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Balneari, proroga 2020: la Corte UE decider il 3 dicembre

Fissata la data della prima udienza dalla quale dipende il futuro delle imprese balneari: la Corte di giustizia europea pu convalidare la scadenza al 2020 oppure annullarla e riportarla alla fine del 2015.

Autore: Mondo Balneare

articolo pubblicato il 09/11/2015

mondo balneare

di Alex Giuzio

È stata fissata al 3 dicembre 2015 l'udienza dibattimentale della Corte di giustizia europea in merito alla validità della proroga al 2020 delle concessioni demaniali marittime. Quel giorno, gli imprenditori balneari cominceranno a sapere se l'Unione europea considera valida la durata delle concessioni al 31 dicembre 2020, oppure se al contrario la giudicherà incompatibile con il diritto comunitario. In questo secondo caso, le concessioni balneari potrebbero tornare alla precedente scadenza del 31 dicembre 2015.

Manca dunque meno di un mese alla prima pronuncia dalla quale dipende il futuro delle imprese balneari del nostro paese. Il governo italiano, infatti, ha più volte ribadito la sua intenzione di varare la riforma delle concessioni demaniali marittime solo dopo la pronuncia della Corte Ue. Ma solo venerdì scorso il Tribunale europeo ha comunicato la data dell'udienza.

Cosa dovrà decidere la Corte Ue

La Corte di giustizia europea dovrà pronunciarsi sui seguenti aspetti:

  1. se le concessioni di beni demaniali sono assimilabili alle autorizzazioni di cui alla direttiva 2006/123/CE sui servizi (cd. Bolkestein);
  2. se i beni demaniali sono risorse rare ai sensi dell'art. 12 direttiva servizi;
  3. se la proroga della durata delle concessioni demaniali al 2020 costituisce una restrizione alla libertà di stabilimento.

Dalle posizioni della Corte Ue in merito a questi punti, dipenderanno anche i contenuti della riforma generale delle concessioni balneari. Tuttavia, le tempistiche sono molto preoccupanti: se la sentenza europea riporterà le concessioni alla scadenza del 2015, il governo avrà meno di un mese per decidere cosa accadrà dopo la fine dell'anno.

In merito alle questioni al vaglio della Corte europea, le associazioni degli imprenditori balneari da tempo sostengono che le concessioni demaniali marittime, in quanto beni, non sono inerenti alla direttiva sui servizi; che questi beni non sono limitati (tanto che il governo italiano è stato portato a lavorare su un "doppio binario" di riforma: aste subito per i tratti di spiaggia libera e congrua proroga per le imprese già esistenti); e infine che la proroga al 2020 va tutelata in quanto non rappresenta lesione della libertà di stabilimento. Ora non resta che attendere meno di un mese per sapere ufficialmente cosa ritiene la Corte Ue in merito a questi fondamentali argomenti.

A spiegare l'importanza della pronuncia è anche l'avvocato Roberto Righi, specializzato in demanio marittimo, che ha dichiarato al Tirreno: «La Corte, nel sollecitare le parti alle osservazioni, per la prima volta in ambito comunitario pone la questione se il rilascio di una concessione relativa a un bene del demanio pubblico costituisca un regime di autorizzazione ai sensi dell'articolo 9 della direttiva Bolkestein. Se fosse riconosciuto che di mero titolo autorizzativo si tratta, allora i balneari avrebbero torto. Se prevale, invece, il diritto di proprietà, ovvero la natura sostanzialmente locativa della concessione demaniale, allora gli stabilimenti balneari sono fuori dalla direttiva servizi. È la prima volta che si discute solo di questo, con la Corte Ue che si è posta, giustamente, un problema che i tribunali amministrativi regionali italiani non si sono posti. Si tratta insomma di definire se la concessione demaniale è un'autorizzazione, come quella per un fruttivendolo o un centro estetico, oppure di un atto misto. Che include, dunque, locazione e atto costitutivo della proprietà superficiaria. Come sarebbe dimostrato dal fatto che lo Stato italiano pretende dai concessionari balneari il pagamento di Ici e Imu persino sulle superfici delle spiagge concesse».

Gli antefatti: come si è arrivati alla Corte Ue

La pronuncia della Corte di giustizia europea è stata richiesta dai Tar della Lombardia e della Sardegna, che in due diverse sentenze hanno messo in dubbio la validità della proroga al 2020 delle concessioni balneari in relazione al diritto comunitario. La sentenza del Tar Lombardia ha preso in esame una concessione lacustre, mentre quella del Tar Sardegna riguardava una concessione marittima.

La pronuncia europea sulla questione del Tar Lombardia era inizialmente attesa entro la fine di quest'anno, ma in un secondo momento è emerso il rischio che venisse accorpata a quella del Tar Sardegna, data la loro analogia. Per questo motivo, i tempi avrebbero potuto slittare fino alla primavera 2016. Ma vista l'urgenza della materia e il rischio di generare un paradosso burocratico (annullare la proroga al 2020 nel 2016 avrebbe infatti significato rendere le concessioni già scadute, per di più alle porte della stagione), la Corte di giustizia europea ha comunicato che sull'argomento inizierà a discutere già il prossimo 3 dicembre, limitatamente alla questione sollevata dal Tar Lombardia. Questa prima udienza sarà occasione per decidere alcuni aspetti procedurali: l'ammissibilità degli interventi in giudizio, la riunificazione con gli altri procedimenti del Tar Sardegna e del Consiglio di Stato, le modalità di prosecuzione della causa. Il tutto inciderà inevitabilmente sui tempi complessivi per il deposito della sentenza definitiva, che arriverà comunque entro 4-7 mesi. Ma già le posizioni che saranno espresse il prossimo 3 dicembre saranno decisive per capire l'orientamento della Corte Ue.

La proroga al 31 dicembre 2020 delle concessioni balneari, sulla cui validità dovrà pronunciarsi la Corte Ue, era stata approvata dal parlamento italiano nel 2012, dopo che il governo Monti aveva abrogato il rinnovo automatico per uscire dalla procedura di infrazione aperta dall'Unione europea a causa della presunta incompatibità del sistema demaniale italiano con la direttiva Bolkestein. Il governo di allora non aveva fatto in tempo a varare una nuova legge a causa delle dimissioni del premier; di conseguenza la proroga al 2020 è stata decisa per avere più tempo per legiferare. Ma nessuno ha mai notificato questa proroga a Bruxelles, che così tra un mese dovrà deciderne la validità. L'Avvocatura di Stato ha comunque già espresso un documento per difendere la validità di questa proroga (vedi notizia), mentre per quanto riguarda le associazioni di categoria, nel procedimento del Tar Lombardia i sindacati Sib e Cna Balneatori hanno chiesto di intervenire ad adjuvandum e nel procedimento del Tar Sardegna il Sib è parte processuale.

Inserito da: Mondo Balneare
Articolo pubblicato il:09/11/2015
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