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''Brexit, se anche i balneari italiani ci sperano...''

''Il sentimento antieuropeista non appartiene alla categoria. E' ora che la politica italiana si prenda la responsabilit di decidere'': un'intervista a Cristiano Tomei (Cna Balneatori)

Autore: Mondo Balneare

articolo pubblicato il 27/06/2016

mondo balneare

La notizia ha scosso tutto il mondo: la maggioranza del popolo britannico ha deciso di uscire dall'Unione europea, e gli imprenditori balneari - che da anni lottano contro una direttiva comunitaria che vuole mandare le loro imprese a evidenza pubblica - non potevano ignorare questo fatto. Per questo abbiamo toccato l'argomento insieme a Cristiano Tomei, coordinatore di Cna Balneatori, che in questa intervista fa il punto generale della situazione in un momento assai delicato per la categoria.

Cristiano Tomei, la scorsa settimana in Senato è emersa la volontà del governo di non concedere il periodo transitorio di 30 anni chiesto dalle associazioni balneari (vedi notizia). Qual è la risposta di Cna Balneatori a questo atto?

"Noi continuiamo a chiedere 30 anni e non faremo nessun passo indietro. È bene che sia avvenuto questo acceso scontro in Senato tra forze politiche e istituzionali: i reali intenti del governo sono emersi e la mozione approvata, pur contenendo degli aspetti importanti, non è chiara su un punto fondamentale: la concreta durata del periodo transitorio, che noi individuiamo in non meno di 30 anni, cioè il tempo necessario per ammortizzare gli investimenti effettuati, riconoscere il valore economico delle imprese balneari e continuare a lavorare in Europa per dimostrare la non inerenza delle imprese balneari nella direttiva Bolkestein".

Cosa occorre che il governo faccia ora?

"La principale priorità è far ripartire il negoziato basato sul doppio binario (immediate evidenze pubbliche per le spiagge libere, periodo transitorio per le aree già occupate da imprese) e coordinare un’azione di cooperazione limitata, guidata dall’Italia, per revisionare i principi male stabiliti o male interpretati nella direttiva Bolkestein. Il semestre italiano di presidenza europea era un’occasione perfetta, ma purtroppo non è stato fatto. Non è detto però che sia troppo tardi".

Sembra invece che tutti stiano aspettando la sentenza europea sulla proroga al 2020, prevista per il 14 luglio, prima di compiere qualsiasi azione…

"Non possiamo più andare avanti a colpi di sentenze, per quanto legittime siano. La politica non può deporre il proprio ruolo ai tribunali e ai referendum, ma anzi deve assumersi la responsabilità e l'autorevolezza di decidere. Lo dimostra quanto avvenuto in Gran Bretagna con la Brexit: non è più tempo di adoperare questi strumenti, perché questi fanno emergere uno spirito antieuropeista che non appartiene agli imprenditori balneari. È tempo invece che i singoli Stati agiscano per modificare e reinterpretare le leggi a loro sfavorevoli, come il governo italiano dovrebbe fare con la direttiva Bolkestein che non valuta le ricadute negative delle proprie misure sul sistema economico e sociale legato al turismo balneare. Lo ha fatto capire anche il commissario al mercato interno Elżbieta Bieńkowska, rispondendo alla recente interrogazione di Mara Bizzotto (vedi notizia): la questione balneare italiana è un problema tutto interno e il nostro governo deve avere il coraggio, come ha fatto la Spagna, di fare una legge per tutelare le trentamila imprese balneari senza mandarle a evidenza pubblica, ma anzi mettendo le imprese in condizione di investire. Noi siamo pronti a riqualificare i nostri stabilimenti per ridurne l’impatto ambientale e migliorarne gli aspetti ecologici, proprio come chiesto dall'Unione europea, non appena avremo una situazione normativa favorevole".

Non avete paura che il governo vari dei provvedimenti frettolosi per colmare il vuoto normativo che potrebbe scatenare la sentenza?

"Purtroppo i ragionamenti che sta compiendo la nostra classe politica – sia negli atti normativi che nei convegni – dà per scontato che la sentenza sarà negativa e perciò tutte le azioni vanno in quella direzione, senza prendere in considerazione un'azione politica. Bisogna che il governo eviti qualsiasi atto frettoloso e che recuperi un confronto con Bruxelles per far reinterpretare i principi europei in compatibilità con il diritto delle imprese balneari italiane di continuare a esistere".

L'ultima assemblea di Cna Balneatori ha stabilito di intaprendere alcune iniziative in questo particolare momento di allerta. Di cosa si tratterà?

"La categoria è mobilitata. Abbiamo istituito dei presidi in ogni stabilimento balneare, facendo appendere una locandina per informare i turisti della grave situazione. Oggi ci recheremo a Roma dopo il tavolo interregionale sul turismo balneare, chiedendo alle Regioni che producano un documento per chiedere al governo un periodo transitorio minimo di trent’anni. Inoltre, subito dopo la sentenza del 14 luglio organizzeremo quattro iniziative, due versante tirrenico e due sul versante adriatico, per tenere alta l’attenzione".

Di recente sono stati fatti dei tentativi per recuperare l'unità sindacale in questo momento di emergenza?

"L'unitarietà sindacale per noi è sempre un aspetto principale e non ne siamo mai usciti di nostra volontà. Per noi unitarietà significa lavorare sodo ogni giorno, dare continuità alle proprie azioni e soprattutto chiedere fortemente 30 anni di proroga e poi fuori dalla Bolkestein".

Ormai tutti gli esponenti del governo ribadiscono l'inevitabilità delle evidenze pubbliche per le imprese balneari. Cna Balneatori si conferma contraria a questa posizione?

"I nostri studi giuridico-sindacali hanno dimostrato come l'inevitabilità sia fasulla: nelle direttive europee non è ribadito che le evidenze pubbliche siano obbligatorie. La continuità delle imprese balneari è fondamentale per il sistema turistico e per il diritto di esistenza delle imprese stesse".

(intervista a cura di Alex Giuzio)

Inserito da: Mondo Balneare
Articolo pubblicato il:27/06/2016
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