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Riforma spiagge, Costa: 'Linee guida entro due settimane'

Il ministro agli affari regionali intervenuto a Rimini in una sala gremita, che ha visto sollevare tanti temi.

Autore: Mondo Balneare

articolo pubblicato il 06/04/2016

mondo balneare

di Alex Giuzio

«Entro due settimane definiremo le linee guida per la riforma delle concessioni balneari». Lo ha dichiarato il ministro agli affari regionali Enrico Costa, intervenuto ieri a Rimini all’incontro “Una legge di riforma delle spiagge” organizzato dal gruppo parlamentare Area popolare. Un momento di confronto, come quelli che mancavano da tempo, tra governo, regioni, comuni e tutte le associazioni balneari, ma che purtroppo ha evidenziato come la strada da percorrere sia ancora tanta, nonostante il tempo stringa: da una parte non tutti i sindacati di categoria hanno una posizione unitaria, e dall’altra i vari esponenti di governo continuano a restare ambigui e senza pronunciarsi sull'entità del periodo transitorio, con il ministro Costa che ha assunto il coordinamento del tavolo di riforma e ha dimostrato sensibilità al problema, ma che si trova a mediare tra proposte molto differenti anche all’interno degli stessi partiti di maggioranza, tanto da non riuscire ancora ad annunciare i contenuti precisi della legge, ma limitandosi a enunciarne i principi. In mezzo, regioni e comuni che invece dimostrano compattezza e unità d’intenti – forse perché l’incertezza normativa degli stabilimenti balneari li tocca molto più da vicino – ma che non riescono da soli a sbloccare la situazione.

I punti fermi a cui il governo sta lavorando, comunque, sono ormai chiari: per le spiagge libere immediate evidenze pubbliche, per le attuali concessioni un lungo periodo transitorio la cui entità non è ancora nota (le associazioni balneari chiedono 30 anni, ma il governo ha più volte fatto intendere che è troppo), per poi al termine mandare anch’esse a evidenza pubblica, fissando però sin da subito dei meccanismi di premialità che vorrebbero favorire gli attuali imprenditori. E ancora, riconoscimento del valore commerciale delle imprese, adeguamento dei canoni ed eliminazione della distinzione tra opere di facile e difficile rimozione.

Ma non tutte le associazioni balneari, come detto, sono sulla stessa linea, con divergenze più o meno grandi tra chi continua a chiedere l’esclusione totale dalle evidenze pubbliche sin da subito e chi invece non è d’accordo su questioni secondarie come i criteri per il riconoscimento del valore di mercato. Tra gli aspetti positivi si registra invece qualche accenno da parte degli esponenti di governo all’intento di produrre almeno un disegno di legge prima della sentenza della Corte di giustizia europea sulla proroga al 2020, il che fino a poche settimane fa sembrava impossibile a causa dell’opposizione di alcuni sottosegretari.

Questo, molto in breve, è solo un tentativo di analisi di un incontro durato tre ore che ha visto sollevare tanti e importanti temi. Per questo, come da consuetudine, riportiamo qui di seguito un riassunto il più possibile fedele degli interventi e i video integrali per chi ha tempo di ascoltarli (interventi in ordine cronologico).

Sono intervenuti all’incontro, oltre al ministro Enrico Costa, anche i deputati Sergio Pizzolante (Ncd) e Tiziano Arlotti (Pd), i presidenti delle associazioni nazionali balneari Riccardo Borgo (Sib-Confcommercio), Vincenzo Lardinelli (Fiba-Confesercenti), Fabrizio Licordari (Assobalneari-Confindustria), Cristiano Tomei (Cna Balneatori) e Giorgio Mussoni (Oasi-Confartigianato), l’assessore regionale al turismo dell’Emilia-Romagna Andrea Corsini e il sindaco di Rimini Andrea Gnassi (coordinatore Anci del settore turismo). Nella sala gremita erano presenti diverse centinaia di imprenditori balneari, provenienti non solo dalla Romagna, ma anche da Liguria, Toscana e Marche. Molti non sono purtroppo riusciti a entrare, mentre tra chi era dentro non sono mancate urla, fischi e proteste che hanno reso il clima teso e difficile, con Pizzolante che più volte ha minacciato di chiudere la riunione.

Il riassunto e i video degli interventi

Sergio Pizzolante (deputato Nuovo Centrodestra): «Oggi è la prima volta che mettiamo intorno allo stesso tavolo, per un momento di lavoro condiviso, i rappresentanti di governo, regioni, comuni e associazioni balneari per discutere i contenuti della riforma. Difficilmente, solo un paio d’anni fa, questo poteva accadere per ragioni politiche, mentre oggi ciò assume un’importanza rilevante. Il nostro obiettivo comune è salvare trentamila imprese e centomila posti di lavoro, e questa non è un’affermazione corporativa, ma un giusto intento di politica economica per far ripartire la crescita del turismo balneare che in decenni di storia ha maturato esperienza e risorse, e se negli ultimi anni si è fermato non è colpa degli operatori, bensì dell’incertezza normativa. Stiamo parlando del futuro delle coste italiane, non di privilegi corporativi. Gli imprenditori balneari sono nati perché una legge dello Stato lo consentiva – piaccia o non piaccia – tramite il rinnovo automatico che garantiva una lunghissima gestione delle concessioni. Quando i burocrati contestano il paragone con la Spagna perché sarebbe differente rispetto all’Italia, possiamo concedere che la situazione è diversa dal punto di vista giuridico, ma non da quello economico: la Spagna, che nel 1988 ha espropriato le spiagge per demanializzarle, ha infatti indennizzato i precedenti proprietari con una lunga proroga, proprio in ragione del cambiamento di regime normativo. Per questo, ritengo che la riforma italiana delle concessioni balneari debba reggersi su alcuni pilastri: dal momento che l’Europa ci invita a garantire i principi di concorrenza e trasparenza su cui si reggono i trattati (quindi la direttiva Bolkestein in questo caso non c’entra), la nostra riforma non potrà esimersi dal farlo, ma tenendo conto che sui 5000 chilometri di costa balneabili, solo la metà è occupato da imprese. È nella restante metà che le evidenze pubbliche devono dunque partire. Per le concessioni già assegnate, invece, occorre smettere di parlare di “proroga” – che l’Europa non accetta perché comporta un automatismo – e pensare a un lungo periodo di transizione, per almeno due ragioni: il nostro sistema non è pronto a un repentino regime di evidenze pubbliche, che dovrebbero organizzare i comuni, e la compensazione va assicurata per indennizzare dal cambio di normativa. Dovremo poi fissare regole certe per riconoscere il valore d’impresa al termine del periodo transitorio».

 

Tiziano Arlotti (deputato Pd): «Trovo molto importante che oggi ci troviamo qui insieme ad affrontare questo argomento con determinazione e mantenendo dei presupposti fermi: il settore balneare ha delle ragioni che vanno rispettate, è un’asse strategico del turismo italiano ed è fondamentale per l’intera economia. Da solo il settore balneare contribuisce al 10% del Pil turistico italiano, ma se contiamo anche l’indotto, il suo peso aumenta al 40%. Quando si è davanti a norme europee e a delicate sentenze come quella della Corte di Lussemburgo non possiamo prescindere dal rispettare, ma abbiamo comunque dei margini su cui lavorare per trovare al più presto una soluzione da inserire in un disegno di legge. Sarebbe paradossale arrivare alla sentenza della Corte di giustizia europea senza avere almeno una bozza pronta. Occorre accordarsi subito su un adeguato periodo transitorio che ci consenta di avere tempo per affrontare una questione così delicata. Abbiamo sospeso le decadenze dei pertinenziali fino al 30 settembre 2016 perché ci siamo dati quel termine per produrre una legge per tutte le imprese balneari. Poi ci sono altri punti fermi: nessuno manderà le concessioni balneari all’asta perché il termine è improprio, i canoni saranno resi più equi, stabiliremo i criteri per riconoscere il valore delle imprese tenendo conto della professionalità e degli investimenti, elimineremo la facile e difficile rimozione in favore di una distinzione tra opere amovibili e non amovibili, stabiliremo dei principi da rispettare per le gare sulle nuove concessioni, e infine tenteremo di imporre delle pianificazioni urbanistiche e di tenere conto dei progetti già esistenti in alcune località, proprio come a Rimini, che andranno valorizzati. Insomma, la riforma delle spiagge dovrà far sì che il mondo balneare possa ritornare a fare investimenti soprattutto in ottica di riqualificazione delle strutture e destagionalizzazione. Mi auguro che gli interventi siano tempestivi».

 

Cristiano Tomei (coordinatore Cna Balneatori): «Così non va bene. Non perché non sia importante questo momento di confronto, ma perché come Cna Balneatori l’unica legge che noi chiediamo è quella che prenda la decisione politica di non mandare mai in liquidazione trentamila imprese. Invito questo governo a farlo con autorevolezza in Europa. Ci troviamo oggi a difendere una misera proroga di 5 anni quando la Spagna ne ha avuti 30. Anche noi chiediamo 30 anni, per poi avere il tempo di asserire a Bruxelles che le imprese balneari non hanno nulla a che fare con la direttiva Bolkestein. L’attuale proposta del doppio binario ci serve solo per proseguire una trattativa che ci riporti alla precedente situazione di durata illimitata delle concessioni. Perché nessun esponente del governo è mai andato in Europa a chiedere questo? Apprezzando l’apertura del ministro Costa, lo invito a farlo per primo. Discutere di tutto il resto significa girare intorno a ciò che non vogliamo. Le soluzioni non stanno nell’atto formale o nell’indennizzo, bensì nel “No alle aste e no alle evidenze pubbliche”. E queste devono essere le condizioni anche per tornare all’unitarietà sindacale, che riteniamo un valore».

 

Fabrizio Licordari (presidente Assobalneari-Confindustria): «Il turismo balneare rappresenta un comparto economico importantissimo e purtroppo oggi in crisi. Perché per salvare l’Ilva di Taranto, che inquina e fa meno posti di lavoro rispetto a noi, il governo si è mosso con una celerità che i balneari non hanno mai visto? Da quando è stato abrogato il rinnovo automatico, ci troviamo nel periodo più buio della nostra storia. Intanto, in Portogallo hanno approvato 75 anni al concessionario uscente senza che l’Europa abbia mai avanzato procedure di infrazione, anche se qualche esponente di governo italiano l’ha caldeggiata, dimostrando insensibilità verso i colleghi. E in Spagna – la cui situazione non è affatto diversa dalla nostra – dopo l’esproprio delle spiagge nel 1988 si è concesso un indennizzo di 30 anni di proroga, che sarebbero scaduti nel 2018, e ora che la scadenza si stava avvicinando gli operatori hanno ottenuto un’ulteriore proroga di 30-75 anni con il benestare dell’Unione europea e anche qui senza procedure di infrazione. Siamo qui a sbandierare i principi europei di trasparenza e concorrenza, ma oggi sarebbe impossibile per un italiano ottenere una concessione in Spagna o Portogallo, che le hanno blindate. Perché da noi questo deve essere possibile? Portarci a evidenza pubblica significherebbe aprire a infiniti contenziosi. Le soluzioni giuridiche per salvarci esistono e sono numerose, ma hanno bisogno di un appoggio politico, altrimenti arriveranno i tecnocrati a prendere in mano una situazione che oggi non ha una guida. Sappiamo che lo slancio politico può esserci: lo abbiamo visto per tutelare le concessioni autostradali e quelle degli operatori telefonici, perciò anche le nostre imprese non devono avere una scadenza, come imporrebbe una vera politica liberalista».

 

Vincenzo Lardinelli (presidente Fiba-Confesercenti): «La giornata di oggi serva a dare un contributo per andare avanti. Il titolo “Una legge di riforma delle spiagge” è positivo, ma ancora meglio sarebbe stato “Una legge di riforma per le spiagge”. Dobbiamo essere aperti alla fiducia e io ho fiducia nel ministro Costa. Tutto diventa facile in questi momenti in cui qualcuno sfrutta la paura della gente per dire cosa fare senza dire come farlo. È sbagliato, per esempio, dire che il governo non è andato a Bruxelles: ci è andato eccome, ma il problema è che non ha ottenuto risultati. Il mio pensiero è che la storia sta andando avanti, e dopo 150 anni è per noi arrivato il momento del cambiamento, ma abbiamo bisogno che il governo tracci la linea per permettere di far restare con noi chi vuole restare e lasciare indietro chi non vuole seguirci».

 

Giorgio Mussoni (presidente Oasi-Confartigianato): «Sarebbe facile per me fare dei discorsi demagogici come quelli che ho sentito da chi sostiene che le aste non si devono fare. Ma siccome non sono un trascinatore, bensì un balneare, io resto alla calce. Dal momento che il “No alle aste” è stato portato avanti per sei anni e non ha portato a nessun risultato, ritengo che la strada debba essere la tutela del valore di mercato, come anche la Corte di giustizia europea ha suggerito per altri settori, altrimenti non potremo mai più avere l’affidamento di un bene che sappiamo non ci appartiene. Il tempo stringe ed è arrivato il momento che la nostra competenza venga riconosciuta nell’ambito delle procedure di comparazione, e se questo principio fosse accettato, la nostra categoria non avrebbe più problemi, poiché i balneari siamo noi e nessun altro».

 

Riccardo Borgo (presidente Sib-Confcommercio): «In questa sala si percepiscono paura, disperazione e rabbia, e anche per questo si urla. Ma io non voglio mettere a repentaglio il futuro della mia impresa e dei miei figli in mano a manipolatori che urlano e non ragionano. La soluzione va trovata in Italia, con un accordo forte e condiviso che dia un mandato unico da presentare in Europa. È mai possibile arrivare a una sentenza della Corte di giustizia europea, che ci farà passare sui giornali come abusivi, senza avere in mano almeno un’idea del governo per colmare il vuoto? Poi sottoporremo questa idea all’Europa, che comunque non potrà disconoscere che qui è nato un settore che oggi pesa tantissimo. Siamo d’accordo che occorre la volontà politica, ma questa non basta: noi, per esempio, siamo pronti a bloccare tutto con ricorsi al Tar se la soluzione non sarà condivisa».

 

Andrea Gnassi (sindaco di Rimini e coordinatore Anci Turismo): «Da sindaco ho capito che l’incertezza è ciò che fa vivere peggio e che non permette di trovare traiettorie lucide e ragionate, perciò capisco i toni accesi di oggi. Nessuno qui ha un obiettivo diverso dal trovare un forte asse che tuteli gli interessi degli attuali imprenditori balneari davanti all’Europa, ma la prima battaglia che si deve fare a mio parere è quella di far passare il turismo come un’industria. Solo in questo ampio contesto potremo infilare efficacemente la questione balneare. Purtroppo, invece, il turismo in Italia è stato affidato al fai da te, senza una politica di svecchiamento. Stiamo guardando solo al turismo last minute degli italiani che guardano le previsioni del tempo e decidono se partire il giorno dopo, facendoci concorrenza interna tra località anziché essere un’unica grande destinazione che guardi al resto del mondo. Finché rimarremo con 11 regioni costiere su 15 che scaricano le feci in mare e sono costrette a imporre talvolta il divieto di balneazione, non andremo da nessuna parte. Dobbiamo andare in Europa a schiena dritta, dicendo che la legge quadro di riforma la facciamo noi, per rendere il sistema balneare privo di cemento, a favore di acqua marina, sole e aria, come stiamo provando a fare a Rimini con il progetto del Parco del Mare. Questo è ciò che sosteniamo: un modello integrato che includa il mare come elemento di cura e di benessere. Le nostre radici ci indicano che questa è la strada per il futuro».

 

Andrea Corsini (assessore al turismo della Regione Emilia-Romagna): «Come Regione Emilia-Romagna abbiamo portato tutte le regioni italiane a una posizione unica per la salvaguardia delle attuali imprese balneari, e questo non era mai successo. Naturalmente sulla materia non abbiamo potere decisionale, ma possiamo esercitare una forte influenza. Questa posizione era infatti stata sottoscritta dal governo, ma poi sono arrivati i ricorsi al Tar con il richiamo della Corte di giustizia europea che hanno complicato la vicenda. Ora però è arrivato il momento di risolvere la questione una volta per tutte. I precedenti governi hanno sottovalutato la portata politica di questo problema. La legge quadro va discussa con l’Unione europea in maniera forte, cercando di stare dentro ai principi comunitari ma allo stesso tempo sfruttando i loro margini per instaurare una trattativa politica. Non si possono cancellare trentamila imprese con un colpo di spugna, e allo stesso tempo non voglio nascondere che queste imprese vanno innovate, anche per sfruttare lo scenario internazionale che potrebbe portare presenze straordinarie nel nostro paese. Sui contenuti della riforma ho avuto qualche divergenza con il sottosegretario Gozi, ma a mio parere la legge va fatta subito e deve contenere i seguenti principi: congruo periodo transitorio per le concessioni in essere, riconoscimento del valore commerciale a prescindere dalla quota ammortizzata, canoni equi e sostenibili senza più valori Omi, eliminazione della distinzione tra opere di facile e difficile rimozione, investimenti per riqualificare».

 

Enrico Costa (ministro agli affari regionali): «Nei miei due mesi da ministro ho ripercorso l’origine del problema delle imprese balneari italiane per tentare di comprendere il polso della situazione, e trovo incomprensibile il percorso fatto fino a oggi. L’attuale governo ha la sensibilità politica per comprendere e risolvere la questione. Sarebbe facile guardare le carte dai nostri uffici a Roma e prendere una decisione da imporre dall’alto, e probabilmente anche l’Europa lo apprezzerebbe. Ma a livello politico non è così che vogliamo lavorare. Vogliamo anzi porre dei principi di base all’Europa: la parità di trattamento sia tra diversi paesi che tra il rispetto dei principi europei e i diritti delle imprese; il legittimo affidamento del bene su cui migliaia di famiglie hanno investito, disegnando traiettorie e accendendo mutui perché le condizioni lo permettevano; il riconoscimento del valore commerciale e del percorso professionale; la certezza normativa e la contestualizzazione della vicenda balneare nel più ampio ambito turistico, come giustamente sottolineato dal sindaco Gnassi. Mi sono accorto che questa materia era di tutti e di nessuno, con la competenza di vari ministeri perché sono coinvolti il turismo, il demanio, lo sviluppo economico, eccetera. Ma mancava un coordinatore di riferimento, e per questo ho assunto il compito di rendere univoche le tante voci sentite anche oggi per farle suonare insieme davanti all’Unione europea. Un ruolo difficile, ma ho intenzione di piantare dei paletti condivisi e inserirli in un provvedimento duraturo, non un emendamento approvato in un qualsiasi Milleproroghe, bensì uno strumento che porti al riconoscimento delle vostre imprese. Oggi le proposte dei rappresentanti degli imprenditori balneari sono state tante, e alcune di queste molto forti. Ne ho percepito i principi e assicuro che entro una o due settimane arriveremo a un punto di condivisione per delineare almeno delle linee guida che portino alla stesura di una legge quadro. Il mio metodo di lavoro non escluderà mai il confronto con le associazioni balneari: non faremo un provvedimento calato dall’alto, e questo è un impegno di merito che assumo».

 

In sala era presente anche l'ex senatore Massimo Baldini, oggi fondatore del partito "Imprese del mare". Baldini, che non era tra i relatori dell'incontro, in serata ha diramato il seguente comunicato:

«Il convegno tenuto oggi a Rimini (ieri, NdR) per affrontare il problema relativo alle concessioni demaniali marittime ha dato risultati del tutto deludenti perché ha evitato di affrontare concretamente gli argomenti all’ordine del giorno e soprattutto non ha avanzato alcuna proposta di legge di riforma per le spiagge. In particolare ha colpito l’estrema superficialità e la mancanza di ogni rapporto con la realtà da parte dell’organizzatore e di alcuni rappresentanti sindacali. Questi non solo si sono completamente piegati ai diktat del governo e dell'Unione europea, ma si sono addirittura spinti ad attaccare duramente il rappresentante della Cna Cristiano Tomei perché ha detto no alle aste e si alla difesa a oltranza delle imprese balneari. Ha colpito soprattutto la loro posizione rinunciataria e il fatto che ai loro associati è stato impedito di parlare e di esprimere le loro posizioni. Non è un caso che anche chi ha organizzato il convegno ha negato al sottoscritto la possibilità di prendere la parola, dimostrando, con questo atteggiamento inqualificabile, che interessa più il silenzio, per non disturbare il governo, che stimolare il governo stesso ad alzare la schiena e a battersi per difendere le aziende italiane. Un governo che attraverso il ministro Costa non ha assunto alcun impegno specifico, se non quello di una generica difesa di alcuni principi di carattere generale, che lasciano il tempo che trovano. Un governo che fino a oggi non è stato in grado di battersi con decisione contro le direttive comunitarie, come invece hanno fatto la Spagna e il Portogallo che hanno approvato leggi che tutelano le loro aziende balneari attraverso il diritto di insistenza e attraverso proroghe di durata fino a 75 anni. Anzi, le recenti dichiarazioni di alcuni rappresentanti del governo - vedi i sottosegretari Baretta e Gozi, nonché il presidente della giunta regionale toscana - manifestano l’intenzione di approvare una legge che contenga forti limitazioni dei principi di libertà di impresa e l’inserimento di un periodo transitorio al termine del quale espropriare e incamerare l’azienda. I concessionari debbono prendere atto che coloro che li devono difendere concretamente in realtà hanno abbandonato da tempo la battaglia e si sono definitivamente arresi».

Inserito da: Mondo Balneare
Articolo pubblicato il:06/04/2016
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