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Pressing dei sindacati balneari: 'Il governo ci convochi'

Le associazioni di categoria inviano due lettere per chiedere di essere aggiornate sulla posizione della Commissione europea e sulle soluzioni in vista per i pertinenziali.

articolo pubblicato il 16/04/2015

mondo balneare

di Alex Giuzio

I sindacati balneari tornano a richiedere con urgenza la riconvocazione del tavolo tecnico per trattare col governo la riforma delle concessioni balneari. In seguito alle recenti voci sulla contrarietà della Commissione europea a concedere agli attuali imprenditori balneari una lunga proroga delle concessioni (se n'è parlato all'assemblea Cna della scorsa settimana, leggi notizia), i presidenti delle principali associazioni di categoria – Sib-Confcommercio, Cna Balneatori, Assobalneari-Confindustria, Fiba-Confesercenti, Oasi-Confartigianato – hanno inviato due lettere distinte al sottosegretario agli affari europei Sandro Gozi e al sottosegretario all'economia Pier Paolo Baretta (quest'ultima indirizzata anche al viceministro all'economia Luigi Casero).

Nella missiva indirizzata a Gozi, le associazioni balneari chiedono «un incontro al fine di fare il punto della situazione per quanto riguarda le concessioni demaniali, alla luce dello stato del confronto con la Commissione europea, e per definire tempi e modi di un'auspicata azione comune che consenta di addivenire a una soluzione di un problema che sempre più mette a repentaglio e condiziona la serenità delle nostre famiglie e lo sviluppo delle imprese».

Il sottosegretario Gozi si è recato a Bruxelles lo scorso 31 marzo proprio per presentare alla Commissione Ue la bozza di riforma delle concessioni balneari italiane, che prevede un doppio binario: aste dal 1° gennaio 2016 per i litorali non occupati da imprese, lunga proroga per le concessioni su cui insistono gli stabilimenti balneari che fino a pochi anni fa contavano sul rinnovo automatico. Gozi non ha mai riferito ufficialmente in Italia dell'esito dell'incontro con i tecnici europei, ma secondo alcune fonti vicine al parlamento Ue, Bruxelles sarebbe contraria a concedere una lunga proroga (i sindacati balneari chiedono almeno 30 anni) finché la Corte di giustizia europea non si pronuncerà sulla validità della proroga precedente, quella che ha portato la scadenza delle concessioni dal 31 dicembre 2015 al 31 dicembre 2020 in seguito all'abrogazione del rinnovo automatico, in modo da avere qualche anno in più per varare una riforma. Purtroppo, due sentenze dei Tar di Milano e di Cagliari hanno messo in dubbio la validità della proroga al 2020, chiamando la Corte di giustizia europea a esprimere un giudizio in merito. Naturalmente, la Commissione europea non può rischiare di concedere una seconda proroga, se la prima è ancora a rischio di bocciatura.

La seconda lettera inviata dai sindacati balneari al sottosegretario Baretta e al viceministro Casero riguarda invece i concessionari pertinenziali, cioè i circa 250 imprenditori con i beni incamerati e i canoni alle stelle a causa dell'errata applicazione dei valori Omi. Come sottolineano le associazioni di categoria, «a più di un mese dall'incontro che abbiamo avuto a Montecitorio sul problema dei concessionari "pertinenziali", e con riferimento al tavolo di approfondimento individuato come unica strada utile per addivenire a una rapida e indispensabile soluzione almeno per quanto riguarda i problemi più urgenti, nulla è più successo senza che, peraltro, ci siano segnali di una qualche possibile alternativa sul piano legislativo. Alla luce di queste considerazioni siamo a richiedere che venga fissato con urgenza un incontro con tutti i soggetti istituzionali interessati per specifica competenza».

A seguito del presidio organizzato dai concessionari pertinenziali lo scorso 10 marzo, dopo che era saltato l'ennesimo emendamento per salvarli, il viceministro Casero aveva promesso un nuovo incontro entro una settimana (vedi notizia), ma anche questo impegno non è stato rispettato. È evidente che il governo sta ancora una volta trattando con leggerezza una questione urgente, dalla quale dipende la vita di 250 imprese familiari che rischiano di perdere la propria azienda.

Inserito da: Mondo Balneare
16/04/2015

 
 
 
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