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Arriva una nuova direttiva Ue sulla tutela delle coste

La Commissione europea ha preparato una bozza di direttiva per favorire la crescita blu promuovendo la gestione sostenibile delle zone costiere e marine in maniera integrata a livello comunitario

articolo pubblicato il 15/03/2013

mondo balneare

La Commissione europea ha presentato due giorni fa una proposta di direttiva che intende pianificare, a livello comunitario, le attività marittime e la gestione integrata delle zone costiere, anche ai fini di tutela dai problemi ambientali come ad esempio l'erosione. La proposta sarà esaminata dal Consiglio dell'Unione europea e dal Parlamento europeo.

L'obiettivo della direttiva, che attualmente è solo una generica bozza, sarebbe quello di garantire lo sviluppo sostenibile delle attività marittime e costiere e dell'utilizzo responsabile delle risorse offerte dai litorali.

Spiega Maria Damanaki, commissario europeo per gli affari marittimi e la pesca: «La proposta intende inaugurare una nuova fase della politica marittima integrata dell'Unione europea, nonché offrire un nuovo strumento per la nostra strategia a favore della crescita blu. Nel promuovere lo sviluppo sostenibile e gli investimenti a favore delle attività marittime, la direttiva contribuirà a concretizzare le potenzialità dell'economia blu dell'Europa per la crescita e l'occupazione».

Janez Potočnik, commissario europeo responsabile per l'ambiente, aggiunge: «Oltre a offrire un ambiente più sano e migliori condizioni di vita ai duecento milioni di cittadini comunitari che vivono nelle regioni costiere, la nuova direttiva contribuirà a preservare i nostri litorali ed ecosistemi per le loro caratteristiche uniche».

L'intento di realizzare questa nuova direttiva deriva dal mancato coordinamento comunitario che finora ha caratterizzato le attività umane lungo le zone costiere e marine. La produzione di energia eolica offshore, la posa di cavi e condutture sottomarini, i trasporti marittimi, le misure antierosione, la pesca e l'acquacoltura - solo per citare alcuni esempi - sono finora state regolamentate solo dai singoli Stati membri, quando non da singole amministrazioni regionali, intensificando la competizione e sottoponendo a pressioni eccessive le preziose risorse naturali nell'ambito di una gestione troppo frammentata.

Secondo la bozza della nuova direttiva, invece, gli Stati membri dovranno innanzitutto elaborare una mappatura delle attività sopra citate mediante piani di gestione dello spazio marittimo, e successivamente identificare, in base al confronto su scala comunitaria, un modello unitario e più efficace di sfruttamento dei mari al fine di sviluppare strategie integrate di gestione delle zone costiere.

Per conformarsi ai requisiti minimi proposti dalla futura direttiva, gli Stati membri dovranno garantire una pianificazione dello spazio marittimo e una gestione delle zone costiere in grado di promuovere una crescita sostenibile, favorendo nel contempo la partecipazione dei soggetti interessati e la cooperazione con gli Stati confinanti.

L’applicazione coerente della pianificazione dello spazio marittimo e della gestione integrata delle zone costiere consentirà di migliorare il coordinamento tra attività terrestri e marittime. Ciò si rivelerà vantaggioso in diversi settori, ad esempio per la connessione tra impianti eolici in mare e reti energetiche a terra o per interventi infrastrutturali destinati a proteggere i litorali dall’erosione e dai cambiamenti climatici, che interessano anche le attività nelle acque costiere.

Il ricorso a un unico strumento per bilanciare tutti gli interessi contribuirà inoltre a rafforzare la certezza per gli investitori e a ridurre gli oneri amministrativi per gli operatori e le amministrazioni nazionali, preservando nel contempo i servizi ecosistemici.

Attualmente in alcuni paesi può essere necessario rivolgersi addirittura a otto enti diversi per ottenere le necessarie autorizzazioni per un impianto di acquacoltura. Il principio dello sportello unico proposto nella direttiva consentirà di semplificare notevolmente le procedure amministrative, con evidenti risparmi di tempo e denaro. Dalla maggiore certezza per le imprese e dai minori oneri amministrativi potrebbe derivare un risparmio di addirittura 1,6 miliardi di euro a livello di Unione europea, in particolare per le piccole e medie imprese. Secondo alcuni studi, ad esempio, l'accelerazione degli investimenti a favore di parchi eolici e attività di acquacoltura consentirebbe di generare, da qui al 2020, tra 60 e 600 milioni di euro per un'accelerazione rispettivamente di uno o tre anni.

Come indicato dalla Commissione nella comunicazione "Crescita blu. Opportunità per una crescita sostenibile dei settori marino e marittimo" (leggila qui), la proposta presentata mercoledì costituisce un elemento essenziale di questa ambizione di sviluppare un'economia blu in Europa. La pianificazione dello spazio marittimo è un processo globale e trasparente basato sulla partecipazione dei soggetti interessati, inteso a valutare e a pianificare dove e quando è opportuno che le attività umane si svolgano in mare. Si tratta di identificare le modalità più efficienti e sostenibili per lo sfruttamento attuale e futuro dello spazio marittimo.

Le comunicazioni "Tabella di marcia per la pianificazione dello spazio marittimo: definizione di principi comuni nell'Ue" e "Pianificazione dello spazio marittimo nell'Ue: risultati ed evoluzione futura", pubblicate dalla Commissione rispettivamente nel 2008 e 2010, hanno aperto la strada alla presente proposta, che mira a garantire che nella protezione delle risorse naturali si tenga conto, in una fase precoce, dell’impatto delle attività economiche e dei rischi correlati ai cambiamenti climatici e alle calamità naturali, rispetto ai quali le regioni costiere sono estremamente vulnerabili.

Tale approccio si rivelerà economicamente vantaggioso, poiché le risorse naturali costituiscono una base essenziale per attività come la pesca e l'acquacoltura, che non possono prescindere da mari puliti.

Questi nuovi strumenti contribuiranno inoltre a migliorare l’attuazione della normativa Ue in materia ambientale, come la direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino e la direttiva Habitat.

La gestione integrata delle zone costiere è uno strumento che consente di coordinare tutti i processi di elaborazione delle politiche che interessano le zone costiere, trattando le interazioni terra-mare in modo coordinato, al fine di garantirne lo sviluppo sostenibile. Essa fa sì che sia possibile adottare in modo coerente le decisioni in materia di gestione o di sviluppo nell’insieme dei settori interessati.

(fonte: comunicato stampa Commissione europea)

Inserito da: Mondo Balneare
15/03/2013

 
 
 
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