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Le proposte Pd e Ncd per la riforma del demanio marittimo

Ieri gli incontri con le delegazioni dei due partiti di governo, che hanno presentato idee diverse tra loro e ancora molto generiche. Ma l'attenzione al problema c'.

Autore: Mondo Balneare

articolo pubblicato il 13/03/2014

mondo balneare

di Alex Giuzio

Dopo l'incontro con Forza Italia, anche il Partito Democratico e il Nuovo Centrodestra hanno ricevuto le associazioni nazionali dei balneari per confrontarsi sulle urgenze da affrontare in materia di riforma del demanio marittimo

A entrambi gli incontri, avvenuti ieri a Roma, si sono recati i rappresentanti di Sib-Confcommercio, Fiba-Confesercenti, Cna Balneatori, Assobalneari-Confindustria, Oasi-Confartigianato e Itb Italia. In mattinata le associazioni sono state ricevute da una nutrita delegazione di parlamentari del Pd, coordinati da Filippo Taddei (responsabile per l’economia e membro della segreteria nazionale) e Armando Cirillo (responsabile del turismo); mentre nel pomeriggio è avvenuto l'incontro con gli esponenti del Nuovo Centrodestra, con a capo Luigi Casero (viceministro dell'economia) e Sergio Pizzolante (vicecapogruppo alla Camera).

Così il comunicato congiunto delle associazioni balneari riassume l'esito dei due incontri: «Con entrambe le delegazioni, i rappresentanti dei balneari hanno condiviso la necessità, nella comune consapevolezza dell’importanza strategica del settore e dell’attuale condizione di difficoltà e precarietà, di una riforma organica del comparto che assicuri continuità e certezza dell’attività delle imprese balneari oggi operanti; del riconoscimento del valore commerciale dell’impresa; della razionalizzazione e del riequilibrio dei criteri per il calcolo del canone demaniale che preveda anche una soluzione definitiva per i concessionari pertinenziali. L’attuazione di questi obiettivi consentirebbe il rilancio degli investimenti, oggi più che mai necessari nel settore turistico balneare; dell’occupazione diretta e, più in generale, di una crescita di opportunità lavorative che andrebbe a coinvolgere anche l’indotto. Gli strumenti per attuare questi obiettivi non possono che essere quelli di un patto forte tra governo, forze politiche, istituzioni, enti territoriali e imprese, da concretizzarsi attraverso la costituzione di un ristretto gruppo di lavoro finalizzato a trovare, definitivamente, un’ampia condivisione su soluzioni efficaci e giuridicamente forti con le quali proporsi, con autorevolezza e senza sudditanze, al confronto con la Comunità europea. Nel corso degli incontri è stata posta particolare attenzione anche ai temi e alle problematiche recentemente insorte riguardanti la fiscalità, sia nazionale che locale (Iva, Tari, Imu, Tasi, ecc.), che già oggi stanno compromettendo gli equilibri economici delle 30.000 imprese balneari italiane».

A margine del colloquio del Pd, il responsabile Filippo Taddei ha sottolineato che «l’incontro è stato proficuo per individuare soluzioni per gli investimenti e per la creazione di occupazione. Abbiamo ascoltato le richieste provenienti da un settore estremamente importante per il turismo italiano, condividendo la necessità di costruire un quadro normativo di riferimento certo, rendendo il comparto in grado di competere al meglio, e valorizzando le attuali energie imprenditoriali che hanno saputo costruire una eccellenza turistica nazionale da difendere».

Secondo quanto riportato dal comunicato diffuso dall'ufficio stampa del Pd, il partito di Renzi intende affrontare il percorso di riforma del demanio marittimo rispettando tre principi: «1) Dare certezze normative alle imprese balneari, individuando le possibili soluzioni attraverso un confronto costante con le organizzazioni degli imprenditori, affinché le aziende possano fare investimenti creando nuovi posti di lavoro; 2) Pieno riconoscimento normativo del valore commerciale dell'impresa; 3) Riordino dei canoni demaniali delle concessioni a uso turistico-ricreativo. Il Partito Democratico chiede un confronto con le altre forze della maggioranza per concludere positivamente il percorso politico riavviato nell'incontro di oggi e la riconvocazione del tavolo tecnico istituito dal Ministero dell'economia e delle finanze».

Per quanto riguarda l'Ncd, Sergio Pizzolante ha presentato alle associazioni balneari una proposta di legge già depositata alla Camera, che in parte riprende la proposta di sdemanializzazione già avanzata dal sottosegretario all'economia Pier Paolo Baretta (Pd), ma sostituendo la vendita del manufatto con un diritto di superficie non meglio precisato in termini temporali. La proposta, ha spiegato Pizzolante, «prevede infatti il passaggio dal demanio al patrimonio dello Stato delle sole aree dove insistono i manufatti e le proprietà immobiliari degli stabilimenti balneari, con l'obiettivo di assegnarle con diritto di superficie con opzione per i concessionari attuali. La restante parte delle concessioni (arenili e ombreggi) rimarrebbe al demanio pubblico, soggetto alla concorrenza sulla base di un piano dei servizi che contempli criteri capaci di garantire l'unicità della gestione».

«La mia proposta di legge - afferma Pizzolante - vuole risolvere l'annosa questione delle concessioni demaniali delle spiagge e permette di salvaguardare oltre 30.000 aziende. Allo stesso tempo garantisce un nuovo gettito per lo Stato con cui creare un Fondo di Garanzia per gli investimenti nel turismo. L'obiettivo è tutelare quelle imprese italiane che hanno fatto investimenti sulla base di una legge dello Stato che fino al 2009 garantiva il rinnovo automatico delle concessioni. Siamo d'accordo con il criterio di concorrenza, purché si riconosca alle imprese già esistenti un diritto di opzione per gli investimenti fatti e i valori d'impresa creati. Difendere un'impresa che ha investito è un principio liberale».

Entrambe le proposte sono ancora molto generiche, senza che si conoscano i dettagli normativi che farebbero la differenza, e senza alcun punto preciso che faccia convincere gli imprenditori balneari della reale tangibilità della riforma. Continua a preoccupare, ad esempio, il "riconoscimento del valore d'impresa" dietro cui spesso si sono nascoste le famigerate "aste con i paletti" rifiutate con forza dagli imprenditori di spiaggia. In tutti e due i casi, si tratta comunque di punti di partenza da cui ricominciare a trattare.

Sembra che la vicinanza delle elezioni europee abbia fatto risvegliare l'attenzione della politica nei confronti dei problemi delle imprese balneari, riconoscendo la necessità di ciò che la categoria chiede da svariati anni: un tavolo di lavoro con le forze di governo che porti a una soluzione valida per la salvezza di tutte le imprese balneari italiane, e che allo stesso tempo tenga conto delle specificità locali che alcune proposte (come quella della sdemanializzazione) non erano in grado di considerare. Il punto focale, però, rimane sempre lo stesso: serve che il governo si rechi in Europa per valutare la fattibilità delle varie proposte in relazione alla famigerata direttiva europea Bolkestein, che ha fatto svanire in un colpo solo tutte le certezze normative che un tempo garantivano l'attività degli imprenditori balneari. Ma il volo per Bruxelles non lo ha preso ancora nessuno.

Inserito da: Mondo Balneare
Articolo pubblicato il:13/03/2014
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