soprattutto alla violazione del diritto di proprietà e di stabilimento.

Per questo abbiamo intervistato l'avvocato Daniela Agnello, che nel difendere la multinazionale Stanleybet, con la sentenza Laezza ha ottenuto il primato assoluto di aver fatto censurare dalla Corte di giustizia europea e dall’autorità giudiziaria italiana le procedure di gara, ritenute discriminatorie.

Avvocato Agnello, la sentenza Laezza è un punto fermo a tutela della parità di trattamento e contro la distorsione della concorrenza. Quali sono i suoi aspetti più importanti?

La Corte di giustizia dell’Unione europea il 28 gennaio 2016 ha pronunciato, nella causa C-375/14, la sentenza Laezza sulla domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale di Frosinone e da altre autorità - compresa la Corte di Cassazione - e ha evidenziato che il diritto comunitario osta a una “disposizione nazionale restrittiva la quale impone al concessionario di cedere a titolo non oneroso, all’atto della cessazione dell’attività per scadenza del termine della concessione, l’uso dei beni materiali e immateriali di proprietà che costituiscono la rete di gestione e di raccolta del gioco”.
La Corte di giustizia, unitamente all’Avvocato generale e alla Commissione Ue, ha censurato nello schema di convenzione della gara Monti la clausola di cessione gratuita dei beni del concessionario ritenendola una misura poco chiara e poco trasparente, rimessa alla discrezionalità dell'amministrazione, con dubbi di proporzionalità. Il giudice nazionale del caso Laezza ha disapplicato la normativa italiana (sanzione penale) affermando la prevalenza dei principi comunitari. Il legislatore italiano ha abrogato la norma.
La sentenza interpretativa della Corte Ue rappresenta uno ius superveniens di fonte comunitaria, con applicazione obbligatoria e retroattiva, dotata di effetti diretti nell’ordinamento interno.

Come potrebbe la categoria balneare sfruttare questo precedente nel campo del gioco d’azzardo per ottenere una normativa favorevole?

Il Codice della navigazione prevede che “…quando venga a cessare la concessione, le opere non amovibili, costruite sulla zona demaniale, restano acquisite allo Stato, senza alcun compenso o rimborso”.  In sede giudiziaria tale norma dev’essere interpretata alla luce dei principi obbligatori e vincolanti della sentenza Laezza e, in sede giudiziaria o amministrativa (secondo la giurisprudenza della Corte anche i funzionari amministrativi devono disapplicare la norma ritenuta in contrasto con il diritto comunitario) andrebbe riconosciuto il contrasto della normativa italiana con i principi di diritto di stabilimento e di libera circolazione dei servizi.

A suo parere come si dovrebbe uscire dal braccio di ferro in corso tra categoria balneare, governo italiano e Commissione Ue sulla riforma delle concessioni balneari?

Il settore balneare ha un’armonizzazione completa a livello dell’Unione, a differenza del mercato dei giochi che non è armonizzato. Qualsiasi misura nazionale dev’essere valutata in relazione a tale armonizzazione. Tutto ciò dovrebbe facilitare i rapporti tra le autorità nazionali e comunitarie per addivenire a una soluzione normativa compatibile con i principi comunitari e con le esigenze della categoria. Occorrono determinazione e grande competenza tecnica-giuridica.
La sentenza Laezza, unitamente all’intervento degli organi comunitari e al provvedimento del giudice nazionale, è un ottimo punto di partenza a livello legislativo, ma è un precedente giurisdizionale vincolante e obbligatorio per tutti i giudici nazionali.
Il timore di provocare una procedura d’infrazione, a mio parere, non consente un “libero scambio” tra governo italiano e Commissione europea e non consente una definizione delle problematiche con l’individuazione dei giusti rimedi. Anche in tal caso, occorrono determinazione e grande competenza tecnica-giuridica per far valere o prevalere le pronunzie e i riconoscimenti già ottenuti in Corte Ue.
La Commissione europea nelle proprie osservazioni scritte nel caso Laezza è stata precisa e determinata e, segnatamente, ha scritto: “In conclusione, l’art. 25 dello Schema di Convenzione impone ai concessionari del 2012 una serie di obblighi dalle prevedibili e consistenti implicazioni economiche, con effetti sul piano della convenienza economica dell’accesso alla gara”; “...è evidente che un requisito come quello della cessione ... sia particolarmente restrittivo, a fortiori per gli ulteriori obblighi a questa connessi”.
Adesso occorre far applicare gli stessi principi alle concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo in sede amministrativa e poi, eventualmente, in sede giudiziaria. Aggiungo che nel caso Laezza si trattava di procedimenti penali, sequestri e sanzioni. Nel settore balneare si tratta di questioni amministrative e/o civilistiche ove gli obbiettivi del legislatore non sono ordine pubblico e sicurezza e, pertanto, le problematiche appaiono di più facile risoluzione.

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Nota biografica
L'avvocato Daniela Agnello, titolare dello studio legale Agnello con sedi a Milano e Messina, da oltre quindici anni opera nel settore del gaming in difesa della multinazionale Stanleybet e dei suoi centri affiliati, nonché di altre innumerevoli aziende europee leader nel settore dei servizi transfrontalieri, e ha il primato assoluto di aver fatto censurare dalla Corte di giustizia dell'Unione europea e dall’autorità giudiziaria italiana le tre gare italiane, contando quindici anni di giurisprudenza nazionale in favore del bookmaker e quattro sentenze della Corte Ue che dichiarano che il diritto italiano è in contrasto con il diritto comunitario con discriminazione degli operatori comunitari.
Le sentenze Gambelli del 2003 e Placanica del 2007 hanno censurato la gara per l'affidamento in concessione dei diritti per l'esercizio dei giochi del 1999. La sentenza Costa Cifone del 2012 ha dichiarato che lo Stato italiano con la gara Bersani di affidamento di oltre 16.000 diritti concessori ha protetto e tutelato i concessionari statali. La sentenza Laezza del 28 gennaio 2016 ha dichiarato che la gara Monti per l'affidamento in concessione di 2000 diritti osta con il diritto dell'Unione.
In tutte le sentenze anche l'Avvocato generale e la Commissione europea hanno espresso pareri conformi alla difesa e alle argomentazioni dell'avvocato Agnello. A seguito delle sentenze interpretative della Corte Ue la giurisprudenza nazionale degli ultimi quindici anni si è conformata con pronunzie di disapplicazione delle sanzioni penali e sentenze di assoluzione.

Inserito da: Alex Giuzio
Articolo pubblicato il:05/08/2016
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