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Spagna, estese le aree costiere destinate alle imprese balneari

Il nuovo regolamento della Ley De Costas aumenta di 80 metri la fascia dedicata ai servizi di ombreggio: l'ennesimo esempio di come il governo spagnolo tuteli le imprese balneari, l'ambiente e il turismo.

Autore: Mondo Balneare

articolo pubblicato il 03/03/2014

mondo balneare

di Alex Giuzio

Il governo spagnolo ha recentemente introdotto alcune importanti modifiche alla Ley De Costas, che continuano a favorire gli stabilimenti balneari e i chiringuitos, permettendo di estendere le aree destinate all'ombreggio e ai servizi per i clienti.

Il nuovo regolamento consente infatti di allungare di 80 metri (in precedenza erano 20) la zona di costa a «gestione privata», cioè quella dedicata ai servizi di ombreggio e di ricreazione, permettendo l'installazione di «attrezzature non permanenti» e limitando il diritto di proprietà privata da parte del titolare della concessione, ma lasciandogli comunque in mano la gestione di un tratto più grande. La modifica riguarda ben 126.517 aziende insistenti su questa fascia di costa spagnola, ed è stata richiesta a gran voce da più di 100 amministrazioni comunali di tutta la Spagna.

Si tratta, insomma, di un buon compromesso tra gli interessi degli imprenditori spagnoli, dell'ambiente costiero e dell'economia turistica. Il nuovo regolamento è infatti molto chiaro nel definire i limiti di edificazione nel rispetto dell'ambiente e della natura pubblica della costa. Inoltre, con la Ley De Costas rimane sempre di «dominio pubblico» un'altra fascia di costa - quella di spiaggia più vicina al mare - dove insistono altre 13.794 imprese (in prevalenza chiringuitos), e dove in questo caso l'utilizzo della spiaggia deve essere «libero, pubblico e gratuito per l'utilizzo comune e nel rispetto dell'ambiente naturale».

Le modifiche sono state ben illustrate dal sito del quotidiano El País, che ha pubblicato un grafico schematico ed esauriente (vedi qui o clicca sull'immagine qui sotto).

Va detto che non si tratta di una situazione del tutto identica a quella italiana: la Ley De Costas riguarda infatti anche le abitazioni in riva al mare, tra cui numerosi "ecomostri", e per questo è stata criticata dalle associazioni ambientaliste e dai partiti di opposizione. Ma, in ogni caso, il nuovo regolamento spagnolo è un esempio di come il governo di Rajoy stia lavorando per le attuali imprese balneari, al contrario di quanto viene fatto in Italia, dove vige da anni un immobilismo normativo che ha portato a una situazione di stallo degli investimenti.

La Ley De Costas ha già salvato le imprese balneari spagnole dalla direttiva europea Bolkestein, che minacciava le evidenze pubbliche delle concessioni demaniali marittime, prolungandole di 75 anni (vedi notizia del 12 ottobre 2012). La soluzione è stata presa immediatamente presa come esempio dai sindacati balneari italiani, che da anni lottano per ottenere un'analoga salvezza, sottolineando come in Spagna l'economia turistico-balneare sia stata tutelata con più celerità e interesse (vedi notizia del 3 aprile 2013). E questa è l'ennesima dimostrazione, che potrebbe servire a risollevare il problema davanti al parlamento italiano.

Inserito da: Mondo Balneare
Articolo pubblicato il:03/03/2014
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