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Spiagge, da Rimini arrivano i primi no sulla proposta Baretta

L'apparato romagnolo del Pd, da Melucci a Gnassi, è sconcertato per la proposta del governo Letta

Autore: Alex Giuzio

articolo pubblicato il 28/09/2013

mondo balneare

In provincia di Rimini non è la prima volta che nascono contrasti sulla regolamentazione del demanio marittimo, e anche in seguito alla recente proposta del governo Letta di sdemanializzare le spiagge, presentata dal sottosegretario all'economia Pier Paolo Baretta (vedi notizia precedente), l'apparato romagnolo del Pd ha alzato un coro di no.

Tra i primi a insorgere c'è il presidente della Provincia di Rimini Stefano Vitali, che dal suo profilo Facebook ha parlato di un progetto «che non ha un verso. E non ce l’ha per diversi motivi. Innanzitutto giuridici: un siffatto, maldestro ‘saldo di fine stagione’ non evita infatti le aste. E poi anche di principio: le spiagge devono restare pubbliche. C’è anche comunque una ragione economica: privatizzare la spiaggia non stimolerebbe più alcun investimento».

Analogo è il commento di Maurizio Melucci (nella foto), assessore al turismo della Regione Emilia-Romagna: «La spiaggia non si vende. È assolutamente senza senso prendere in considerazione un’ipotesi simile. Per quanto riguarda l'aspetto giuridico, è bene ricordare che la proposta dell’esecutivo non è minimamente percorribile: le aste non si possono evitare e se si andasse avanti in questa direzione sarebbero proprio i bagnini a pagarne il prezzo. Qualunque giudice infati impugnerebbe una procedura di questo tipo. Sul versante econmico, invece, è evidente che la privatizzazione equivarrebbe a una pietra tombale sugli investimenti».

L'assessore al demanio del comune di Rimini, Roberto Biagini, pone poi l'accento su un'altra questione: «Questa folle proposta scatenerebbe meccanismi politico-sociali devastanti di difficile gestione per gli enti locali territoriali e non solo per le proposte in tema di innovazione e investimenti. Per non parlare poi delle ripercussioni nell’ambito delle categorie economiche che rappresentano imprese diversi dai bagnini e dai chioschisti».

Per finire, questi i dubbi del sindaco di Rimini Andrea Gnassi: «Siamo tornati alla cartolarizzazione pensata dall’ex ministro Tremonti, che voleva vendere la spiaggia, i monti e pure il Colosseo? Qui è stata smarrita la bussola. Si tratta di una proposta che giuridicamente non tiene: l’assegnazione di un bene pubblico senza un bando innescherebbe inevitabilmente dei contenziosi. E chi cavalca una simile ipotesi genera solo aspettative e confusione. La soluzione va perseguita in ben altro modo: in primo luogo è necessario trattare con l’Unione europea affinchè venga riconosciuta la tipicità dell’offerta balneare italiana. Eventuali aste avvantaggiano solo i grandi gruppi internazionali. In seconda battuta, occorre costruire un percorso con gli enti locali per creare meccanismi che riconoscano la professionalità dei bagnini e garantiscano premi di fronte all’assegnazione della spiaggia tramite evidenza pubblica. Le leve sulle quali puntare sono innovazione, sostenibilità ambientale, progetti integrati con la città. Tutto il resto è tecnicamente impossibile».

Per tutti questi aspetti, la parlamentare riminese del Pd Emma Petitti suggerisce un'altra strada per risolvere il problema delle concessioni demaniali marittime: «Ciò che deve fare l’esecutivo è riaprire a livello comunitario la discussione sulla direttiva Bolkestein per sostenere la specifica qualità di questo settore in Italia. Solo così si potranno trovare soluzioni che non contrastino con il dettato comunitario e che certo siano nello stesso tempo in grado di dare certezza agli operatori, premiando e incentivando la capacità di investimento e la qualità dei servizi. In questo quadro va data anche soluzione al grande problema di coloro che anche nel riminese hanno avuto aumenti dei canoni pertinenziali del 1.500-2.000% con arretrati insostenibili».

Inserito da: Alex Giuzio
Articolo pubblicato il:28/09/2013
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